Si torna a parlare, di tanto in tanto, di ‘probabili stragi di stato‘ a proposito degli anni 1992 – 93 per tornare a negarlo, oppure per accusarne personaggi come il ‘tartassato’ Berlusconi. E’ già il colmo, perché del Berlusca al governo non se ne parlava ancora… Fra l’altro si parla di stragi del ’93. Forse perché suona meglio o per altro?
Dovrebbe essere ovvio che Berlusconi, che faceva parte dell’entourage di Craxi e con Bettino ‘se la passava da Dio’ fosse l’ultimo a poter trarre vantaggio dalla ‘tombatura’ del premier ‘neo socialista’ che fu il primo in ordine d’importanza a subire l’epurazione da parte di uno dei ‘fenomeni’ italiani di quel tempo: mani pulite. Moralizzare occorreva! Togliere, all’uopo, di mezzo una parte della politica nazionale.E da chi iniziare se non dal più papabile capo del governo, reo anche di un peccato originale rispetto al quale ‘mangiare una mela’ era roba da ragazzini: Craxi aveva azzardato spiegare che per il socialismo l’ideologia marxista altro non era che una soma!
Ma qualcosa si pensò, subito a caldo, proprio allora a Palermo, sede delle due stragi più famose, perché la prima, che coinvolse Falcone fu poi doppiata dall’attentato a Borsellino. Si disse subito che, di fronte a “tanta artiglieria”, qualcuno lassù avesse dato quanto meno il “fate pure!” Più, dissero altri, venne fornita anche una ‘consulenza tecnica’, oltre che una ‘copertura’ a livello stradale! Partì subito, dunque, l’epopea dell’attentatone con ciò che seguì: difficile dire non vi sia un legame fra i ‘due fatti di Palermo,, come quando Etna e Stromboli si rivoltano a pochi giorni l’uno dall’altro… Eppure lo dicono là dove tutto sanno… Una volta è la scienza, una volta sono le indagini, una volta la politica…
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Ma che cosa si pensa e si fa in occasioni analoghe grandi e piccole?
Scherzavano sereni fra loro Falcone e Borsellino assieme al collega Caponnetto. Amici fra loro, erano due uomini eccezionali, da primo gradino della scala di Sciascia… Tutti da Palermo, qualcuno lo dica, dai mandamenti della ‘Città murata’, i magistrati ‘pericolosi’ che …qualcuno “lassù” non amava. Ed anche i colpevoli, finiti in prigione. erano tutti siciliani? Non sembra, vero?
Anche Caponnetto è un magistrato coraggioso. Forse Di Matteo…
Quando si indaga su un delitto – e questo fu un mega delitto orchestrato da un’unica …intelligenza – occorre focalizzare chi vi abbia interesse – il fatidico movente – ed è probabile che vi aveva interesse chi poi se ne giovò. Se esaminiamo i fatti, col senno del poi, è più facile e può darsi che la verità non sia così arcana come la si descrive: sono stati impiegati fiumi d’inchiostro per cesellare il racconto di ‘mille particolari’. Un modo per trascurare la visione generale del problema che – invece – è di certo la più importante…. Ci si perde, infatti, nei meandri di frasi contraddittorie, spesso inutilmente ammiccanti, in pagine e pagine di scritti: articoli di giornale, letteratura…
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Vediamo, dunque, che cosa avvenne poco prima e poco dopo i due ‘attentatoni’ che furono il ‘grosso bubbone’ dell’intera storia…. Che cosa stava succedendo negli anni 1992 -1993? Niente di banale, infatti… Fu il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, iniziato e accompagnato da Tangentopoli che fu, certamente, anche una evidente caccia alle streghe… Ma non precipitiamo: la ‘strage’ – che dico, l’attentatone – ma sì che mattacchioni… – avvenne alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica.
Raccontiamo: a Cossiga, dimessosi, chi sa perché, con un mese (ma che significa?) di anticipo sulla fine del mandato – lui, tutto Forlani, Craxi, Martelli – doveva succedere il nuovo Capo dello Stato. Uno ‘stato’ ormai decisamente ‘statalista’, intendiamoci, per vocazione, convinzione e propensione…
Ebbene, se fosse ‘salito’ Forlani, come voluto da molti (da Craxi, dall’allora imprenditore Berlusconi, craxiano di ferro) il governo sarebbe stato affidato a Bettino Craxi. Tutti lo sapevano allora, tutti dovrebbero ricordarlo…
Era in piedi – tuttavia – la mala Italia di Andreotti, in cui era stato ucciso dalla mafia il grande (per Palermo) Salvo Lima, andreottiano doc, tutto all’americana (lui “mafioso” morto per mano mafiosa), di cui in Sicilia si diceva: “non si muove foglia che lui non voglia”. Ma esiste la mafia o esistono …le mafie? Esiste la massoneria o si divide in massonerie? Non è, forse, la salvezza del mondo che si vadano spesso in c. fra loro?
Ma, a quel punto, non soltanto Andreotti era stato fiaccato. Era un intero establishment ‘sotto tiro’! Se agli andreottiani ‘ci aveva pensato’ la stessa mafia, attorno a Craxi ronzava l’eco dei primi avvisi di garanzia, già piombati su qualche suo collaboratore. Lui che contava su Martelli all’antimafia con la benedizione di Forlani. E Martelli aveva fatto propria, assieme a Falcone, la ‘pesante’ battuta di Sciascia sui “professionisti dell’antimafia”…
Bene, forse adesso si vede più chiaro come stessero andando le cose ai tempi, anzi alla vigilia, delle stragi del 92 – 93… Bisognava dare una bella stretta all’Italia da parte di inopinati “innovatori” che si presentavano, ben organizzati e poco visibili, sulla scena pubblica, ma meno pubblica possibile: per esempio abolire il proporzionale e fare un bel passo indietro sul terreno della democrazia. Cosa che poi, come ben sappiamo, si fece, aprendo una querelle sul metodo elettorale, ancora aperta come una ferita in suppurazione.
Mentre i socialisti, cui apertamente era agganciato lo stesso Berlusconi, comandavano “troppo”, c’era ‘qualcun altro’ per cui occorreva scompaginare quei piani. Non doveva andare così… Sarebbe stato troppo facile per l’Italia e gli Italiani… E il bandolo della matassa?
Tangentopoli colpì, allora, soprattutto il Psi, chirurgicamente: l’omicidio Lima aveva toccato Andreotti ed ecco che anche le elezioni – dopo la diffamazione conseguente all’andazzo di tangentopoli – ridimensionarono puntualmente la …maggioranza uscente.
Iniziano – dunque – gli scrutini a Camere riunite, secondo la tabella di marcia, per eleggere il nuovo Capo dello Stato, il presidente… Ma si susseguono uno dopo l’altro senza arrivare a un risultato concreto.
Il 23 maggio si tiene il quindicesimo scrutinio, a prendere più voti (235) è Giovanni Conso, già presidente della Corte Costituzionale (e futuro ministro della Giustizia del governo Amato). Troppo tecnico, troppo competente, troppo apolitico…
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Ma ecco, invece, che in poche ore l’Italia cambia.
Quella mezza tonnellata di tritolo che ammazza Giovanni Falcone risulta ovviamente decisiva per terremotare il mondo politico nazionale ben più di quanto i materiali attentatori si sarebbero aspettati. E a loro stessi, i mafiosi contadini di Corleone e Palermo, l’arma usata si ritorce contro inopinatamente: sarà presto ‘il Berlusca’ ad irrigidire la cosa più temuta, la 141 bis, detenzione di rigore per colpevoli di mafia.
Ma quale mafia? Quella che spara. E quella che non spara? Che ci sia ciascun lo sa dove sia nessun lo dice… Ah, già, i politici. Ma non solo quelli, stiamone certi!
Giovanni Falcone – sia chiaro – era stato sostenuto da Craxi, mentre – invece – sorgevano delle accuse ‘dirette e neppure celate’ contro il pool antimafia cui si era unito anche Leoluca Orlando… Stanco di tanti scontri e dissidi, il magistrato palermitano accettò l’incarico a Roma e andò (promoveatur ut amoveatur), si dice ‘a denti stretti’, per dirigere la sezione affari penali del ministero della Giustizia, retto comunque, come ricordato, dal delfino di Craxi, Claudio Martelli. In realtà a Giovani Falcone furono tolte di mano le indagini incorso!
La morte del magistrato, culmine abnorme di ‘una storia fitusa’, si ripercosse inevitabilmente contro alcuni dei suoi detrattori. Ma non fu sufficiente (c’è chi attraversa il fuoco senza bruciarsi) e lo si vede in Italia prima, durante e dopo, quei terribili fatti…
Il giorno successivo alla strage di Capaci viene eletto il presidente della Repubblica: ebbene, è Oscar Luigi Scalfaro che, pochi giorni prima, vedi caso, era salito su un bel trampolino, diventando presidente della Camera, terza carica dello Stato, a portata della prima… La maggioranza è schiacciante: 672 voti (ne bastavano 508). Solo la Lega non si unisce al coro di consensi e vota il suo candidato di bandiera, Gianfranco Miglio.
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L. Scalfaro – scomparso nel gennaio 2012 – era un politico di lunghissimo corso, considerato una figura politica integerrima. Tirato fuori, però, da un non del tutto inusitato “cappello a cilindro”. La sua intransigenza era proverbiale (una volta invitò con veemenza a ricoprirsi una signora che in un ristorante romano si era tolta un bolerino rimanendo a spalle scoperte). Sarà poi criticato dal punto di vista politico, odioso a molti, ma sulla sua personale onestà – a dire il vero – non ci saranno mai ombre. Ma anche questo doveva far parte del ‘gioco’.
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Chi sarà il nuovo presidente del Consiglio? Ci si chiedeva. Craxi si era aspettato a lungo di essere il prescelto …Scalfaro – invece – ‘sceglie’ un ‘politico giornalista’ fino ad allora di incerte idee, che spunta ‘quasi’ come un fungo: Giuliano Amato. Bellissimo, benissimo, ‘tutto per bene’: il leader socialista Craxi al momento non era ancora indagato, ma, dopo l’arresto di Silvano Larini (Faccendiere del Partito Socialista Italiano e uomo di fiducia di Bettino Craxi) si capisce che gli inquirenti lo accerchiano già: Scalfaro è presidente, Amato premier (gli succederà Carlo Azeglio Ciampi), Forlani esce di scena, Craxi sta per uscire e Andreotti viene definitivamente messo all’angolo.

C’è, dentro, tutta ‘l’Italia del giorno prima’: Quel 23 maggio 1992 il tritolo non aveva fatto saltare soltanto un magistrato, sua moglie e la scorta… Falcone non era morto perché temuto da Riina e Provenzano, né per quei stessi motivi, morì, da lì a poco, Paolo Borsellino.
Non era Craxi, né il suo delfino Martelli, ministro della giustizia, che i due eroici magistrati – oggi ‘santificati’ come eroi della Patria – avrebbero indagato!
A chi è giovato, dunque, il tutto? Quale la conclusione a valle del …cui prodest? Se fu una strage di stato, chi sarà mai stato? Accusare Berlusconi e Dell’Utri? E’ come accusare i cristiani dell’incendio di Roma…
Scaramacai
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Note
Gaspare Spatuzza: oggi a Palermo le chiamano “verità alla Spatuzza”. I pentiti dicono i prevalenza ciò che ritengono possa più giovargli.
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A buona memoria ecco che cosa avvenne quando e dopo giunse in scena Silvio Berlusconi, il capo del governo che l’Italia repubblicana abbia avuto più a lungo. Già, perché le prime ‘elezioni secche’, quelle col maggioritario, quelle col ‘premio’, quelle meno democratiche, contrariamente alle certezze dalla ‘sinistra’ – che le aveva volute – videro il trionfo del Cavaliere. Tanta gente, evidentemente, ‘aveva capito’.
Era stata appena modificata – nell’ambito di tutte quelle ‘grandi manovre’ – la legge elettorale dai governi di centro sinistra per rafforzare con il sistema maggioritario i poteri del governo: erano certi di vincere le successive elezioni… Parteciparono a grandi incontri internazionali – ricordiamo Parigi e Venezia – convinti di poter prendere impegni ed accettare promesse per molti anni a venire. Il voto e il relativo sistema da loro coniato premiò, invece, per ironia della sorte, tal Silvio Berlusconi, miliardario, secondo contribuente d’Italia se non primo, dottore in giurisprudenza ‘e non solo’, nato a Milano, ma con cuore da napoletano. Era lui il vero italiano che gli italiani avevano votato. Nonostante i tanti detrattori che affollavano i media e le strade…
Ma non mancano neanche in America per D. Trump, accusato, ‘udite – udite’, di “alto tradimento”, per voler …vendere – si dice in sostanza – l’America alla Russia: chi sa che cosa gli avrebbe dato in permuta il suo amico Putin…
Oppure è vero che Trump ha la lungimiranza di capire che è meglio intessere la pace con la Russia? Magari, anche, in funzione anti Cina.
Ma questa – l’agognata pace fra i due colossi tradizionali della guerra fredda – ai banchieri di Wall Street e ai fabbricanti di armi – ben collegati al di qua e al di là dell’Oceano – non piace. Chi sa mai perché?
Ma teniamo conto che l’Italietta dei politici fa poco, anzi nulla, senza i placet che vengono da dove ‘maggiore c’è’: privi di coraggio e di fantasia, certi personaggi che conosciamo aspettano puntualmente anche l’imboccata dall’estero. Specie da quelle forze che in Usa non amano certamente Donald Trump! C’è ancora chi non lo capisce, e non intuisce quali e chi siano i veri nemici dei Trump e dei Berlusca?
I veri cialtroni, in definitiva, sono proprio quelli che danno pubblicamente e con tanta facilità dei cialtroni agli altri, fruendo di un appoggio mediatico che, non a caso, è quasi interamente concorde. Monocorde. Ma questa è un’altra storia. O, forse, no?
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La distruzione delle due telefonate Napolitano – Mancino è stato, poi, l’episodio più eclatante a valle di tutto. E’ il più triste e grave evento della storia repubblicana italiana. Essa conteneva ovviamente – e tutti lo sanno – la verità di cui sopra parliamo o qualcosa di molto, molto vicino ad essa: Giorgio Napolitano deve essere ancora impaurito – ma fu a lungo terrorizzato – per il contenuto di quelle sue telefonate della vergogna con l’imputato ‘Mancino Nicola’, già ministro della Repubblica, delle quali pretese e ottenne la distruzione. Le norme sul segreto, relative alle massime cariche dello Stato, cadono quando casualmente si viene ad avere un indizio di reato! (D.)
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Per capire che cosa fosse rimasto ‘in piedi’ alla morte di Paolo Borsellino, basta rileggere le ultime parole di Rita Atria prima del suicidio riportate nel primo film di Marco Amenta sulla morte della ragazza di Partanna (TP) che voleva uscire dal vortice mafioso in cui era la sua famiglia. Queste parole sono considerato come il suo sintetico testamento spirituale: “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma anch’io senza di te sono morta”.
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Non vi fu trattativa stato-mafia? E, seppur ci fu, gli artefici furono Berlusconi e il suo ‘cervello in prestito’ Dell’Utri? E perché mai? Che interesse avrebbero avuto? Avevano quello contrario! Non vi fu collusione? Questa sarebbe la più recente ‘verità’ sui fatti d’allora? Tutta opera di Riina e Provenzano, dunque? Ma ci facciano il piacere! Non ci abbiamo creduto, del resto, da veri siciliani, neanche per un minuto! (D.)






