Il vaccino a servizio dell’uomo o l’uomo a servizio del vaccino?

Fin dall’inizio del diffondersi del cosiddetto “Covid19” abbiamo notato tante strane decisioni a livello politico – diciamo – a senso unico.

Nei primi mesi del 2020 si cominciò a parlare della nuova malattia, della sua provenienza (la Cina), della sua pericolosità …

Di conseguenza, bisognava attrezzarsi, non solo a livello di singole nazioni, ma del mondo intero, per fronteggiarla, limitare i contagi, possibilmente salvare anche l’economia, che non è cosa da poco se si considera che, alla fine, per affrontare qualsiasi cosa serve il denaro.

Le dichiarazioni d’intenti sembravano condivisibili, in ogni caso, all’altezza della situazione.

Chiudiamo le scuole, chiudiamo pure le fabbriche, i negozi, tutto quanto non è indispensabile alla sopravvivenza.

Deliberiamo aiuti, i ristori, per le categorie penalizzate e via discorrendo.

Senza volerci dilungare, sembrava che i rappresentanti politici avessero predisposto un piano completo e ben articolato.

Se non che, fin dall’inizio apparvero le incongruenze: i medici e gli infermieri lavoravano negli ospedali sprovvisti di mezzi di protezione (come camici, mascherine, visiere, ecc.) per lungo tempo (domanda: non si sarebbero potuti acquistare immediatamente alle prime notizie del nascere dell’epidemia?).

E i malati? Erano sufficienti, per ospitarli, numericamente e qualitativamente, gli ospedali italiani? Certamente no, perché tutti sanno che – anche grazie ai tagli alla sanità degli ultimi anni – di carenze ce n’erano già parecchie. E allora che decisione prende il governo, con Speranza (nel senso di ministro e non di fiducioso auspicio) in testa? Quella di chiudere interi reparti destinati alla cura di varie patologie per far posto esclusivamente ai malati di Covid.

Erano, forse per magia, spariti tutti questi malati oppure si decideva di lasciarli al loro destino?

Si riteneva che fosse impossibile trovare una soluzione alternativa?

Questo è quello che si fatto credere. Ma sarebbe bastato far montare all’esercito ospedali da campo attrezzati di tutto punto, come si è fatto in altri paesi, oppure individuare aree libere o dismesse e dotarle del necessario per ottenere lo stesso scopo. Ci sarebbero voluti dei soldi? Certo, ma non troppi, forse si sarebbe addirittura risparmiato. Tutti questi morti, oltre al dolore provocato alle famiglie, non hanno avuto un costo economico notevole? Molti, però, pensavano: “tanto la maggior parte di loro erano anziani”, come se gli anziani non fossero utili, tante volte preziosi, per la società. Tra l’altro in quel drammatico momento persino la Ue lasciava libertà di spesa ai suoi membri.

In tal modo ci sarebbero stati molti meno morti, sia tra i malati di Covid sia tra gli altri.

Si è detto e ridetto fino alla noia che bisognava aspettare il vaccino salvifico e che, nell’attesa, non c’era niente da fare.

Ma, a contrastare questa affermazione ci sono stati tanti medici di base che hanno provato a curare i malati nelle loro abitazioni e ne hanno guarito tanti seguendo, però, terapie differenti da quelle imposte dal SSN, il cui protocollo parlava invece solo di paracetamolo e vigile attesa. E oggi, il ministro Speranza è accusato dalla magistratura proprio di questo grave errore commesso dalla sua amministrazione perché è incontrovertibile il dato accertato che solo le cure tempestive possono salvare i malati, soprattutto quelli che hanno già delle patologie di una certa serietà. Chi ha seguito le vicende di Trump, Berlusconi, Rudolf Giuliani e di altri personaggi noti, tutti contagiati dal virus e tutti rapidamente guariti, ha avuto modo di accorgersi che per questi malati illustri venivano adottate terapie speciali che non erano quelle per il volgo comune (vedi, ad esempio, anticorpi monoclonali, ma non soltanto).  

Per di più, proprio in questo momento di grave emergenza sanitaria, in base alle scelte geniali del ministro della Salute, la medicina del territorio non è stata migliorata e potenziata, anzi si è arrivati al punto di invitare i medici di base a non visitare i malati nelle loro abitazioni, perché non corressero il rischio di essere infettati anche loro.

Sarebbe come dire ai vigili del fuoco di non andare a spegnere gli incendi perché potrebbero correre dei rischi.

Si sa benissimo che il medico, come del resto l’infermiere, a contatto col malato, sia in ospedale sia in studio o altrove, corre sempre dei rischi e la soluzione al riguardo non è quella di abbandonare i malati al loro destino ma fornire, piuttosto, il personale sanitario di adeguate protezioni. Infatti, se si dovesse affermare il principio della salvaguardia esclusiva della vita del medico e non del malato allora sarebbe il caso di smantellate ospedali, studi medici e laboratori perché inutili.

Per terminare questo capitolo “emergenza Covid”, i malati, durante i primi mesi della pandemia avevano scarso accesso agli ospedali perché saturi, scarse cure in ospedale perché mancanti o non previste dai protocolli e, peggio ancora, al domicilio, con apparecchiature mediche inefficienti, personale non idoneo e farmaci inadatti. A questo riguardo ricordiamo lo scandalo scoppiato quando si è saputo che molti malati in ospedale morivano perché venivano intubati nel modo sbagliato. Del resto, proprio gli stessi medici e gli infermieri si sono lamentati delle tante carenze riscontrate nel loro ambiente di lavoro, ma non si può dire che siano stati ascoltati.

Andiamo alle scuole.

All’inizio grandi affermazioni d’intenti: allarghiamo le aule, riduciamo il numero degli alunni per classe, assumiamo i docenti,

e alla fine? Niente di tutto questo: dad, finestre aperte anche a gennaio, mascherine, tamponi…

Che bel businness per pochi, che fregatura per tanti.

Ma poi sono arrivati i vaccini salvifici. In tanti (si parla dell’80%, se non più) si sono vaccinati, ma la gente ha continuato a morire nelle proprie case senza ricevere cura alcuna, gli ospedali ad essere intasati e a non funzionare, come del resto scuole, uffici, aziende…

I responsabili? Subito trovati: “i non vaccinati”, criminali da eliminare con qualsiasi mezzo, da indicare al pubblico ludibrio, solo loro i capri espiatori di un sistema folle e inadeguato.

Che conclusione trarre da tutto ciò? Solo in pochi (autorizzati) hanno il diritto di parlare, a sbagliare sono solo i poveri diavoli, mentre proprietari di case farmaceutiche e sodali hanno sempre ragione.     

Una volta pensavamo che i vaccini fossero stati creati per il nostro bene, oggi ci siamo resi conto che è vero il contrario: il vaccino non è a servizio dell’uomo, ma l’uomo del vaccino.

 

 

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