Che figura per l’Europa! Adesso esiste meno che mai! A mettere ordine in Libia, ad insediare Al Serrai nell’intera ‘repubblica’ il cui territorio fu colonia italiana, è stato Erdogan , dietro il quale c’è risaputamente – a sorpresa – anche Putin… Ed anche l’America – ci dispiace per D. Trump – sta a guardare. Ma bisogna cominciare a tener conto che gli States e la politica atlantica usciranno ogni giorno più ‘sconfitti’ dal Mediterraneo che ha iniziato da qualche tempo a ‘far da solo’ con la copertura della Russia e con la Cina a far da terzo incomodo…

L’ottusa Francia, la ‘sorellastra’ latina dell’Italia è tra gli sconfitti. In pratica, dopo tante subdole manovre, resta con un ‘palmo di naso’. L’Italia, al momento, purtroppo, non è tra i vincitori. Ma è probabile che Putin non la includerà nelle nazioni meno favorite.
Il fatto recentissimo (di cui i Tg Rai non hanno ancora parlato)…
La guerra civile in Libia ha appena avuto un vincitore nel generale turco, Irfan Ozsert, che ha azzerato la campagna del feldmaresciallo Haftar per conquistare Tripoli.
“Ci metterò due giorni – aveva detto, un tempo, il ‘falco’ libico – a prendere la capitale”.
Oggi le sue milizie sono, invece, in fuga e hanno abbandonato tutto il territorio che avevano catturato in quattordici mesi di combattimenti e soltanto grazie all’appoggio di un club di sponsor internazionali molto attivi, come la Russia, gli Emirati e l’Egitto.
Paziente ma inesorabile è stata definita l’azione del generale turco in Libi. La domanda del giorno è dunque chi sia Irfan Ozsert, che ha azzerato l’apparato bellico e la campagna di Haftar.
Resta ‘demolita’ ogni teoria delle cancellerie occidentali. Quella in particolare che escludeva una soluzione militare alla crisi. La Francia sbalordita finisce tra gli sconfitti.
L’Europa (UE), ancora una volta, non esiste!
Germano Scargiali
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La cronaca
Le forze fedeli al premier libico Fayez al-Serraj non hanno perso tempo, annunciando la liberazione di “tutta la provincia di Tripoli” e posto fino a 14 mesi battaglia per il controllo della capitale. L’offensiva lanciata da Khalifa Haftar il 4 aprile 2019 si è conclusa in un disastro per il maresciallo e i suoi alleati. I suoi combattenti si sono prima ritirati dall’aeroporto internazionale, a una trentina di chilometri a Sud dal centro della capitale. Poi hanno continuato a ripiegare e hanno abbandonato le loro posizioni anche da Qasr bin Ghashir e Fam Molga, due delle loro roccaforti più importanti attorno alla metropoli. Le forze del maresciallo sono ora concentrate a Tarhuna, 80 chilometri dal centro. Per la popolazione civile è la fine di una lunga campagna che è costata quasi mille morti sotto i raid da entrambe le parti.
Per Haftar si tratta di un vero e proprio rovescio. Dopo essere arrivato a un passo dalla conquista della capitale, lo scorso novembre, adesso ha perso tutto quasi il territorio preso in oltre un anno. Decisivo è stato l’intervento della Turchia, che ha inviato droni, sistemi anti-aerei, blindati, tank M-60 e circa 10 mila ex ribelli siriani assoldati come mercenari.
Le forze di Haftar, che contavano soprattutto sui 1200 mercenari russi della compagnia russa Wagner, sono state surclassate in numero e anche in qualità. Mosca – fino ad ieri schierata contro la Turchia e dalla parte di Haftar – ha inviato a sorpresa 14 cacciabombardieri, posizionati nella base aerea di Al-Jufra, ma finora sono stati utilizzati soltanto un volta vicino ad Al-Gharyan e non hanno cambiato le sorti della battaglia.
Haftar è volato ieri al Cairo per incontrare il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi, il suo principale alleato assieme al principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed. Gli sviluppi tumultuosi al fronte hanno riaperto la partita diplomatica.
Il premier Al-Serraj è in Turchia per un incontro con il presidente Recep Tayyip Erdogan. Il vicepremier Ahmeg Maitig è andato invece ieri a Mosca. Ha discusso anche della sorte di due prigionieri russi nelle mani delle milizie filo-governative, Maxim Shagaley e il suo interprete.
Vladimir Putin ha posto come condizione il loro rilascio prima di rilanciare una mediazione in tandem con la Turchia, come quella di gennaio che poi ha portato alla conferenza di Berlino. Ma questa volta è Erdogan a essere in una posizione di forza.
Ovviamente,la situazione è molto fluida e ancora molto ‘calda’: bisognerà vedere quale sia la reazione degli Stati Uniti.








