A monte di tutta la storia dell’invasione russa in Ucraina c’è un accordo mai rispettato: nel 2014 al fine di fermare i combattimenti nelle repubbliche secessioniste Doneck e Lugansk, un comitato composto dai rappresentanti di queste due repubbliche, dal Presidente ucraino Porosenko, dall’OSCE e dalla Russia sottoscrissero un Accordo basato su 12 punti condivisi, poi esteso con altri 9:
- Assicurare un cessate il fuoco bilaterale immediato.
- Garantire il monitoraggio e la verifica del cessate il fuoco da parte dell’OSCE.
- Una decentralizzazione del potere, anche attraverso l’adozione di una legge ucraina su “accordi provvisori di governance locale in alcune zone delle oblast (regioni) di Doneck e Lugansk (“legge sullo status speciale”).
- Garantire il monitoraggio continuo della frontiera russo-ucraina e la loro verifica da parte dell’OSCE, attraverso la creazione di zone di sicurezza nelle regioni di frontiera tra l’Ucraina e la Russia.
- Rilascio immediato di tutti gli ostaggi e di tutte le persone detenute illegalmente.
- Una legge sulla prevenzione della persecuzione e la punizione delle persone che sono coinvolte negli eventi che hanno avuto luogo in alcune aree delle oblast (regioni) di Doneck e Lugansk, tranne nei casi di reati che siano considerati gravi.
- La continuazione del dialogo nazionale inclusivo.
- Adozione di misure per migliorare la situazione umanitaria nella regione del Donbass, in Ucraina orientale.
- Garantire lo svolgimento di elezioni locali anticipate, in conformità con la legge ucraina (concordato in questo protocollo) su “accordi provvisori di governo locale in alcune zone delle oblast (regioni) di Doneck e Lugansk” (“legge sullo statuto speciale”).
- Rimozione di gruppi illegali armati, attrezzature militari, così come combattenti e mercenari dal territorio dell’Ucraina sotto la supervisione dell’OSCE. Disarmo di tutti i gruppi illegali.
- Adozione dell’ordine del giorno per la ripresa economica e la ricostruzione della regione di Donbass, in Ucraina orientale.
- Garantire la sicurezza personale dei partecipanti ai negoziati.
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- Divieto di operazioni offensive (punto 3 del memorandum).
- Rimozione di tutte le armi di calibro superiore a 100 mm, 15 km dalla linea di contatto, da ogni parte del conflitto, per creare una zona smilitarizzata di 30 km; tale distanza era, inoltre aumentata per portare alcuni sistemi d’arma fuori della gittata massima rispetto alla linea di contatto (punto 4: inter alia obice D-30 a 16 km, sistemi lanciarazzi multiplo da 21 a 120 km, missili tattici a 120 km).
- Divieto di voli sopra la zona di sicurezza di aerei da combattimento e di UAV stranieri ad eccezione di quelli in uso alla Missione speciale di osservazione dell’OSCE in Ucraina (punto 7).
- Schieramento di una missione di osservazione OSCE (punto 8)
- Ritiro di tutte le formazioni armate straniere, veicoli da combattimento stranieri, milizie armate e mercenari stranieri dalla zona di conflitto (punto 9).
Purtroppo l’accordo non ha funzionato perché l’area è strategicamente importante per la NATO e economicamente per la Russia i cui gasdotti transitano per lo più in quel territorio. Quindi si è giunti ad un conflitto armato cui la Nato sta spingendo gli alleati a rifornire l’esercito ucraino di tutto il necessario per confrontarsi con i russi; in pratica stiamo assistendo (fortunatamente) anche se in modalità ridotta, proprio a ciò che i russi sospettavano, ovvero il confronto indiretto e sul territorio ucraino dei mezzi economici e militari NATO contro il potenziale bellico ed economico russo.
L’obiettivo della guerra è per i russi obbligare l’Ucraina a mantenere la neutralità militare (ovvero niente installazioni di missili NATO puntati verso Mosca), di eliminare le discriminazioni verso gli ucraini russofoni e il rispetto del principio di autodeterminazione delle Repubbliche secessioniste.
C’è, poi, la questione della Crimea da sempre russa (si ricordino le battaglie del 1850 tra russi contro turchi, inglesi e francesi) che si aggiunge al conflitto centrale focalizzato nella regione del Donbass. Nonostante che la storia della Crimea coincida con quella della Russia fin dall’Impero, viene reclamata, dal governo di Kiev, anche quella parte dell’Ucraina che vuole il distacco definitivo dal resto dell’Ucraina, dopo aver vinto un referendum popolare.
A questo punto c’è da credere che le motivazioni della guerra non siano proprio qualcosa che riguarda la libertà dei popoli come i mainstream europei spiattellano da desta a sinistra, falsificando tutto il falsificabile. C’è soprattutto da analizzare la questione delle Milizie Azov composte da irregolari volontari di ideologia nazista: l’attuale Presidenza ucraina nel 2016 le inquadrò nella guardia nazionale ucraina, legittimandole, nonostante le accuse di crimini di guerra per le operazioni di pulizia etnica compiuti nei confronti degli ucraini di lingua russa tra il 2014 e il 2016. Si parla di circa 14.000 vittime!
In prima analisi si direbbe che il Governo Ucraino voglia sgombrare i campo da tutto ciò che è russo calpestando anche i diritti dei cittadini solo perché russofoni e il principio di autodeterminazione dei popoli, cui si appellano le repubbliche secessioniste del Donbass e la stessa Crimea dichiaratasi Repubblica nel 1991.
Ciò non avrebbe alcuna ragione perché prima dell’unificazione del territorio voluta da Stalin, l’Ucraina era una costellazione di principati, granducati, micro-Stati, ecc., tipicamente settecenteschi- ottocenteschi e l’area è talmente grande che – a parte la penisola di Crimea e il porto militare russo di Sebastiopoli – la riduzione della fascia territoriale contesa non inciderebbe granché nella grande area centrale ucraina notoriamente eccezionale per la sua produzione agricola!
Ed ecco che si sospettano grossi interessi economici del mondo occidentale che si avvale dello strumento NATO per superare le barriere nazionaliste e politiche degli Stati “riottosi”.
La Russia è il più grande Stato del mondo con i suoi 11 meridiani della Siberia ed è un’area europea, anche se ha pure una parte asiatica. Ciò fa della Russia un importante produttore di materie prime tra cui primeggiano petrolio e gas, poi vi si trova di tutto tra cui diamanti naturali, tanti al punto che il De Beers Group chiese di limitarne l’immissione in commercio per evitarne un eccesso di offerta!
Quindi la Russia è un ottimo “bocconcino”, più dell’Iraq, della Libia e di Assad di Siria messi insieme.
Portare la NATO nei confini della Federazione russa significa controllarne le mosse e come accaduto per le tre nazioni di cui ho appena accennato, le si potrebbe scatenare addosso qualcosa di simile al “Desert Storm” che travolse gli iracheni e in seguito, anche se ingiustamente, il Colonnello Gheddafi.
In realtà la mossa dei russi è un’anticipazione di una sorta di “guerra di posizione”, ovvero, una volta piazzati i missili NATO a 300 km da Mosca è ovvio che per una banale scusa il ricatto atomico diviene possibile e, ahimè, la vicenda di Gheddafi attaccato con false motivazioni rende benissimo l’idea…
In effetti – e ciò sfugge ai più – sia l’Iraq, sia la Libia hanno tuttora insanabili conflitti interni che ne pregiudicano la stabilità, ma NON i contratti per la fornitura di petrolio che nel frattempo cambiarono di mano finendo tra i resti delle famose “sette sorelle” (l’80% dei contratti petroliferi libici erano italiani, ora sembra solo il 20%, stranamente, come ora contro la Russia, l’Italia partecipò all’ingiusta guerra libica!).
La NATO non avrebbe bisogno di altre basi dislocate in Europa, ne ha già fin troppe, come pure le 2000 testate nucleari dislocate in Italia che ne fa obiettivo strategico in una guerra diretta degli USA contro la Federazione Russa.
Senza contare che l’Europa può perdere solo nel primo scambio nucleare qualcosa come 30 capitali e probabilmente una decina gli USA. La Russia, oltre Mosca, che ha solo tre o quatto città importanti dove potrebbe sparpagliare i suoi 150 milioni di abitanti per evitarne la contaminazione dovuta a ricadute radioattive (Chernobyl insegna).
I 450 milioni di europei con una densità di circa 100 abitanti kmq e la perdita dei terreni agricoli avrebbero ben poche possibilità di sopravvivenza a lungo termine!
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Concludo qui perché vi è molto altro da chiarire ma è difficile capire la realtà quando la verità viene deformata dagli organi d’informazione, i quali invece dovrebbero essere “super partes” e non organismi politici occulti da cui dobbiamo liberarci, anziché essere gestiti tramite loro dal “pensiero comune” impostoci dall’Unione Europea!
Con questo ribadisco ancora una volta la necessità di fondare la Federazione degli Stati Europei con poche Leggi comuni e doppia circolazione monetaria (come gli inglesi ci insegnarono nella loro breve permanenza nell’eurosystem). E’ l’unico modo per sottrarci alle tante cavolate imposte dalla UE che da sempre danneggiano direttamente o indirettamente l’Italia!
L’attuale obbligata inimicizia con la Federazione Russa, da sempre nostro grande partner commerciale, ne è un esempio !
Lorenzo Romano (da Roma)
Comunque vi segnalo alcune interessanti letture da non perdere:
https://www.maurizioblondet.it/jaccuse-ce-un-progetto-preciso-per-lasciare-litalia-in-piena-crisi/
https://www.maurizioblondet.it/lucraina-se-le-comprata-lamerica/
Si ringraziano TG24, TGCOM, Wikipedia, Youtube, Google, Maurizio Blondet &Friends, Spiegel Intrn. ed altri per le notizie fornite ai fini della compilazione del presente articolo di opinione.








