Da ex Jugoslavia e Danimarca due interessanti ‘pellicole’

Riprendiamo alcune fasi del Taormina film fest, seguito per Palermoparla dal vivo da Eliana L. Napoli, sfuggite alla pubblicazione nei giorni scorsi  per motivi tecnici…

Si comprende fin dal titolo che il tema dei due film visti al cinema martedì 14 luglio è quello degli anziani, e del loro bisogno di assistenza, specie quando vivono da soli, lontani dai centri abitati. Il primo è Mater di Jure Pavlović, coproduzione tra Serbia, Croazia, Francia e Bosnia Erzegovina, protagonista, Jasna che ha lasciato la Croazia e ora vive in Germania, col marito e due figli.

Mater, locandina.
Mater, locandina.

Ma è costretta a tornarvi per assistere la madre Anka, anziana e molto malata, che vive in una fattoria non lontana da un centro abitato, e non vuol sentirne di lasciare la sua casa e rinchiudersi in una casa di riposo, sia pur con tutti i confort. E continua a curare i fiori e il piccolo orto, incurante dei pericoli che corre. L’incontro con la figlia è all’inizio burrascoso, Di carattere caparbio, autoritario, Anka ha fortemente influenzato le scelte di Jasna, condizionandone la vita da adulta. Poco alla volta però qualcosa cambia, pietà ed amore  spazzano via amarezza e rancori. Intrappolata in una delicata situazione, Jasna non riesce più a lasciare la madre sempre più fragile e sofferente.

Il regista croato Jure Pavlović, al suo esordio nel lungometraggio, ha fatto una scelta estetica coraggiosa. Racconta la sua storia dall’esclusivo punto di vista di Jasna, seguendola costantemente in lunghi piani sequenza, di spalle o cogliendone sul volto le reazioni emotive. Il risultato è sorprendente. L’iniziale claustrofobia emotiva poco alla volta diventa amore e comprensione, ma con grande equilibrio e senso della misura, senza mai cadere nel lacrimevole. E il film, forse il migliore di quelli visti fin qui, è un autentico spaccato di vita, alla ricerca del senso ultimo della vita e della morte, che tuttavia non lascia dentro alcuna tristezza. Attori splendidi completano il quadro.

Il film delle 21,30, del danese Frelle Petersen si intitola UNCLE – ONKEL (in italiano Zio), e ha vinto la 32° edizione del Festival di Tokio. La storia qui è quella di Kris, una ragazza che alla morte del padre ha dovuto occuparsi dello zio, il quale vive dei proventi di una fattoria, che richiede moltissimo lavoro. Parzialmente invalido, lui non può fare a meno della nipote che sembra aver accettato la sua vita utile ma insignificante. E non è un caso che a sera, dopo cena, la tv li renda edotti di cosa accade nel mondo.

Onkel (Zio), locandina.
Onkel (Zio), locandina.

Eventi per lo più problematici che contrastano con la monotonia, che è anche pace, della vita a contatto con la natura, la cui bellezza il regista coglie in vaste inquadrature e nel fascino delle albe e dei tramonti. Ma la nascita di un vitello risveglia in Kris l’antico sogno di diventare veterinaria, e l’incontro casuale con un bel giovane con grandi ambizioni sembra l’inizio di una storia sentimentale. Tutti spunti che sembrerebbero alludere ad un radicale cambiamento di vita.

Ma il finale aperto, che non suggerisce alcuna soluzione, lascia più di una perplessità. Curioso il fatto che tutta la vicenda, nonché i personaggi, siano autobiografici. Il regista Frelle Petersen gira infatti nei luoghi dove è cresciuto, la fattoria che appartiene allo zio. Sua è anche la splendida fotografia.

Eliana L. Napoli

(Servizio speciale da Taormina)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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