Sentir parlare di pesce e pesca in TV ci risulta “troppo spesso” irritante. Vengono interpellati, come fossero oracoli, degli “esperti” che parlano come tali. Chi ha diretta esperienza di mare, di pesca, di pescatori, di rivenditori all’ingrosso e al dettaglio si accorge presto, però, che “l’oracolo” impara la materia sui libri, all’interno di un istituto universitario, assistendo a convegni e lezioni di vario genere. Ignora risvolti e …piccoli segreti che possono essere “tutto“. Ignora, a volte, sia l’abc dei problemi, sconosce il vero profilo tecnico, ma anche giornalistico e – persino – salottiero, come si diceva una volta, di ciò che ruota attorno al mare e alla pesca. Finanche i discorsi da caffè hanno, per certi versi, il loro fascino, ma questi esperti non conoscono, insomma, nemmeno quelli…
Oggi (31.5.2017) abbiamo “appreso” ad Uno Mattina del buon Franco Di Mare e bella compagna di turno, che la lampuga (capone) “sarebbe” disprezzata dai consumatori. In particolare – addirittura – la lampuga reale. Ma da quali consumatori? La lampuga reale è una delle perde più ambite dai pescatori di traina e sui mercati palermitani – ad esempio – non va facilmente sotto i 10 euro al chilo. Essa farebbe parte dei pesci stupidamente non prediletti dalla madre di famiglia che fa la spesa… Ma la spesa la fanno ancora le signore o la fanno oggi tanti dei componenti del nucleo familiare? Durante un soggiorno al Cairo nei grandi alberghi portavano vassoi di tranci di lampuga cotti in forno all’acqua pazza: non c’era – eravamo in un 5 stelle – chi non ne gustasse una bella porzione
Un altro pesce disprezzato sarebbe il cefalo (moletto). Invece – dice stavolta giustamente l’esperta che si chiama Valentina e non so come – è prelibato al pari di un …branzino. Ora Valentina chiama la spigola branzino, come si usa in certe parti d’Italia, soprattutto in Veneto e poi in …Liguria. Ma è un nome di gergo, di quelli regionali: perché lampuga sì e spigola no? Perché capone no e branzino sì? Per inciso, c’è una spiegazione del doppio nome un po’ …colorita: il “branzino”, che difficilmente sembra buono ai meridionali al tavolo dei ristoranti settentrionali perché pescato da troppo tempo, pare sia ermafrodita. Allora, è spigola nel periodo in cui è femmina e può avere facilmente le uova all’interno, è branzino quando è maschio e si accinge alla fecondazione… L’esperta in TV queste “leccornie” da salotto, ma anche se molto giornalistiche, non le dice…
Ma il cefalo ha una brutta fama non …per caso: quello pescato alle foci di fiumi come (fra tanti) il Sele e lo stesso Tevere va a ruba. La brutta fama deriva dalla vendita proditoria di cefali (moletti) pescati all’interno dei “moli” dei porti commerciali, contaminati dalla presenza di idrocarburi… Ma questo Valentina” non lo dice o, forse, neppure lo sa… La madre di famiglia che fa la spesa ogni mattina dal tempo in cui accompagnava la “sua” mamma è solo …cretina, sempre secondo Valentina. Oppure sa cose che lei non sa…
Tutto il discorso procede in volo radente sul demagogico concetto di consumo compatibile (il pc mi sottolinea questa parola come inesistente, ma aggiungiamola pure): il consumatore dovrebbe preoccuparsi, mentre fa la spesa, di acquistare giocando …la carta della compatibilità. Dovrebbe essere la “signora su nominata” a determinare la tendenza del mercato, affinché i consumi in generale divengano compatibili o …più compatibili di prima. Meno …immorali. Come si vede, siamo sul terreno dell’idiozia, dell’ideologia pura. Eppure c’è, comunque, chi non compra il novellame, già pescato, illudendosi che a fine mattinata resti al pescivendolo: si esaurirà, si rassegni… Per inciso – ancora una volta – non esiste una sola prova scientifica che mangiando la cosiddetta (in Sicilia) “neonata“, specie quella di sarda, il mare ne soffra. Essa “depaupererebbe” la catena alimentare del pesce pelagico (si distingue del tutto dal pregiato pesce stanziale, fauna bentonica, certo in crisi). Ma questo pesce, di fatto, non conosce crisi: il mare ne è pieno! Perché “il mare è grande” ancor più, molto di più di quanto s’immagini e lo stesso vale per la profondità, cui su aggiunga che i pesci sono fra gli esseri viventi che più si riproducono. Per quanto novellame i pescatori prelevino, ne resta ovviamente, da millenni abbastanza. Ma c’e anche del …cibo succedaneo. Non si pensa abbastanza, invece, ai calamari, ai totani, alle seppie che, senza riguardo per il fermo biologico (ah, ah), ingurgitano i delfini. Assieme a pesci più grossi. Ma sono mammiferi! Perché i bovini che fanno: le uova? Quanto al ripopolamento del Mediterraneo, vogliamo riflettere, una tantum, che nelle “aree di guerra“, davanti ad Israele e Siria, ad esempio, non si pesca da anni? Che i libici, pur facendo ricognizione contro i pescherecci italiani, pescano poco e niente, perché pescano male e mangiano solo carne ovina o quasi? Ci sarebbe, ovviamente, altro da dire su questa falsariga…
Alla domanda della bionda intervistatrice sul perché (mai) la gente preferisca il pesce di grossa taglia, Valentina non sa rispondere che tale pesce è, già di per sé, più pregiato (ovvi motivi, meno scarti, più carne, miglior separabilità dalle spine). La giornalista incalza, e chiede perché mai i consumatori preferiscano pesci sempre più grandi, per esempio il tonno e lo spada (non fia mai…): Valentina non risponde “…perché non hanno spine”, ma pensa alla colorita somiglianza con le bistecche. E’ un giusto riferimento, ma è solo il secondo… Il fatto è che Valentina non solo non s’intende realmente di pesca, né di pesce, né ci come si venda o acquisti, ma non è neppure una consumatrice di pesce. Però è “l’esperta” “l’oracolo” che ci tocca ascoltare… E’ la persona i cui consigli dovremmo seguire in tema di pesce!
Poi il discorso cade sul tonno e Valentina mette in guardia dalla “stupidità” di chi, per “bon ton” vuol consumare solo il pinna gialla. Giustissimo: peccato, per Valentina, che veda troppe pubblicità di tonno in scatola, che il tonno più pregiato per tutti sia “notoriamente” il tonno rosso, che di pinne gialle non ne ha mai avute… Ripetiamo: la conoscenza del problema è di tipo meramente …letterario.
Limitare il consumo di qualunque pesce pelagico, quasi sempre azzurro o semi azzurro, vale – per dovere di precisione – solo a favorire il pescato surgelato o comunque conservato proveniente dalle multinazionali del pesce! L’Ue fa visibilmente, anche con altri provvedimenti, il gioco pesante delle multinazionali (vedi cereali, lotta “contro” la biodiversità, rendendola legalmente incommerciabile. I tentativi di espianto forzoso delle viti da vino, quote latte etc.). Il consumo e la produzione “compatibili” sono troppo spesso una mera plateale “scusa demagogica”. Essi servono a volte anche a sostenere i prezzi (è questo il vero maggior problema in tempi di sovrapproduzione). Prova ne sia che “ben sovente” i provvedimenti della compatibilità calpestano i principi sacrosanti della difesa della nominata biodiversità. Ma tutto questo Valentina non lo sa.
Germano Scargiali










