(Vedi aggiornamento in fondo)
Una premier sorprendentemente positiva si trova adesso in bilico in Inghilterra per aver indetto elezioni anticipate che rischiano ora di farle …perdere il posto. In Gran Bretagna la sfida è imminente: si gioca fra i conservatori della stessa premier Theresa May e i laburisti di Jeremy Corbyn. La posizione del nuovo governo sulla Brexit è decisiva e sarà determinante per l’esito dei negoziati con Bruxelles e per l’uscita del Regno Unito dall’Ue.
L’antefatto vede la scelta dei britannici a favore della Brexit – dura lezione per Bruxelles – con la May favorevole, pronta a ringraziare “l’epurato” leader pro Brexit Nigel Farage. La logica, comunque, vorrebbe che il voto confermasse la conservatrice May. Ma…
I primi exit poll sono previsti per le 22 ore locali (le 23 in Italia), anche se saranno dati da prendere con tutte le accortezze del caso viste le più o meno recenti polemiche sull’attendibilità dei sondaggi all’uscita del seggio elettorale e a quanto pare la tendenza degli elettori – in Gran Bretagna – a essere ‘reticenti’, o meglio a non dichiarare il voto dato ai Tories (i conservatori).
Detto questo, per i primi risultati nelle prime contee bisognerà aspettare le 2-3 del mattino, mentre intorno alle 7-8 del mattino saranno diffusi i primi risultati definitivi, ma solo nel caso in cui la premier Theresa May risulti vincitrice con un grande distacco. Nell’ipotesi – meno accreditata secondo gli ultimi sondaggi – di un testa a testa, dovremo aspettare la tarda mattinata di venerdì 9 giugno o il primo pomeriggio.
Un sondaggio (YouGov), a 4 giorni, dal voto dà i conservatori al 42% e i laburisti al 38%. Secondo le stime dell’istituto, i Tories della May avrebbero 305 seggi a Westminster, il Labour di Jeremy Corbin si fermerebbe a 268 seggi. Ma la vera sorpresa potrebbe arrivare da una possibile alleanza tra i laburisti e gli scozzesi dello Scottish National Party di Nicola Sturgeon, che la settimana scorsa ha aperto all’ipotesi di un’intesa non organica ma di programma con il partito di Corbin. Secondo il sondaggio di YouGov, lo Snp al momento ha il 4% dei consensi, tutti concentrati ovviamente in Scozia, il che grazie al sistema elettorale britannico gli consentirebbe di portare ai Comuni 42 deputati, che sommati ai 268 del Labour aprirebbe lo spazio per una possibile maggioranza. Venerdì scorso la ‘first minister’ scozzese aveva detto di essere pronta a fare un’alleanza ‘punto su punto’ con i laburisti in caso di …hung parliament, ovvero di un Parlamento senza una chiara maggioranza. Secondo il sondaggio i Liberal Democratici, con il 9%, otterrebbero 13 seggi. Perfetta…
Ma, a poche ore dall’attentato di Londra nella campagna elettorale non può che fare irruzione il problema della sicurezza. La Gran Bretagna si divide, i leader si attaccano senza esclusione di colpi. Theresa May si pone come la soluzione della fermezza contro la minaccia del fondamentalismo, Jeremy Corbyn le rinfaccia sei anni da ministro dell’Interno in cui ha tagliato, e poi ancora tagliato, i fondi e i posti di lavoro. Altro che riconferma, il Labour chiede le dimissioni immediate.

Oltre alla politica interna, le elezioni britanniche sono importanti perché dopo l’8 giugno Bruxelles saprà se dovrà vedersela con l’idea di ‘hard Brexit‘ del premier, o con processo di leave più soft del leader laburista. Anche qui la consultazione elettorale può riservare delle enormi sorprese. Il premier May, un mese e mezzo fa, ha lanciato il ‘voto lampo‘, chiedendo al paese un sostegno forte al suo governo, davanti alle divisioni del Parlamento sull’attivazione dell’articolo 50 e sulle modalità del negoziato con Bruxelles. Ma la leader conservatrice si trova ora, piuttosto inaspettatamente, a fronteggiare la rimonta (nei sondaggi) di Corbyn, che il 18 aprile, giorno della convocazione delle elezioni, sembrava politicamente morto. Una sua elezione sarebbe un salto nel buio del tipo della Raggi o della Appendino…
___________________________
Aggiornamento.
Si sa adesso che la May h vinto con una certa larghezza (per altri paesi sarebbe così) ma ha perso voti e seggi anziché guadagnarne rispetto a quanti ne aveva. Una sconfitta elettorale, insomma. “Neanche a dirlo” il flop della May è stato meno “forte” di quanto i soliti media e i soliti sondaggi avevano annunziato, proprio nei giorni antecedenti al voto…
A quanto sembra, nonostante il “no” dichiarato addirittura in anticipo, del Partito liberale, notoriamente in Inghilterra una sorta di “partito inutile”, Theresa May che ha prevalso al voto, ma anziché allargare la propria base parlamentare l’ha indebolita, ha affermato fermamente che non intende dimettersi anche se Jeremy Corbyn, l’avversario laburista, la invita ad andarsene e anche tra i conservatori c’è già chi la esorta ad ammettere di avere “fallito” in un obiettivo dichiarato…
Il colmo è che, nell’indire volontariamente elezioni anticipate, la May abbia “colto” il consiglio dell’infido J.C. Junker, la ambigua – o peggio – figura di politico e finanziere lussemburghese, a galla nonostante il suo comprovato coinvolgimento in mega manovre di riciclaggio bancario.
Si profila, però, un governo Tories-Dup. Sommando i voti dei conservatori e del partito unionista protestante nord-irlandese, il quorum di 326 voti che fornisce la maggioranza assoluta, necessaria a governare, sarebbe raggiunto.
Si scatena la protesta dei “benpensanti” auto referenziati come “progressisti” che notano come gli irlandesi sono contrari all’aborto, all’inseminazione assistita, all’eutanasia, aborriscono l’utero in affitto ed hanno persino fama di omofobia.
I numeri sono numeri e la May insiste. Dimissioni? Non ora. Dopo, forse…
In realtà la Gran Bretagna potrebbe o imitare la formula adottata in Germania e altrove: un accordo tra i due maggiori partiti, in nome della stabilità nazionale. Durerebbe almeno fino alla conclusione dei negoziati sulla Brexit. Le posizioni di Tories e Labour non sono, qui, tanto distanti: entrambi favorevoli ad andar via dall’Ue, ma con in tasca “il migliore accordo possibile” con Bruxelles… Sole divergenze sull’atteggiamento da tenere… E’ probabile, però, che il prezzo dell’intesa sarebbe l’arrivo un nuovo premier al posto della May.
Le differenze su tutto il resto, però, a parte la Brexit, sarebbero notevoli. Dire alla sinistra che deve governare con la destra potrebbe provocare una rivolta nei ranghi di Corbyn.
Un’alternativa – ed è significativo per far capire come in tutto iol mondo le sinistre godano di appoggi meno visibili – è la proposta di i Governo di minoranza laburista. Il Labour Party potrebbe azzardare un programma di governo e sottoporlo ai voti della Camera dei Comuni, contando sul sostegno più o meno esterno di tutti i partiti più piccoli e di qualche franco tiratore dalle file dei Tories, dove si sa bene non manchino gli oppositori della May. Ma sarebbe una navigazione a vista che difficilmente andrebbe molto lontano. Il quorum, però, è di 326 seggi e non sembra che il Labour, con tutti gli appoggi sotterranei, possa farcela…








