Stop al Ddl Zan sull’omotransfobia La destra la spunta Il senato lo blocca

Parlamentari gioiscono al tempo dell’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili. Adesso il decreto Zan vorrebbe punire chi esprimesse in pubblico un’opinione contraria. Sarebbe un raro ‘delitto di opinione’, perché equiparato al razzismo. Ma tant’è… In Germania il Bundestag dice di sì. Ma dopo la legge Cirinnà qual è la situazione in Italia? Perché (e quando) i matrimoni gay in Italia sono stati bloccati? Tobias SCHWARZ / AFP Matrimoni gay in Germania matrimoni-gay Germania unioni-civili Dopo l’approvazione da parte del Bundestag tedesco delle nozze gay, l’Italia rimane uno dei pochi Paesi europei a non avere una legge che permetta alle coppie omosessuali di unirsi in matrimonio. Possono farlo civilmente, con la cosiddetta legge Cirinnà, ma tra le due formule esistono delle differenze sostanziali, come hanno denunciato avvocati e membri della comunità Lgbt. Le differenze tra matrimonio e unioni civili PUBBLICITÀ Le unioni civili sono “formazioni sociali specifiche” che vengono stipulate di fronte all’ufficiale di Stato e il cui atto viene registrato nell’archivio dello stato civile. Tuttavia per unirsi civilmente, i due partner non devono fare le pubblicazioni, come è previsto per i futuri sposi. E una volta uniti non sono tenuti a rispettare il principio di fedeltà. Ma soprattutto – ed è questo il nodo più contestato – non hanno diritto all’adozione nazionale e internazionale, né uno dei due può adottare il figlio del partner…

E’ tutto vero: i sostenitori della tradizione  di quello che chiamano il ‘buon senso’ esultano. Non sarà reato ritenere, sostenere e dichiarare “l’opinione” che ‘la normalità’ sia costituita dalla coppia eterosessuale, dalla famiglia formata da uomo, donna e figli. Una famiglia formatasi in base ai tre ‘bona matrimoni’ che il Diritto Ecclesiastico ha travasato nella legge italiana e ha trasmesso – dopo il Concordato – entrando a far parte del Diritto Canonico.

Tali ‘bona’ sono: fides, proles e sacramentum (la fedeltà nel coniuge, il desiderio di ambedue di procreare naturalmente e la parola data di fronte al Sacro nome di Dio) sono concepibili solo fra uomo e donna. Sostenere l’equità e l’opportunità di tale impostazione non sarà reato! Chi la pensa in questo modo e lo dice non sarà perseguibile.   

Il centrodestra ha bloccato in Senato il decreto Zan – Scalfarotto e pone nel nulla la legge contro l’omotransfobia. Simone Pillon (Lega) esulta. Mentre per Fi i problemi sono altri. La Meloni ha pilotato il successo e Salvini sorride: anche i suoi hanno votato in senso contrario. 

La commissione Giustizia del Senato, in definitiva, non ha calendarizzato la discussione della legge per intervento dell’asse Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia.

Il leghista Pillon festeggia ancora, parlando di norme “ideologiche, inutili e divisive”. Ora Pd e M5s temono di non avere abbastanza voti per far andare avanti la legge…

Tecnicamente il centrodestra compatto ha bloccato il disegno di legge Zan sull’omofobia e la capogruppo della commissione Giustizia del Senato, che avrebbe dovuto deciderne la calendarizzazione, viene sconvocata sine die.

Il motivo ufficiale? La commissione deve continuare l’esame del decreto per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, previsto in Aula per il 31 marzo. Non si può tuttavia negare che l’ostruzionismo messo in atto da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia renda difficile l’avvio dell’iter parlamentare del provvedimento pensato da Pd e M5s, con il sostegno dei ‘piccoletti rumorosi’ Italia Viva e Leu.

Il decreto era stato precedentemente approvato dalla Camera: quattro mesi fa. Un ostruzionismo che ha provocato dure reazioni anche fuori dal Parlamento. La cantante Elodie, alla notizia dell’ostruzionismo verificatosi in Senato ha additato il senatore Pillon lanciando un j’accuse contro le sue esternazioni contro l’aborto e i diritti Lgbt, accusandolo – neanche a dirlo – di …omotransfobia.  

Una cosa è certa: il ddl, almeno per ora, non riesce a passare attraverso lo sbarramento dei gruppi di centrodestra perché la sinistra non ha i numeri…

“ll Pd – si è affrettata a dichiarare la senatrice dem Monica Cirinnà – chiederà assolutamente l’incardinamento”.

“Non c’è patto di maggioranza – prosegue la Cirinnà, nota per il suo accanimento – sui provvedimenti d’Aula. Vale solo sui provvedimenti del governo, quindi economia o pandemia”.

La Cirinnà teme il rischio di spaccare la maggioranza su un tema etico. Si dice – però – che ormai i tempi si allungheranno. Si spera di uscire dallo stallo, limitandosi a non escludere che il ddl sull’omotransfobia arriverà direttamente sul tavolo della capogruppo dell’Assemblea di palazzo Madama. Poi si vedrà…

Già, ma quale potrebbe mai essere il punto di incontro?

“Non servono nuove norme – si è affrettato a dichiarare Matteo Salvini – ma occorre applicare severamente quelle che esistono già”.

Idem Forza Italia: “Non c’è nessuna necessità – ha dichiarato Maurizio Gasparri – di varare in fretta e furia la legge Zan”.

Ancora, Olimpia Tarzia, responsabile Dipartimento Bioetica e Diritti Umani di Forza Italia: “nella drammatica morsa della terza ondata in cui si trova il Paese – ha precisato la donna politica – desta sconcerto il fatto che alcuni partiti pretendano di calendarizzare il ddl sull’omotransfobia”.

“Voteremo – ha preannunziato il senatore Alberto Balboni di FI –  contro l’incardinamento del ddl Zan in commissione Giustizia, al fine di evitare che, con la scusa di difendere i deboli, si approvi una legge che violerebbe gravemente la libertà di pensiero e di opinione della maggioranza degli italiani”.

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Per chi vuole approfondire, l’intervista prosegue

La proposta di legge era stata approvata alla Camera, dopo aver sintetizzato più proposte avanzate da deputati di varie forze politiche…

Quali sono le vostre ragioni di contrarietà?

“Le abbiamo riassunte nel volume edito da Cantagalli ‘Legge omofobia. Perché non va’, commentando ogni singolo articolo del testo, dalle disposizioni penali, che estendono la legge Mancino anche alle discriminazioni, o all’incitamento alla discriminazione, fondati su ragioni di genere, di orientamento sessuale e di identità di genere, alla norma che istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, con interventi nelle scuole: strumento quest’ultimo per saltare il consenso dei genitori alla propaganda gender fin dalle classi della scuola primaria”.

Crede che la legge Zan possa essere solo il principio (o la continuazione) di un viaggio lungo un “pendio scivoloso”?

“È la conclusione di un percorso di già compiuto scivolamento. Dapprima si sono introdotte leggi, per tutte la cosiddetta Cirinnà, che hanno riconosciuto alle unioni fra persone dello stesso sesso facoltà e diritti nella sostanza pari a quelli derivanti dal matrimonio, e si è aperto all’adozione delle coppie same sex, da ultimo consacrata dalla decisione delle Sezioni Unite della Cassazione del 31 marzo. Chi, senza offendere nessuno, osi sollevare dubbi su singoli aspetti di questa deriva, o sull’insieme di essi, con la legge Zan rischia sanzioni pesanti, o per lo meno l’avvio di un procedimento penale, durante il quale – grazie ai margini di pena previsti – potrà essere sottoposto a intercettazioni, o addirittura a misure cautelari personali. È la chiusura di un cerchio: ti smonto l’istituto familiare, e se obietti ti mando sotto processo”.

L’omofobia è già sancita dalle nostre fonti giuridiche. Le persone discriminate, secondo lei, sono già tutelate?

“Come la cronaca puntualmente informa, ogni qual volta vi sia una offesa a una persona perché omosessuale, con le norme attualmente in vigore la reazione è immediata, giungendo da subito ad applicare al presunto responsabile la custodia cautelare, in presenza dei presupposti di fatto. Il quadro normativo è completo non solo quanto alla previsione della punizione da percosse, lesioni, violenze ecc., ma anche quanto a circostanze aggravanti che, pur di carattere generale, sono applicabili in simili casi, da quella dei motivi abietti e futili alla cosiddetta minorata difesa”.

Perché ritenete che la Zan sarebbe un attacco alla libertà d’opinione?

“Perché il reato è costruito sulla individuazione più che di una condotta lesiva, del motivo discriminatorio, e quest’ultimo fa riferimento a categorie – identità di genere e orientamento sessuale – che sono controverse anche all’interno del mondo lgbt+. L’assoluta mancanza di chiarezza e la genericità definitoria avranno come esito che ciascun magistrato darà la sua personale estensione a quelle categorie, con applicazioni disomogenee e arbitrarie”.

Ci fa qualche esempio concreto di ciò che potrebbe accadere in seguito alla approvazione?

“Gli esempi li fanno i promotori del testo. L’on. Scalfarotto ipotizza che una madre che in una conversazione priva di minacce o di offese illustri alla figlia perché dissente dall’unione same sex che la figlia desideri intraprendere rischia di ritrovarsi in Tribunale: poi magari verrà assolta, ma intanto è sufficiente un sereno ragionamento per subire il trauma del passaggio dal salotto di casa a un’aula di giustizia…”

 

(Notizie da Il Fatto Quotidiano e da un intervista a firma Alberto Baldoni rielaborate in redazione con altre consultazioni)

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