Diego Torre commemora Battiato

Per la sua versatilità e la sua creatività Franco Battiato ha ricevuto riconocimenti univoci.

Diego Torre ci invia un suo affresco sulla figura di Franto Battiato, mostrando un’apertura notevole, visto che Battiato non era certo in linea con alcune sue fondamentali posizioni. Ma, come si evince, Torre vede nel cantautore catanese soprattutto l’artista, com’è giusto che sia.

Devo dire che – personalmente – non mi entusiasmavano neppure le sue canzoni. Non dobbiamo dimenticare che l’Italia è il paese della lirica, della canzone napoletana (che ne è madre e figlia), il paese che ha dettato il vocabolario musicale a tutto il mondo, che trova un’alternativa solo nei ritmi africani. Anche nella musica leggera la fioritura di artisti è quasi ‘spropositata’, più ammirata all’estero che in patria. E’ probabile, però, soffro di qualche antipatia: di Baglioni sono fermo alla Maglietta fina.

Sulla musica chi scrive ha la pretesa di avere i propri gusti e le proprie opinioni. …Preciso che vivo ascoltando musica di ogni tipo dal telefonino e in automobile, lungo buona parte del giorno. Ho scoperto quanta ragione avesse Gigi D’Alessio che mi rispose in un’intervista: “La differenza è fra la buona musica e la cattiva. Quando è buona musica tutta la musica è bella ed è…godibile“.

L’affermazione partiva dal mix fra jazz e musica napopletana. E’ vero: è possibile acoltare di seguito ‘Era de maggio’, ‘Scalinatella’ e poi una romanza della Traviata, L’ora è finita o Una furtiva lacrima. Si può passare poi al jazz e al rock. Insomma: mi piace di tutto se – per me – è buona musica. Ne sono contento. Se tanti lo hanno detto e lo dicono, quella di Battiato lo è. E poi – come dice Torre – c’è la sua statura culturale.  Il problema è mio: non riesco ad essere obiettivo, perchè la penso esattamente come Giovenale che, a differenza del suo contemporaneo Marziale, non era un poeta ma un opinionista. Bisogna leggere Giovenale per sapere non tanto di che parlo, ma della sfumatura…

Il buono di Battiato lo vedo, però, da un particolare: ha detto di Bergoglio (leggi Il Tempo) che …non ha spirituialità e non ha idea di che cosa si Dio. E’ vero: Franco Battiato era colto e intelligente. Bergoglio, invece, è fermo pericolosamente a Parmenide e Platone. Non ha letto né il Vecchio, né il Nuovo Testamento. Quindi non conosce né Abramo, né Gesù.

____________________________________________________

Da qui il testo di Diego Torre

FRANCO BATTIATO, UN BARDO PER IL NOSTRO TEMPO?

Franco Battiato se n’è andato con la discrezione e la signorilità che lo hanno sempre distinto, due tratti che hanno caratterizzato la sua vita e la sua produzione musicale.

Aldilà della geniale capacità di suscitare emozioni in modo garbato e gentile, grande è stata la sua capacità di scavare nelle tradizioni e nelle culture dei popoli per giungere ad un sincretismo di idee, dalla indubbia bellezza estetica, anche se di grande disomogeneità di pensiero.

Chi era quest’uomo? Un filosofo , un monaco, un mistico, un religioso?

Nel segreto del suo successo vi è soltanto una grande capacità tecnica? E che dovremmo dire della sua vastissima cultura? Ritengo che il segreto dei segreti di questo artista sia stata la capacità di sollecitare il desiderio d’infinito che ogni uomo si porta dentro, anche se, concettualmente non seppe dare mai risposte organiche alla sete di assoluto; e, se le diede a se stesso, non volle mai comunicarle al suo pubblico in modo razionale, ma con quel gioco di luci ed ombre proiettato dalle sue tante canzoni.

In un’intervista al periodico Onda Rock, Franco Battiato disse:  «la mia mente non accetta codificazioni, non resiste alle categorie. Accolgo per sintonia le illuminazioni che mi giungono dalle diverse parti, da Buddha a Maometto, e trovo la coerenza in me, giorno per giorno. E’ un cammino continuo, dove niente è assodato, statico. Quando qualcosa, un pensiero o un’intuizione mi fa vibrare, la raccolgo e la trattengo. La custodisco». Una ricerca umanamente apprezzabile, ma destinata al fallimento perché basata sull’esperienza soggettiva e non su verità oggettive.

“Quid est veritas ?”.“Cos’è la verità”? Chiese Pilato (che parlava in latino) a Gesù; e poi scappò via per non sentire la risposta. Qualcuno ha fatto notare che anagrammando le parole di Pilato si ottiene “Est vir qui adest” ; “è l’uomo qui presente”. Chissà se Franco Battiato prima di chiudere la sua avventura è riuscito ad incontrare la Verità fatto uomo.

C’è un momento della sua vita in cui il maestro dichiarò di provare una forte emozione; quando si esibì dinanzi a S. Giovanni Paolo II, il 18 marzo 1989 nella Sala Nervi. Erano presenti  quasi diecimila giovani per  la Giornata mondiale della gioventù ed egli eseguì un oceano di silenzio,  applauditissimo, ricevette le congratulazioni dal Papa che lo aveva seguito con molta attenzione.

Battiato dichiarò poco dopo a L’Osservatore Romano : «Ricordo con emozione il concerto alla presenza del papa; è stata una esperienza importante e più passa il tempo e più sento che è stata giusto farla. Però non sono cattolico. Ho amicizie molto forti nella Chiesa cattolica e soprattutto in alcuni monasteri di clausura, dove ho sempre trovato una toccante liturgia…ho una mia spiritualità, una mia ricerca dell’ascesi, sono un uomo religioso, ma non ho una parrocchia…».

E ti vengo a cercare è il brano più celebre dell’album Fisiognomica , in cui si esprime il bisogno “della tua presenza per capire meglio la mia essenza”. Forse è la sua canzone più bella, che egli così commentò nel 1991: “ È una canzone volutamente ambigua. C’è una ricerca doppia. Divini sono, per chi ama, anche una donna o un uomo, a seconda dei casi. Però la tendenza è verso un essere superiore. C’è anche il tema dell’emancipazione dalle passioni che fa pensare a qualcosa di divino, così come anche la ricerca dell’essenza.”  

Oggi l’uomo è dinanzi al suo Creatore e Giudice; ha capito finalmente la sua essenza? Ha incontrato finalmente la Verità? E’ quanto gli auguriamo con forza per il debito che abbiamo con lui. Gli dobbiamo una musica spirituale, signorilità, vivissima intelligenza e vastissima cultura. Eppure era sempre pronto ad ironizzare mostrando umiltà, si rendeva simpatico per la sua modestia d’atteggiamento, pur andando controcorrente, in fedeltà a se stesso. E ancora: assenza di volgarità, di sguaiataggine, di superficialità e del politicamente corretto.  Tutte caratteristiche che, in un mondo dello spettacolo squallido e conformista come quello di oggi, sono rare e preziose.

______________________________________________________________________

Mio scuso personalmente con i tanti lettori  (troppo buoni), che ringrazio, per gli errori marchiani ‘di battuta e a volte di distrazione’ dovuti alla premura con cui amiamo mandare ‘in onda’ i nostri articoli. Preferiamo  lanciarli subito, convinti da sempre che nel giornalismo il maggior salto di qualità, la maggior differenza sia quela tra zero e uno. Una notizia o un argomento meglio trattarli con qualche errore che non ‘bucarli’. Comunque, ancora perdono. Per un paio d’ore Battiato è stato un ‘cantautore napoletano’: un errore impossibile daparte di un siciliano (l’ho anche intervistato per Siciliauno Tv nel suo brevissimo ruolo di assessore regionale). Il motivo psicologico è che Napoli nella canzone vale – senza dubbio – l’Italia intera.

Il direttore

Germano Scargiali

Articoli correlati