‘Fatta l’Italia occorre fare gli italiani’ è la celebre frase di Massimo D’Azeglio dopo la conclusione del Risorgimento europeo che ebbe in Italia, con l’unità nazionale, un momento importante, momenti di eroismo, a prescindere dall’inganno nordista di escludere il Sud allo sviluppo a tutto favore dell’industrializzazione del settentrione, avvantaggiato dall’essere ‘più europeo’ per la sua posizione geografica.
Oggi festeggiamo i 75 anni della Repubblica. ma che repubblica abbiamo? Quam rem publicam habemus? In qua urbe vivimus? Così diceva Cicerone…
Nel cuore della Roma imperiale, di fronte al monumento ai caduti, di memoria prebellica, c’è l’Italia che suona almeno 10 volte il Silenzio. C’è da chiedersi quando tornerà a far rumore…
Perché l’Italia c’è, ma …non vuol esserci. Il presidente giunge su una vistosa Maserati di rappresentanza. E’ un’auto eccellente costruita sotto le Alpi: nessuno sottolinea il fatto. Rombano le frecce tricolori: si dice che sono aerei tecnologicamente all’avanguardia, ma non si dice che sono i migliori aerei da addestramento del mondo.
Parlare dei pregi dell’Italia è fuori moda in questa Repubblica. Vantarla è …vintage, una …vecchia cosa di pessimo gusto come il liberty secondo Gozzano.
Questa di oggi è risaputamente l’Italia dei guai. E così dev’essere. Sono guai che appartengono al governo, allo Stato. La Nazione (gli italiani) è florida, ma non si deve dire. E un malato ‘guarito nonostante le cure’ Con gran rabbia dei medici assassini. Frattanto, quando suona l’inno nazionale, qualcuno si chiede: “…ma c’è la partita? Con chi gioca la nazionale?”
Caro D’Azeglio, se rinascessi, non tarderesti a dirne e scriverne “un’altra delle tue”: fatta la Repubblica, occorre fare i repubblicani e …il loro governo.
Perché i primi dovrebbero essere coscienti che in una repubblica ‘il potere appartiene al popolo‘, mentre non ne sono affatto convinti e …se le bevono tutte: tutto subiscono quasi in silenzio. Il principio che conoscono e che la legge non ammette ignoranza. E poi un’altro, direttamente in latino: dura lex sed lex! Con queste due massime l’italiano medio perde la sua maggior dote: la fantasia. Come sopravviva è un mistero. O forse è tenuto paradossalmente in vita da chi – comunque – trasgredisce, tenendo alto come su una barricata lo stendardo di una libertà che visibilmente gli viene negata. E’ possibile in Italia crescere nel privato? O nella vecchia turrita penisola si vive in una morsa: da una parte il governo, dall’altra il giudizio che potrebbe darne un popolo cui la politica parla in ‘cinese’? Lo ripetiamo: in questa visione dove trova posto la libertà individuale alla cui affermazione lavorò già Pericle nell’antica Atene?.
Secoli di dominazioni e oppressione hanno fatto ben più di 47 anni di Repubblica. E il governo, che conosce la lezione, ‘padre – padrone ed anche mamma’, hegeliano fino al midollo (ma Hegel scriveva per piacere al suo Re e ne traeva grossi vantaggi), ne approfitta. Specie -incredibilmente -nella seconda repubblica, quella che avrebbe dovuto ‘moralizzare’ la prima.
Non abbiamo più un capo del governo eletto dal popolo, siamo ‘commissariati’, dal giorno, ormai lontano delle dimissioni di Berlusconi.
‘Lui’ l’aveva fatta grossa: voleva applicare il liberal socialismo, la ragion per cui era stato ‘tombato’ il suo maestro ed amico Bettino… Reo, quest’ultimo, d’un infame atto senza attenuanti: aver cancellato la falce e il martello del tramontato sogno marxista, sostituendolo con un garofano.
Da allora suona – appunto – il silenzio. Anche se gli italiani – senza sapere di riecheggiare Manzoni (Adelchi) – …nei fori cadenti, nei boschi nell’arse fucine stridenti – continuano a lavorare e produrre, a dispetto dei tanti dentro e fuori, al di qua e al di là delle Alpi, ma sopratutto otre oceano, che li vogliono morti o, quanto meno pazienti, a piangere ascoltando il silenzio 10 volte per commemorare la Repubblica.
Oggi si è suonato anche il Piave, sola musica. Davanti all’Altare della Patria, costruito in tempi vituperati in stile Impero Romano, si celebra l’Italia repubblicana. Ma il Piave non lo si cantava più a scuola dagli anni ‘950. Ma è una commemorazione piagnona. E il Piave ci sta bene. I giovani ne ricorderanno le parole? Manca solo Vecchio scarpone. Massimo rispetto, intendiamoci. Ci mancherebbe. Ma quando si parlerà del concreto?
Frattanto, si porta una corona ai caduti e il presidente si premura di sistemare personalmente la posizione del nastro tricolore: formalmente ineccepibile Mattarella… Ma a quali caduti? Chi commemoriamo? Solo quelli del Piave, ancor oggi, perché vinsero? O quelli che ad El Alamein si immolarono quasi senza avere i carri armati o quelli che passarono il Dnieper e giunsero alle porte di Kiev. O quelli che in Sicilia (con pochissimi tedeschi) armati di fucili, mitragliatrici raffreddate ad acqua e il ‘factotum’ mortaio 81, fecero sì che ‘gli alleati’, americani e inglesi sostenuti dal Commonwealth e con l’aviazione al seguito, impiegassero 8 mesi ad attraversare la Sicilia per ‘conquistare’ Palermo? Pagine cancellate, come gli eccidi contro i siciliani che non mangiarono la cioccolata, ma spararono addosso ad americani & C da dietro i fichidindia: quelli che non assecondarono gli ordini di Lucky Luciano…
Ebbene: ad El Alamein si sarebbe potuto impedire che gli americani continuassero a far strage dell’Africa (emigrazione), mentre sul Dnieper si sarebbe potuto bloccare in anticipo la tristissima esperienza comunista in Urss… Questo, a part gli errori del nazifascismo. E chi li nega? Ma non fu il nazifascismo a ‘dichiarare guerra a tutto il mondo come dice la Tv. Fu l’America, con gli Oceani, ad impedire che l’Europa fruisse (e fruisca ancora) delle risorse dell’Africa. In proposito diciamo: giorno verrà. E non tra molto…
Come credere in questa repubblica che, deposti Craxi e Berlusconi, evidenti innovatori – che si immedesimavano nelle sorti dell’Italia – ha imposto una buona parte della logica di una sinistra nostalgica del marxismo, di quel modo di ragionare che era deflagrato vistosamente nella Russia, un tempo osannata?
In tempi di sociologia, statistica, marketing e certamente di ‘verità tecnico scientifiche’, questa Italia crede e applica solo ‘verità‘ che possano assumere la forma e la veste di ideologia. Che possano somigliare alle apodittiche verità teoriche predicate dal marxismo: perfetti sillogismi che partivano da premesse errate. Di queste non si indagava la veridicità scientifica. Ma si fa ancora così, tanto che ‘quel pensiero’ viene ancora chiamato ‘progressista! Che nostalgia!
Ma il peggio deve venire: la democrazia socialisteggiante, aggirata già al vertice, non è che un paravento. Sul piano morale e civile ‘concede’ forme di gratuita tolleranza: vedi il ‘relativismo etico‘. Nasconde – però – la mano nera di un’oligarchia cattiva che, non certo a fini etico sociali – mira al potere e al massimo profitto. Peggio: è ossequiosa ai poteri internazionali che la guidano, la condizionano da oltre oceano e tramite l’UE. Un’istituzione fallimentare che impone soluzioni capestro, specie dal punto di vista monetario e dell’intera gestione monetaria. Tanto da far pensare che sia una costruzione proditoria per bloccare questo piccolo continente che resta il più progredito del mondo sul piano culturale, sociale, civile e persino tecnologico.
Contro tutto questo, il popolo degli ‘atrii muscosi e dei fori cadenti’ che non ne venne fuori – secondo Manzoni – già all’arrivo di Carlo Magno, sperando che un re francese venisse a fare il bene dell’Italia (o Napoleone cui lui alludeva), dovrebbe reagire.
A parte la parentesi in cui aderì al Risorgimento europeo, traendone al nord vantaggi notevoli, non lo fa da secoli e continua a non farlo. Già: dura lex sed lex e questa legge ‘non ammette ignoranza’. Non va discussa: la civiltà consisterebbe nel non discutere il contenuto dei propri codici. Mah! E’ da ignoranti, ma è così, purtroppo, grazie alla copertura di un’ideologia. Altro che Covid: Platone, Hegel, Marx sono virus altrettanto mutanti. Convincono l’individuo che un’idea possa soverchiare la ragione. Credete siano strani alla realtà della vita? Roba da libri? Vi sbagliate!
E’ così che arriviamo all’Italia becera che commemora i 47 anni della’ sua’ Repubblica indossando da idiota le anti scientifiche mascherine contro un Virus ‘all’aperto’.
Germano Scargiali








