La destra a un passo dalla leadership in Europa

Marine Le Pen è una delle leader di destra più vicine al potere. Potrebbe avvicendare il fallimentare Macron. Un danno – fra l’altro – per l’armonia in Europa in conseguenza dei suoi ‘inciuci’ con la Merkel e del suo sciovinismo ben lungi dallo sprito dell’Unione. Si noti come la sinistra ‘parli’ di pari opportunità, mentre la destra – con la Le Penne e la Meloni – non esiti a riconoscere alle donne – quando se ne dà il caso – assolute capacità di comando.

Per Giorgio Mulé siamo di fronte ad un abbraccio mortale di Salvini con l’ultradestra europea: una iattura, dunque… L’ex direttore di Panorama sembra aver cambiato bendiera e adirittura testa…

Di fatto, di fronte ad una Ue priva di personalità internazionale e attiva all’interno in funzione di controllo e repressione più che di nuove proposte valgono altre considerazioni. Fra queste il passaggio di consegne imminente della Merkel, eminenza non troppo ‘grigia’ di questa prima fase dell’Unione e quello probabile del suo ‘lacché’ Emmanuel Macron…

Frattanto ilcantiere sovranista è al lavoro in tutta Europa per completare la svolta governista necessaria ai principali partiti di quest’area per trasformare il crescente consenso elettorale ottenuto negli ultimi anni in uno strumento per governare i rispettivi Paesi potendo così incidere nelle scelte politiche dell’Unione.

Svariati punti accomunano i programmi delle forze sovraniste in Europa con l’obiettivo di offrire all’elettorato e all’opinione pubblica un’immagine credibile e rassicurante, intercettando un elettorato finora incerto o deciso a destinare altrove le proprie preferenze…

Mentre sul tessuto sociale e civile della destra sta incidendo il no a soluzioni estreme comne quelle del Ddl Zan, si prospetta necessario un mutamento nella forma e nella sostanza (nel modo di comunicare e in alcune posizioni) che si rende necessario a causa della pandemia che ha determinato un nuovo scenario.

Tale evoluzione può consistere nell’utilizzo di toni più pacati (abbandonando alcune modalità di comunicazioni talvolta vicine al populismo) e in una comunicazione di tipo più istituzionale. I leader sovranisti hanno compreso che utilizzare toni eccessivamente alti sui temi sanitari, in un momento in cui molte persone hanno perso i loro cari o sono state toccate direttamente dal virus, non è una scelta giusta.

Differente è il caso dell’ambito socio-economico in cui l’esasperazione dei cittadini, in particolare dei ceti produttivi, richiede prese di posizione forti.

C’è, però, un altro elemento ormai centrale per i partiti sovranisti europei ed è il concetto di libertà. In un momento in cui la pandemia ha limitato le libertà individuali , in cui la libertà di lavorare è messa in discussione dai continui lockdown, in cui la libertà di espressione e di manifestazione è anch’essa colpita da censure e divieti, sono le principali forze sovraniste a porre politicamente enfasi su questo grande tema. Anche perché queste limitazioni alla ‘crescita spontanea dal basso’ sono già presenti da decenni. In modo stringente colpiscono, infatti, la piccola imprenditoria e le libere professioni. Ma anche ogni tipo di libertà in campo morale e nella stessa espressione  artistica. Per non parlare di quanto avviene (nel cosiddetto Occidente) quando tutto ciò abbia un risvolto economico…

Se nel discorso politico sovranista è entrato in modo preponderante il concetto di libertà, un tema non più all’ordine del giorno è invece l’uscita dall’euro e dall’Unione europea. I principali partiti sovranisti europei concordano sulla necessità di ‘rivedere’ l’attuale assetto dell’Ue. Anche profondamente, ma non di distruggerla.

Il concetto di “Europa delle nazioni” o di “Europa dei popoli”, proprio delle destre, è – tuttavia – antitetico a chi propone gli “Stati Uniti d’Europa”. Quest’idea resta ‘di là da venire’: ancora un sogno per molti motivi che affondano non solo nella politica, ma anche nell’economia. In ritardo è, infine, anche nel costume europeo: non c’è un sentimento europeista diffuso e l’UE non ha fatto niente per alimentarlo….  

D’altronde la stessa pandemia ha dimostrato la centralità degli stati nazionali e il fallimento delle entità sovranazionali nell’affrontare le emergenze: il caso vaccini è in tal senso emblematico.

L’abbandono di una visione a favore dell’uscita dall’Unione europea nasce, comunque, dalla consapevolezza che le economie comunitarie sono troppo legate al sostegno della Bce. Per quanto questa resti ‘una strana invenzione finanziaria’ l’opinione – a ragione o a torto – converge sul problema dei debiti pubblici che, specie con il Covid, hanno subito una nuova crescita…

Poi c’è il tema dell’euro: la Brexit è avvenuta poiché la moneta della Gran Bretagna era ancora viva: era la sterlina. Perciò non direttamente legata alla valuta unica. I principali partiti sovranisti cominciano a ritenere che, continuare a insistere sul ritorno alle precedenti valute nazionali, anche da un punto di vista politico, non premi, allontanando un elettorato da cui non si può prescindere per governare.

La svolta governista è in atto anche in Francia dove il Rassemblement National di Marine Le Pen, in vista delle presidenziali del prossimo anno, ha rivoluzionato la propria agenda politica e, come scrive Tino Oldani su Italia Oggi: “Ha detto addio alla Frexit, ovvero no all’uscita dall’Unione europea, e no al ritorno al franco francese, fino a pochi mesi fa punti cardine del suo programma euroscettico“.

Un altro argomento centrale per la Le Pen sono i temi ambientali con l’obiettivo di offrire un’alternativa all’ambientalismo di matrice ‘liberal’ di Macron a partire da un referendum popolare basato su misure ambientali diverse rispetto a quelle previste da un disegno di legge costituzionale proposto dal Presidente francese.

Ma non è solo politica, è anche cultura: la svolta dei partiti sovranisti in Europa mostra che i principali leader ‘sovranisti’ hanno compreso la necessità di dotarsi di fondazioni e luoghi di elaborazione culturale che possano offrire un maggior approfondimento al dibattito quotidiano, basato su una comunicazione immediata. In clusa quella sui social network.

In conclusione, risulta chiaro come la galassia sovranista europea si prepari a una nuova stagione politica che si aprirà con il ricambio in Germania, le presidenziali francesi del 2022, cui seguiranno le elezioni politiche in Italia che potrebbero avvenire prima del 2023.

Che li chiamino sovranisti, destra o ultradestra, per questo ‘troppo temuto’ fronte politico, ragionevolmente imborghesitosi non meno della sinistra, sembra giunta ‘la volta buona’.

Aldo Brandini

(Corrispondenza da Roma)

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