Per 422 licenziamenti in tronco basta una pec

Un reparto della Gkn in funzione

Un bel regalo per le ferie è stato riservato ai lavoratori della Gkn, fabbrica di componenti meccaniche per auto e moto. E’ bastata un’email personale a tutti i 422 interessati. L’azienda toscana ha chiuso a inizio di luglio il proprio stabilimento di Campi Bisenzio (Firenze) e ha aperto la procedura di licenziamento collettivo per tutti i propri dipendenti: 422 per l’esattezza, altrettante famiglie allo sbando.

Il primo ad occuparsene è stato Daniele Calosi, segretario generale della Fiom-Cgil di Firenze e Prato, secondo cui la multinazionale che produce componenti per l’automotive si assume “la responsabilità di un enorme danno sociale” ed economico, “con conseguenze nefaste per tutto l’indotto”.

Come di consueto, la società ha motivato la decisione con la situazione del mercato automobilistico, la contingente pandemia e la contrazione dei volumi e della domanda che gli operatori del settore considerano avviata verso un trend ribassista generalizzato: il tutto amplificato dalla pandemia e dai processi di cambiamento che l’emergenza sanitaria ha scatenato. Ovviamente, la volontà è quella di ‘dislocare‘ la produzione laddove la mano d’opera costi meno. Un doppio problema: da una parte il disprezzo verso operai certamente più qualificati, dall’altra l’ordinamento italiano che impone tasse e contributi superiori ad ogni altro stato del mondo.

Il trend negativo avrebbe mostrato un carattere strutturale e irreversibile. La struttura organizzativa del gruppo apparirebbe “non più sostenibile”.

Secondo l’azienda, non ci sono neppure le condizioni per ricorrere agli ammortizzatori sociali a causa del ricorrer della totale cessazione dell’attività.

La GKN driveline, azienda fiorentina che produce componenti meccanici per i motori delle auto, di proprietà di un fondo inglese (acquisita dal 2018 da Melrose), con un altro stabilimento sul territorio italiano a Bolzano, per via pec, senza nessun preavviso, nemmeno alla Confindustria, ha comunicato ai 422 dipendenti il licenziamento e la chiusura del sito. A comunicarlo il Segretario regionale Fim Cisl Alessandro Beccastrini e la segretaria Fim Cisl Firenze Flavia Capilli.

“Un comportamento vigliacco – dicono i sindacalisti – senza rispetto per le persone e per il territorio. Una modalità banditesca della gestione dei rapporti che condanniamo senza appelli. Proprio questa mattina l’azienda aveva messo tutti i lavoratori in Par (permesso annuo retribuito) collettivo per le ferie estive e in fabbrica non c’era nessuno. Da informazioni che abbiamo raccolto pare che l’azienda voglia delocalizzare la produzione di Firenze, ma non sappiano dove….”

E dire che non poco tempo fa erano stati effettuati importanti investimenti in macchinari e automatizzazione del sito fiorentino… “Appena abbiamo appreso la notizia – proseguono i sindacalisti – lavoratori e sindacato si sono recati in fabbrica e entrati nel sito nonostante la presenza della security che però non ha bloccato gli accessi. E’ scattata un’assemblea permanente in attesa di decidere le prossime azioni ed evitare che vengano a portare via i macchinari”.

Il ministro Andrea Orlando qui, quanto meno, perplesso...
Il ministro Andrea Orlando qui, quanto meno, perplesso…

Da ilarità la vaga reazione del ministro competente Andrea Orlando: i licenziamenti collettivi – ha sentenzato stamane il responsabile del governo Draghi – sono inaccettabili. Così si rischia la …desertificazione industriale”.

Ed ecco la formuletta: il valoroso politico che porta il nome del più famoso dei paladini, l’ha pensata buona…

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