La signora Bianchi Stefania, che aveva l’identificazione percepita e manifestata di sé come uomo, ai sensi della legge appena approvata, si recò all’ufficio dell’anagrafe per la ‘opportuna’ rettifica.
L’impiegato si affrettò ad aprire il relativo formulario e chiese quale fosse il nuovo nome da inserire.
“Bonaparte Napoleone” fu la risposta. “Bene, ecco fatto e tanti auguri”. “Eh no, aspetti, controlliamo gli altri dati”. “Nata, scusi, nato a Roma il…” “No, no. Nato ad Ajaccio il 15 agosto 1769”
“Mi scusi ma non si può fare, la data di nascita rimane” “E perché?” “Perché la legge non lo prevede, lei è nato…” “Se è per quello sono anche nato donna ma lei ha appena corretto questo spiacevole equivoco. Su, sia bravo e scriva quello che le dico” “Beh, effettivamente…ma poi, scusi, lei avrebbe…” “Non ho 252 anni, le sembra che abbia 252 anni?” “Non mi sembra così vecchio, ma non mi sembra neanche Napoleone” ribatté l’impiegato che cominciava a perdere la pazienza.
“Professione geo…” “Imperatore dei francesi” “Lo sapevo: imperatore. Scusi la curiosità, ma perché non va a Pari…” “Ma è stupido o fa solo finta? Perché sono residente qui! La informo che l’idea di vivere nel XXI secolo è uno stereotipo che va decostruito. Viviamo nel XIX secolo, se lo metta bene in testa. Presto saranno cambiati i programmi di tutte le scuole e la finiremo con questi stupidi pregiudizi” “Basta! La smetta e se ne vada!” “Ecco, lo sapevo. Lei mi odia! Cerca di distruggermi.
“Lei è un girondino!” “Un girochè?” “Si informi, ignorante, io la denuncio, verrà arrestato e processato, sarà condannato come girondino e subirà la relativa pena. Le lascio il piacere di scoprire qual è”.
Qualche tempo dopo i Liberi Gruppi Bonapartisti Termidoriani scoprirono che la realtà è un po’ più dura dell’ideologia e che prima o poi ci si sbatte contro.
Girondini di tutto il mondo, unitevi …prima che sia troppo tardi.
Mietta Gaziano
(Da Roma)
Nota
In tempi di relativismo etico tutto diviene discutibile. Oggetto di discussione. Si scambia la libertà con l’arbitrio e della morale rimane solo ‘quella personale’. Più che opportuno, nell’articolo della nostra cara corrispondente, il riferimento alla rivoluzione francese. Ricordata ideologicamente da molti come un grande evento a senso unico – tutto giusto – in consegunza di quella che fu la sua indubbia funzione storica, accompagnata dall’opera degli enciclopedisti, non viene – però – approfondita nella sua interezza e soprattutto nella sua sostanza…
Sembrò opportuno ai rivoluzionari ‘cambiare tutto’: tutto ciò che fosse nuovo era giusto e …viceversa. Per cui ‘cambiare divenne sostanza‘ al posto dell’osservazione e del ragionamento. Tale scelta, che proveniva dal platonismo, ha molto contagiato l’era moderna. Ma non certo quella parte che poi è andata realmente avanti, peccando – se mai – di essere, come si dice, …più realista del re. Questa parte ha sconfitto nel mondo evoluto la povertà diffusa che affliggeva la Parigi (post rivoluzionaria) di V. Hugo, la Londra di C. Dickens e la Milano di A. Manzoni. E, certamente, la Francia pre rivoluzionaria. Ma la Rivoluzione sanò ben poco, sia materialmente che moralmente. Semmai chi fece molto fu proprio Napoleone, nonostante il suo apparente disastro finale: nuovo Codice, leggi e costumi moderni, prendendo il meglio delle idee illuministiche, assieme al procedere della tecnologia che – indipendentemente – comiciò a …galoppare. …E andava ‘colta al volo’ con senso positivo e pragmatico. Nell’era moderna hanno vinto i maestri della statistica e del marketing. Gli altri (ad esempio il marxismo) hanno seminato fame, guerre ed ancor peggio.
Ma l’errore più madornale dell’atteggiamento rivoluzionario era contenuto proprio nel sogno illuministico: che bastasse poco – illuminer avec notre raison – per coreggere il tiro e fondare un mondo migliore: di più, una società perfetta. Purtroppo occorre ‘storicizzare il tutto’, attendere il procedere della storia, considerando il passato, il presente, il futuro. Occorre che le idee, che piacevano tanto all’idealista Platone, facciano i conti con ‘il cosmo’. E questo è caratterizzato da molteplicità, movimento, imprevedibilità…
La virtù non consiste nel cercare di afferrare l’unità che è fuori dal cosmo: è in Dio. Non bisogna desiderare di ‘cogliere la mela’. La virtù consiste nell’accettare la molteplicità e gestirla al lume della morale, di cui la natura e il tempo hanno certamente suggerito i contorni all’umanità tutta, ma, in particolare – secondo chi scrive – alla Cristianità. Il cambiamento va gestito con cura e partecipazione, ma con grande attenzione. Ci permettiamo una battuta: è una vera patata bollente… (G. Scargiali)








