Rivoluzione ed evoluione, libertà e relativimo etico dal giorno in cui cantarono ‘allons enfants’

E. Delacroix, La libertà che guida il popolo, 1830, Louvre, Parigi. In testa la bella Marianne con il tricolore. Innovazione, contraddizioni e una sostanziale illusione: cambiare il mondo nel corso di una sola generazione, una volta ‘illuminata la ragione’….

In tempi di relativismo etico tutto diviene discutibile. Oggetto di discussione. Si scambia la libertà con l’arbitrio e della morale rimane solo ‘quella personale’. Più che opportuno (nell’articolo apparso da coco della nostra cara corrispondente da Roma M. Gaziano) il riferimento alla rivoluzione francese.

Ricordata ideologicamente da molti come un grande evento a senso unico – tutto giusto – sull’onda di quella che fu la sua indubbia funzione storica, accompagnata dall’opera degli enciclopedisti, non viene – però – approfondita nella sua interezza e  soprattutto nella sua sostanza. Cioè nel suo fondamentale e grave errore. Il problenma – sul piano culturale – è che una generalità di persone vede appiattito il problema social in un etgerno confronto fra ‘patrizi e plebei’. Senza comprendere che ciò che valeva al tempo di Roma non era nalogo alla raltà francese ed europes prerivoluzionaria, né tantomeno le rivendicazioni dell’era recente, dopo la Rivoluzione industriale, ricordano se non vagamente quei supposti precedenti storici. 

Sembrò opportuno ai rivoluzionari ‘cambiare tutto’: tutto ciò che fosse nuovo era giusto e …viceversa. Per cui ‘cambiare divenne sostanza‘ al posto dell’osservazione e del ragionamento. Tale scelta, che proveniva dal platonismo, ha molto contagiato l’era moderna. Ma non certo quella parte che poi è andata realmente avanti, peccando – se mai – di essere, come si dice, …più realista del re. Questa parte ha sconfitto nel mondo evoluto la povertà diffusa che affliggeva la Parigi (post rivoluzionaria) di V. Hugo, la Londra di C. Dickens e la Milano di A. Manzoni. E, certamente, la Francia pre rivoluzionaria. Ma la Rivoluzione sanò ben poco, sia materialmente che moralmente. Semmai chi fece molto fu proprio Napoleone, nonostante il suo apparente disastro finale: nuovo Codice, leggi e costumi moderni, prendendo il meglio delle idee illuministiche, assieme al procedere della tecnologia che – indipendentemente – comiciò a …galoppare. …E andava ‘colta al volo’ con senso positivo e pragmatico. Nell’era moderna hanno vinto i maestri della statistica e del marketing. Gli altri (ad esempio il marxismo) hanno seminato fame, guerre e ancor peggio.

Si cambiò anche il calendario, cioè il nome dei mesi, parte di una serie infinita di ‘novità’ che erano in realtà ‘formali’ come formale è il modo idealistico e idelogico di ragionare. Fu proprio Napoleone a restituire alla Francia l’uso universale del Calendario Gregoriano. Ciò non toglie che sappiamo bene ch le sue truppe e i suoi governatori portarono una vntata innovatrice ovunque furono presenti durante l’impero. Inoltre fra l novità della Rivoluzione, venne introdotto l’uso del sistema metrico decimale. Rifiutrato, per l’uso pratico, nel mondo civile solo dalla Gran Bretagna.

Ma l’errore più madornale dell’atteggiamento rivoluzionario francese era contenuto proprio nel sogno illuministico: che bastasse poco illuminer avec notre raison – per coreggere il tiro e fondare un mondo miglioredi più, una società perfetta. Purtroppo era solo un sogno: occorre ‘storicizzare il tutto’, attendere il procedere della storia, considerando il passato, il presente, il futuro. Avere a che fare con la cultura generalizzta con la realtà sociele  civile… Occorre che le idee, che piacevano tanto all’idealista Platone, facciano i conti con ‘il cosmo’. E questo è caratterizzato da molteplicità, movimento, imprevedibilità

La virtù non consiste nel cercare di ‘afferrare’ l’unità che è fuori dal cosmo: è in Dio. Non bisogna desiderare di ‘cogliere la mela‘: fu questo l’errore dell’Adamo biblico! La virtù consiste nell’accettare la molteplicità e gestirla al lume della morale, di cui la natura e il tempo hanno certamente suggerito i contorni all’umanità tutta, ma, in particolare – secondo chi scrive – alla Cristianità. …Quella cristiana non è una religione nazionale,. di popolo, di stirpe: è una religione universale, solo in questo senso ecumenica (ovunque vi sia una casa, …ecumé) e si riene ‘religione rivelata‘ dallo stesso ‘Dio unico’. Ha – quindi – basi forti e vincenti nei ‘paesi terzi’ rispetto all’area geografica originaria in cui si è sviluppata. Avviene da secoli ciò che il Messia dei Vangeli prevedeva: la prograssiva conversione del mondo. Con tuitto ciò nin si può ‘giocare’. La Chiesa dei credenti è una realtà di cui è impossibile prevedere una sconfitta.

Il cambiamento va gestito con cura e partecipazione, ma con grande attenzione. Ci permettiamo una battuta: è una vera patata bollente

Germano Scargiali

Nota

Per la storia, il 10 agosto 1792, nel corso della rivoluzione francese, fu considerato ‘il giorno della scristianizazione‘. Andarono, frattanto, alla ghigliottina i preti ed anche i ‘moderati’ fra i rivoluzionari: i foglianti, considerati troppo moderati, e i girondini troppo ‘borghesi’ e – grave colpa – benestanti.

Nota 2

L’idealismo platonico (rinnegato almeno in parte dallo stesso Platone e dal suo epigono cristiano S. Agostino) possiede un indubbio fascino, così anche l’illusione riovoluzionaria francese. Tutto ciò ha causato danni socio civili incalcolabili nel corso dei secoli recenti e fino ad oggi. Il platonismo, pur partendo dalla convinzione parmenidea che un Dio perfetto non possa evre ceato che un mondo perfetto (il male sarebbe solo apparenza), finisce per sopravvalutare l’umanità e la sua intelligenza.  Da una parte l’individuo può tutto, è – con le sue idee – l’arbitro della storia. Dall’altra esso si trova di fronte alla natura, al cosmo che gli sopravvive, diviene così la sola realtà onnipotente. Paradossalmente il materialismo è la diretta conseguenza dell’idealismo filosofico. Si guarda alla natura come un Dio, che fa parte, per di più, di un Olimpo pagano. Così nasce l’ecologismo ideologico che si associa agli altri ‘dei’: tutto ciò che possa costruirsi in termini ideologici o come libera scelta dell’individuo – arbitro unico. Altri idoli divengono il salutismo e persino la stessa ‘coscienza civile‘. Anche questa viene assunta – ed è psicologicamente inevitabile – come regola ferma e suprema fino a prendere la forma di una sorta di espiazione che contrasta e combatte il generale relativismo etico.

In questa ‘marea’ di incertezze e di ‘vaghezze’ rischia di dibattersi l’attuale realtà socio civile. Essa appare alla ricerca di se stessa da quando l’idea – lo ripetiamo e lo chiariamo – è stata platonicamente considerata al di sopra dell’osservazione.

Il pericolo è enorme: alla ‘gente’ si può far credere di tutto: che il virus dell’influenza possa viaggiare come una nuvola attorno “all’appestato”. …Che un vaccino contro il precedente virus – mutante per natura – possa valere per quello seguente. Che il Covid-20 e 21 debbano essere gravi come il Covid-19, perchè evoluzione non già della malattia dell’infuenza, bensì del Covid’19. Anche se è evidentissimo che ciò non avvenne con la Spagnola, con l’Asatica e cn la Sars. (Gesse)

 

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