
Le truppe statunitensi e quelle britanniche lasciano ufficialmente l’Afghanistan dopo vent’anni. La fine della permanenza nel Paese dei militari inglesi è stata formalizzata l’8 luglio dal primo ministro Boris Johnson in un discorso alla Camera dei Comuni. … “Stiamo mettendo fine alla più lunga guerra americana”. Sempre uniti, come si vede, anche nella sconfitta, Usa e GB: non è un caso, ma la conseguenza di un’alleanza firmata da G. Washington: un accordo strettamente massonico che dura da allora…
Di giovedì il 46mo presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha confermato la propria decisione, annunciata ad aprile, di ritirare le truppe americane dall’Afghanistan dopo vent’anni di presenza al fianco del governo democratico. Entro l’11 settembre, tutte le truppe statunitensi lasceranno il Paese. E lo lasceranno, questo è certo, in balia del gruppo islamista estremista dei talebani.
Appena Venerdì, le forze dei talebani, gruppo fondamnentalista islamico afghano, sono entrate a Kandahar, la seconda città più grande dell’Afghanistan dopo la capitale Kabul.
Kandahar è stata un importante centro operativo statunitense, nel quale le truppe americane lavoravano sin dal 2001. Lo scenario è apocalittico. Mentre le basi statunitensi vengono evacuate, i talebani stanno riconducendo tuttO l’Afghanistan sotto il giogo islamista. Contro le forze estremiste dei talebani, l’esercito afghano, ora privo del sostegno dei soldati americani, può solo soccombere.
L’elettorato democratico americano è favorevole – secondo il conto dei ‘demo’ circa i due terzi dei votanti – alla decisione di Biden di lasciare l’Afghanistan. Assolutamente contrari, invece, sono i Repubblicani e gli esperti militari che con una certa lungimiranza vedono nell’abbandono dell’Afghanistan da parte degli USA, una condanna del Paese orientale all’Islam più integralista.
Alle critiche, Biden risponde che le perdite in termini di vite umane sono state troppo alte per lo sforzo militare di controllo del Paese a maggioranza islamica. “Non manderò” ha dichiarato “un’altra generazione di americani in guerra in Afghanistan senza la possibilità concreta di un esito diverso”.
Mentre Biden parla di rischi che non superano benefici, l’invasione dei talebani procede a ritmo quotidiano. Secondo Biden trasformare l’Afghanistan in una democrazia solida è ormai un’utopia. In fondo, ha detto, l’obiettivo era quello di ucciderne il leader del gruppo terroristico al Qaida in Afghanistan, Osama bin Laden. Adesso, ha concluso, l’Afghanistan …ha il diritto di prendersi la responsabilità di decidere per il proprio futuro.
Colonialismo 2.0, insomma: una nuova ritirata. Gli USA lasciano un vuoto, ma Mosca e Pechino, secondo l’ultim’ora dell’Ansa, si dicono pronte a riempirlo.
Le premesse
Il 17 aprile 1992, fu proclamato lo Stato islamico dell’Afghanistan. Poiché dal 1996 al 2001 fronte dei Mujaheddin si dimostrò disunito, in quegli anni salirono al potere i talebani, che proclamarono l’Emirato islamico dell’Afghanistan e applicarono al Paese una versione estrema della shari’a. si salvarono dal loro dominio solo alcuni territori settentrionali controllati dall’Alleanza del Nord dei restanti mujahidin anti-talebani, guidati dal comandante Ahmad Shah Massoud. I Talebani catturarono l’ultimo Presidente della Repubblica Democratica afghana Mohammad Najibullah, il quale venne torturato, mutilato e trascinato con una jeep prima di essere giustiziato con un colpo alla testa ed esposto nei pressi del palazzo dell’ONU.
Nel 2001 i talebani distrussero inoltre i Buddha di Bamiyan. Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti comandati da Bush, invasero il Paese, per porre fine del regime dei talebani e alla rete di al-Qāʿida. Vent’anni dopo, nel gennaio 2020, il Presidente degli USA Donald Trump annuncia il ritiro di tutte le truppe statunitensi, azione ora attuata dal suo successore Biden. Il provvedimento americano comporterà inevitabilmente una potente riconquista del territorio da parte delle milizie talebane.
Secondo alcuni portavoce degli estremisti, i talebani “ormai controllerebbero l’85 per cento del territorio dell’Afghanistan”. Non si sa se sia vero. Contemporaneamente, il ritiro americano è talmente a buon punto che le basi militari americane saranno tutte evacuate già a fine agosto. Questo è per certo vero…
La main stream mediatica, da sempre favorevole a Biden e ai democratici, ha subito sottolineato che la decisione era sta prsa già da Trump in prospèettiva imminente… Tuttavia …c’è modo e modo. E non possono sussistere dubbi che le condizioni drammatiche in cui è stato lasciato il popolo afghano e il bilancio politico – una grande sconfitta – per gli Stati Uniti rappresentino un nuovo errore – non certo l’unico – fra i più grandi dell’amminstrazione guidata da Joe Biden. Il presidente Usa accusa l’esercito regolare afghano di codardia: li abbiamo armati, nutriti, gli diamo le armi che combattano sul serio!
Biden si era già chiuso in un comportamente alla Monroe (il famoso …l’America agli Americani): “Non manderò un’altra generazione di americani in guerra in Afghanistan”. Abbiamo già dato troppo del nostro sangue, insomma. Tutto ciò, però, equivale ad una grande sconfitta per chi era e vgoleva essere dichiaratmente ‘il gendarme del mondo’.
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Lapidario Paolo Gentiloni
“Biden ha distrutto in un colpo anni di lavoro tesi ad assicurare la democrazia e la nostra influenza in Afganistan: anni di presenza militare cui anche l’ìItalia aveva partecipato a lungo con gran dispendio di energie“. Queste le parole – ripetute ieri dalla Tv – pronunziate da Paolo Gentiuloni, uno dei maggiori esperti italiani di politica internazionale. E il suo parere acquista significato, visto che Gentiloni aveva plaudito calorosamente al momento della vittoria ellettoral di J. Biden…








