Premessa
L’articolo che segue non entrerà in particolari specifici per individuare “di chi è la colpa”, come normalmente si legge nei resoconti relativi a diatribe tra nazioni confinanti ma si occuperà di analizzare la convenienza o meno di talune nazioni a intraprendere inziative piuttosto pericolose che potrebbero portare ad un conflitto tra le medesime. In questo modo sarà più facile comprenderne le ragioni.
- Creazione di un “casus belli”
Non per creare allarmismo ma con le scaramucce più o meno scoperte della Presidenza USA nel resto del mondo, si sta preparando una guerra soprattutto economica coinvolgente l’Unione Europea, non tanto per arrivare ad un confronto militare quanto, sembrerebbe, per scambiare le forniture di petrolio e gas russo con approvvigionamenti dal medioriente che sono sotto il controllo americano, inglese e francese.
Tale situazione l’abbiamo già vissuta con la disputa in Ucraina inadempiente nei contratti per il gas in transito dalla Russia che, tra l’altro, pensava di aumentare il rifornimento dell’Europa tramite il progettato condotto South Stream.
Ora la situazione si ripropone con North Stream che attraversa la Bielorussia e arriva in Germania.
Che strana combinazione: ostilità russe o viceversa verso due nazioni che dovrebbero essere felicissime di vivere in pace con loro perché i due condotti sono una fonte di benessere per le popolazioni locali.
Poi, un conflitto in Ucraina e in Bielorussia comporterebbe un forte aggravio all’economia UE in quanto la già eseguita riduzione del rifornimento di combustibili provenienti dalla Federazione Russa, ha comportato un forte aumento di tutte le tariffe energetiche, aumenti pilotati dai contractors inglesi, francesi e statunitensi che gestiscono gran parte delle risorse mediorientali e africane.
In questa situazione appare una “combine” molto complessa che vede la Presidenza USA intenta a “…portare la democrazia in quei paesi che non ce l’hanno…” sottintendendo – molto probabilmente – un riferimento a Russia e Cina, trascurando la figuraccia fatta in Afghanistan ormai lasciato allo sbando con una dittatura che poco appartiene ai sacrifici occidentali lasciati sul campo dopo dieci anni di permanenza armata sul territorio!
Adesso chi è che vorrebbe democratizzare Federazione Russa?
Il Presidente Putin ha fatto miracoli nel trasformare una nazione grande ben 11 meridiani in una vera potenza civile e industriale con soli 180 milioni di cittadini ma forse il Presidente USA non è stato chiaro nel suo intento.
La Federazione non ha obbligato nessuna nazione aderente ad uno stretto formalismo come lo é il “Trattato Per il Funzionamento dell’Unione Europea” (la quasi- Costituzione UE) il quale costringe le nazioni UE a sottostare alle strampalate Direttive della Commissione UE. Bensì la Russia ha patteggiato la sua Federazione con accordi variabili tra partner e partner, con la massima flessibilità, quindi addirittura con più democrazia di quanta se ne possa intravedere nella UE.
Così anche nei confronti di una Cina ormai completamente trasformata dal “capitalismo di Stato” attraverso il quale è diventata la più grande “holding” commerciale a livello mondiale e in futuro sarà difficile frenare il suo espansionismo. Attuamente il reddito medio dei cinesi non è altissimo ma, come disse il Presidente cinese, una volta eliminate le frange di cittadini più deboli si provvederà ad aumentare le loro capacità di consumo.
Le parole del Presidente americano hanno però messo in allarme l’omologo cinese il quale ha subito ribadito che non è corretto contestare il loro lavoro perché rispetta le regole di mercato e investe nel mondo portando capitali anche in aree dimenticate.
In realtà è vero perché – dal punto di vista economico – l’occidente si mosse e si muove solo laddove il guadagno è immediato e certo, non fa investimenti a lungo termine come appunto l’acquisto di licenze per l’estrazione di “terre rare”, divenute importantissime per la produzione di elettronica ed è una quasi esclusiva ricchezza cinese che nel tempo sicuramente causerà problemi all’industria occidentale.
Stessi problemi con la faccenda dell’affitto di alcuni importanti porti marittimi e la volontà di automatizzarli al massimo onde migliorare il sevizio di trasferimanto container, visto che ne vengono mobilitati molte migliaia ogni giorno e all’80% sembrano colmi di merci cinesi!
- Obiettivi
A questo punto possiamo individuare tre grossi problemi che riguardano soprattutto la politica del Presidente americano che sta stimolando una UE fragile e non in grado di sopportare economicamente una movimentazione di grandi armate per fronteggiare un improbabile attacco da parte della Federazione Russa. Un evento veramente insopportabile che sicuramente provocherebbe una inflazione stellare e un inutile spreco di risorse poi pagate dai cittadini europei ma a che pro?
L’Unione si sta scagliando contro la Federazione adducendo la responsabilità della crisi in Ucraina, l’illegittima campagna in Crimea e la questione degli immigrati Bielorussia che vogliono entrare illegalmente e con la forza nei confini nord est polacchi.
Chiaramente si tratta di situazioni create ad arte, per capirlo basta porsi poche domande:
2.1 Qual è l’interesse della Federazione a occupare militarmente l’Ucraina visto che gran parte delle sue pipeline attraversano proprio questa nazione?
2.2 Qual è l’interesse della Federazione ad occupare militarmente la Crimea quando poco lontano da questa piccola penisola avrebbe costruito in tutta pace e collaborazione con i locali, il South Stream per il rifornimento del sud est europeo?
2.3 Qual è l’interesse della Federazione a stimolare i pseudo migranti bielorussi a forzare i confini polacchi?
La UE potrà mai mettere paura ai russi detentori della super bomba Tsar da 50 megatoni e missili imprendibili e super carriarmati completamente automatizzati? La Federazione di oggi non è la vecchia URSS cui sono rimasti solo ricordi, é un’industria militare tenuta all’avanguardia per la necessaria protezione dei suoi enormi confini: è un po’ come “scherzare col fuoco”!
3.1 Il confronto rimane tra Ucraina, Federazione e UE
Si paventa erroneamente che i russi per vari motivi vogliono assorbire politicamente l’Ucraina ma a mio avviso l’interesse della Federazione è probabile solo per la Repubblica di Crimea, un’area che si affaccia sul Mar Nero e intermezza il Mare di Azov, tradizionalmente luogo di vacanza preferito dai notabili sovietici ma è un obiettivo prettamente economico e lontanamente militare.
In effetti la penisola di Crimea è un punto di smistamento commerciale tra i confini orientali europei e turchi, quindi piuttosto utile ai traffici marittimi, ovviamente indipendenti dall’attraversamento territoriale della Ucraina ma non è così importante da produrre una guerra. Piuttosto potrebbe essere solo una dimostrazione di forza basata sulla demografia e genealogia dei crimeani.
Di questo non se ne vede l’aspetto militare visto che il Mar Nero e il suo vicino Mar d’Azov sono bacini chiusi residenti nei confini turchi e controllati da questi ultimi. La Federazione Russa può tranquillamente muovere la sua flotta mediterranea di scalo in Georgia passando dal Canale del Bosforo e dal Dardanelli limitanti il Mar di Marmara ove l’Ucraina ha ben poca giurisdizione.
Idem per le rotte turistiche commerciali.
Quindi, data la delicatezza politica di quest’area, sicuramente non conviene a nessuno agitarsi perché ci rimetterebbero tutti e in particolare la UE che vedrebbe bloccarsi il commercio con la Federazione russa i cui danni graverebbero direttamente e immancabilmente su Grecia, Romania, Bulgaria; senza contare che la chiusura dei rubinetti del gas russo produrrebbe effetti tremendi prorio nei paesi dell’est UE, tra cui anche parte della Germania!
Inoltre la UE è un ottimo partner commerciale della Federazione, ad esempio l’Italia ha un giro d’affari di circa 16 miliardi di import contro solo 9 miliardi di export.
Nella figura posta all’inizio, notiamo il reticolo di gasdotti che distribuscono il combustibile estratto in Siberia all’interno della UE attraversando l’Ucraina. Anche quest’ultima nazione ha molto da perdere in caso di riaccendersi la crisi politico/militare con la Federazione Russa.
Ciò che accadde nel 2014 nasconde una verità poco entusiasmante, ovvero sembrerebbe che la UE tentò di sottrare l’Ucraina all’influenza della rinnovata Russia la quale stava cercando di organizzare in un modo prettamente liberale l’ex URSS, onde evitarne la dispersione in tante piccole nazioni.
Tale ingerenza portò alla pressione militare russa (c’è da ricordare che il reticolo di gasdotto siberiano per giungere in UE attraversa quasi tutto in Ucraina) da cui la sua acquisizione della Crimea col conseguente blocco della costruzione del South Stream, il nuovo metandotto che passa nel Mar Nero e avrebbe dovuto realizzare una nuova via per alimentare direttamente il sud est UE tra cui anche l’Italia.
Dal punto di vista di chi scrive, l’intromissione della UE fu di una cretinaggine assoluta perché in Ucraina si avviò un principio di guerra civile tra chi voleva la Federazione Russa come partner privilegiato e chi invece voleva adottare le determinazioni UE per un possibile ingresso nell’Unione e disporre della protezione NATO a scopo difensivo di un paventato attacco russo. Niente di più assurdo!
Al momento la situazione non è risolta: la UE sta rafforzando i confini, la Federazione Russa sta spostando ingenti forze militari sul confine ucraino e la diplomazia UE sta facendo le carte per ammettere in NATO anche l’Ucraina.
Quest’ultimo passaggio è sollecitato dalla Presidenza statunitense la quale ha già detto che in caso di situazioni belliche invierà sostegni alla Ucraina, come dire “…cari russi state attenti che se non l’abbiamo fatto prima, lo faremo adesso…” e gli europei stanno cadendo a piedi pari nella trappola! Per il momento sospendo qui!
3.2 L’espansione cinese
L’espansione commerciale cinese non dovrebbe preoccupare gli economisti occidentali più di tanto, perché in fin dei conti a Repubblica di Cina è una nazione concettualmente giovanissima che si è immessa nell’economia di libero mercato da non più di una ventina di anni. Troppo poco per consolidare la tecnologia acquisita dall’occidente e superarla in potenzialità.
La produzione cinese in generale è di buona qualità e la sua forza più che basata sulle innovazioni la ritroviamo nell’enorme capacità produttiva, dovuta in parte al gran numero di lavoratori soprattutto giovani e all’avanguardia nell’impiego di processi produttivi automatizzati.
Le nazioni occidentali impiegano i prodotti cinesi per lo più low-cost (in media meno del 30%) per costruire in grande serie manufatti innovativi. Ad esempio l’elettronica di un computer è “Made in China – C E” ma il computer serve agli ingegneri occidentali per realizzare autovetture di grande potenza, inarrivabili dalle produzioni orientali. Ciò permette all’occidente di mantenere un bilancio exp – imp non del tutto fallimentare… almeno per i prossimi anni.
Nel mio libro intitolato “Tasse Tributi e Balzelli”, di prossima uscita in libreria, propongo un nuovo metodo di prelievo fiscale che dovrebbe livellare la differenza di trattamento fiscale esistente tra i paesi occidentali nei quali è in vigore l’IVA e il mondo esterno oggetto di differenti trattamenti fiscali sulla produzione e sull’exp/import.
L’IVA è un metodo assai vetusto e di facile evasione, il modello proposto la supera senza dover ricorre a dazi o altro.
L’utilizzo di questo nuovo metodo è importante perché anziché combattere il modello cinese e la sua organizzazione di “capitalismo di Stato”, l’occidente può avvantaggiarsene cambiando il modello produttivo per il fatto che le basi di qualsiasi prodotto industriale verrebbero importate dalla Cina, quindi, non rimarrebbe altro che assemblare queste tante piccole parti d’importazione in manufatti complessi di cui il valore aggiunto risuterebbe notevolmente amplificato.
Un esempio è il mercato dei telefoni cellulari sempre più estremamente potenti e complessi. Un prodotto di ultima generazione costa all’incirca 50 euro per esemplare in quantitativi all’ordine da 10.000 elementi in su, franco fabbrica. I medesimi vengono venduti sul mercato al dettaglio al prezzo di circa 350 euro fino a 1300 euro in funzione delllo specifico modello.
Il celluare è uno strumento che alimenta tutto un suo mondo produttivo che va dalle cosiddette “app” (alias application o plug-in, ecc.) fino a programmi più complessi. Non solo questo: il cellulare è in realtà un ufficio mobile, portatile ovunque e attivabile via satellite qualora non sia disponibile un canale WiFi di prossimità.
Quindi, dalla semplice produzione di chip elettronici ultra integrati e ultra miniaturizzati con i quali le maestranze cinesi forniscono questi strumenti al mondo occidentale, si ha la possibilità di creare nuovi posti di lavoro di alto livello e lo si può fare proprio per la grande disponibilità di strumenti indispensabili low-cost!
Visto che la produzione di microelettronica ormai è quasi di completo appannaggio del mondo orientale che vede la Cina quale capofila ma anche il “piccoletto” Vietnam in linea tra i produttori, pertanto è inutile affannarsi per tentare di sottrarre le “terre rare” di cui ho detto prima, dall’egemonia cinese. L’importante è mantenere rapporti politici e commerciali aperti e sinceri, se si vuole continuare a vivere in questo mondo ed evitare una catastrofica terza guerra mondiale!
3.3 L’importanza dell’Europa
Di proposito ho scritto Europa e non UE perché in realtà la UE stenta a diventare maggiorenne, dovrei pronunciare un “j’accuse” verso la Commissione rea di aver sottratto al Parlamento UE le prerogative quest’ultimo per adottare la strategia di impoverire taluni paesi ricchi per livellare la capacità produttiva media dei 27 aderenti (leggere i precedenti articoli inerenti su www.servernews.it ai quali rimando). La conseguenza di ciò è l’impossibilità di creare quell’unico territorio unificato sotto una una bandiera e con una unica Costituzione!
I motivi sono molteplici e facendo tesoro dell’esperienza USA direi addirittura poco probabile che si riesca a ottenere tanto, come voluto dai grandi politici Adenauer, Schuman, De Gasperi.
Altiero Spinelli tentò di convincere il gruppo dei Sei ad adottare una forma di federalismo credendo di raggiungere facilmente l’Unione federativa visto che già vi erano esperienze conseguite con la CECA ed altri accordi confluiti nel Trattato di Roma (1951).
A mio avviso un approccio federalista avrebbe consentito il rapido sviluppo delle nazioni più critiche in quanto avrebbero sicuramente trovato un più forte trascinamento delle nazioni prodighe. Invece con l’attuazione del sistema “tedesco” (perché imposto o quasi dall’ammistrazione medesima propostasi unilateralmente a guida della UE), abbiamo avuto risultati pressappoco negativi e solo la grande capacità produttiva e l’economia di libero mercato delle singole nazioni rispetto la resto del mondo, ha permesso alla UE di mantenere la seconda posizione in vetta alla classifica dei paesi più ricchi, prima della Cina e dopo gli inarrivabili USA.
Si poteva fare di più?
Sicuramente perché per mantenere tale posizione si è dovuto sacrificare parte del benessere interno adottando forti politiche di sostegno laddove la povertà incalzava ma questa è altra storia.
Tornando alla paventata crisi con la Federazione Russa, è spiacevole constatare che gli sforzi del Cremilino orientati a una gestione moderna del popolo russo e allo spirtito di collaborazione sia con i paesi federati, sia con i confinanti, vengano tradotti dalla UE come tentativi di egemonia russa sull’intera Europa.
Dalla fine dell’URSS ad oggi sono stati pochissimi gli interventi militari russi e quasi sempre orientati alla pacificazione dei contendenti (Siria, Libia, ecc.), ad esclusione della questione della Crimea: una vera prova di forza conseguente alle maldestre iniziative di quest’ultima!
- Conclusione
Credo di aver elencato adeguatamente il mio punto di vista, naturalmente con beneficio di inventario nelle interpretazioni fortemente soggettive ma dall’analisi dei fatti ritengo sommariamente corrette.
Da ciò desumo un irreale comportamenti della Commissione UE che sta tentando (probabilmente in qualche modo su “consiglio” USA) di alterare l’equlibrio tra gli Stati europei affannosamente cercato dalla fine della II Guerra Mondiale ad oggi.
Dobbiamo sicuramente ringraziare l’aiuto USA risultato indispensabile per la ricostruzione dell’intera Europa ma sarebbe piuttosto piaciacevole unire in una possibile grande Federazione degli Stati Europei (Russia compresa perché storicamente è stata “europea” fino all’avvento del comunismo), comunque evitando di opporsi agli USA e alla Cina.
Il mondo è cambiato ed è transitato velocemente dall’Era Atomica all’Era della Comunicazione senza quasi accorgercene. La tecnologia ha raggiunto quanto di più impensabile si può trarre dalla fantascienza: solo mezzo secolo fa i vettori interplanetari raggiunsero la Luna e oggi hanno attraversato il sistema solare inviando una foto del nostro pianeta da circa 6 miliardi di chilometri ma non solo, si sta preparando una missione umana su Marte!
La prossima sarà l’Era dei Robot, più di quanto Blaise Pascal poté fare con la sua “Pascalina” calcolatrice od anche Charles Babbage col suo calcolatore differenziale e tanti altri fino al rivoluzionario mocriprocessore realizzato dall’Ingegner Federico Faggin. Oggi, in pchi milligrammi di silicio e di “terre rare” (appunto) si può condensare il patrimonio culturale dell’intera umanità e noi ancora stiamo pensando di fare la guerra ai russi, ai nostri principali forntori di energia?
Roba da matti e la Commissione UE continua a lanciare Direttive fuori da ogni logica, come l’ultima sul blocco delle vendite e di affitto se l’immobile in oggetto non ha la certificazione verde. Forse non sanno quanti sono gli immobili – solo in Italia – privi di certificazione e secondo la Commissione si dovrebbe bloccare l’intero comparto immobiliare?
Ma facciano il piacere…
A mio avviso dovremmo scartare l’ipotesi NATO suggerita dall’Amministrazione USA e fare da “pacieri” tra l’Ucraina e la Federazione Russa magari con qualche contratto commerciale favorevole alle parti.
Naturalmente rimane in piedi il desiderio di superare l’inutile e dannosa Commissione pensando a una Europa federalista (FE) in grado di accogliere tutte le nazioni di questo lato del mondo che volessero aderire, magari sul modello USA che raggruppa 51 nazioni grandi e piccole, opulente e bisognose, tutte sotto una unica bandiera federale (ogni Stato mantiene la propria), una moneta unica e poche Leggi essenziali comuni e chissà, anche l’UK potrebbe rientrare…
Spero che lassù Qualcuno voglia tutto questo!
Lorenzo Romano © 16 dic 2021
Corrispondenza da Roma per PalermoParla







