Supermario non esiste più. Bocciato alle quirinalizie, si prepari adesso alla seconda trombatura, quella di palazzo Chigi.
Come mai? Qualcuno potrebbe chiedersi. Ma la risposta è semplice: Mario Draghi, in fondo, era soltanto “un catapultato” sulla poltrona più alta dell’esecutivo. Qualcuno lo aveva eletto?
E siccome è certo che la catapulta ti può lanciare molto in alto, è pure vero che, alla fine, di sicuro ti farà cadere da qualche parte, piuttosto in basso.
I poteri forti stranieri si sono illusi di poter manovrare dall’esterno la politica italiana, tramite la nomina di un “uomo forte” che avrebbe preso decisioni in completa autonomia dai partiti e dai parlamentari. Ciò non è accaduto. E neanche poteva accadere, diciamo noi. Da soli non si va da nessuna parte, neppure se in possesso di tutti gli appoggi possibili e immaginabili, che al superministro certo non mancavano: finanza, industria, media e vertici della chiesa, papa compreso.
Ma persino il generale più capace ha bisogno di un esercito e se non ce l’ha non va da nessuna parte. Con l’aggravante che se sei circondato da una schiera di cortigiani e provi ad appoggiartici, vedrai che alla prima occasione ti faranno cadere col c. per terra.
Le persone come Draghi vivono in un Olimpo dorato dal quale non si degnano di abbassare gli occhi verso gli umili mortali, ma poi, quando hanno bisogno dei loro voti per raggiungere i propri scopi non se li trovano più e allora si meravigliano perché non se l’aspettavano affatto.
Molti giornalisti hanno tacciato i parlamentari di pavidità, inettitudine e via discorrendo, ma si sono guardati bene dal notare che la strategia di Draghi, paragonabile a quella dell’elefante nel negozio di porcellane, è stata del tutto perdente.
C’è, invece, chi, all’opposto, ha lavorato sotto traccia, con prudenza e lungimiranza e ha raggiunto lo scopo preferito dalla maggior parte dei parlamentari e dello stesso popolo italiano: la rielezione di Sergio Mattarella. Anche i pigmei, come i lillipuziani fecero con Gulliver, se si uniscono, rendono inerme il gigante, lo stendono a terra e lo legano con mille piccole funi.
Non dimentichiamoci, del resto, che gli italiani, da secoli, fra l’essere governati male e il non essere governati affatto sanno che cosa scegliere.







