Sold out il 23 gennaio di quest’anno, al teatro Colosseum di Palermo, per Moschella & Mulè, una coppia comica dallo stile inconfondibile, tra le più note e apprezzate nel ricco parterre di comici palermitani. Affiatati e inscindibili anche nella vita, fin dal 2009, Giuseppe Moschella ed Emanuela Mulè, per una volta diventano trio, per la presenza di Agostina Somma. Un mix di comicità diverse che, sotto la direzione di Giuseppe Moschella, ha funzionato alla grande. “Pezzi nuovi e di repertorio – cito dal comunicato stampa – che si amalgamano per regalare un’ora e mezza di pura comicità ed ironia”. Promessa mantenuta, malgrado la distanza che separa la coppia dalla comicità istintiva, verace ma meno controllata, di Agostina Somma. La sua è la voce di una “palermitana qualunque”, di quelle che brontolano criticando tutto e tutti, sindaco incluso. Ma il suo, in fondo, è un “odi et amo”, e per la patrona, Santa Rosalia, da palermitana doc., è amore puro.
Ma chi sono Moschella& Mulè, e cosa hanno dato al teatro della loro città, e anche in giro per l’Italia, a Roma in vari teatri, ma anche a Firenze a Milano e altrove? Entrambi sono in possesso di una laurea, lei in lingua e letterature straniere, specializzazione in inglese e spagnolo, lui in architettura. Il che gli ha garantito un buon bagaglio culturale, fondamentale anche per chi si dà al teatro. Ma la vera vocazione per entrambi, era già quella, da tempo. Anzi a lui – ci racconta Giuseppe – si rivelò fin da bambino. Grazie alla madre, insegnante di lettere, a quattro anni sapeva già leggere e la maestra lo chiamava a recitare in classe le poesie, perché ci metteva sentimento. Un anno dopo già dirigeva i compagni, organizzando piccoli spettacoli. Forte della precoce vocazione, Giuseppe andò a lezione da Nanni Loy e Lina Wertmuller, perché il suo intento, poi realizzato, era diventare un artista completo, capace di affrontare cinema, teatro e anche televisione. Emanuela non fu da meno, ha studiato anche lei con Lina Wertmuller e fondamentale è stato il percorso formativo con Bernard Hiller, famoso actor coach americano ma innumerevoli sono i seminari, le masterclass, i workshop e simili, che lei seguì nella capitale. Mentre a Palermo, partecipò al corso propedeutico teatrale che Mario Pupella, attore noto e affermato, teneva al Teatro Crystal. Entrambi poi si dicono debitori col grande Gigi Proietti. Di lui apprezzavano la serietà con cui affrontava il registro comico, assai più difficile di quello drammatico.
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Anche qui siamo “confusi in mezzo al bene”, sono tanti gli spunti comici che nascono dall’osservazione del presente con i suoi tipi, coi tic e le mode. Gli sketch sono 10, impossibile raccontarli tutti. Ma il duo dimostra ampiamente, con la padronanza dei mezzi espressivi, la raggiunta maturità. E Agostina Somma è un piacevole controcanto. Qualche esempio: l’agriturismo è molto a la page, spesso difficile da raggiungere. La strada è sterrata e arrivi tardi, ti danno il posto vicino alla porta del bagno, e per mangiare cosa? Cibo vegano immangiabile, come il tofu, o gli involtini di soja. Poi c’è San Valentino, ti stressi e non riesci a dormire. Conti le pecore prima nel verso giusto, poi al contrario, poi provi a tosarle, una per una. Stai per farcela, ma la tua compagna, sorridente ti chiama: “Parliamo ?” Con lei il rapporto è difficile, ha il “tri ciclo”, è nervosa prima, durante e dopo. Provi ad accontentarla portandole un mocio giallo che si trova nello sgabuzzino. Apri e di gialli ce ne sono tanti, di diverse sfumature. Morale della favola: “Quasi quasi divento gay”. Poi tocca a lei lamentarsi del compagno, troppo legato a mammina, con le sue fisime come il lievito madre. Spesso invece il marito è lontano, assente perché latitante. Lei è fedele con qualche riserva. L’idraulico è un classico, e in crociera… c’è il comandante della nave!
Tutti applauditi, recitati col giusto tono e con le giuste pause, fondamentali per coinvolgere il pubblico che ha partecipato, interloquendo più volte con gli attori. Splendido “Cara Palermo” che racconta Palermo com’era dagli anni ’50 ai ’70, quando tutto era più semplice, più primitivo e gli ambulanti “abbanniavano” la loro merce sulla spiaggia di Mondello, la più amata dai palermitani. Qui si punta sulla nostalgia. Il pubblico gradisce, ride e si ritrova. La commozione è tangibile. Finale con un pizzico di cattiveria. Tre comari al cimitero (Moschella con tanto di parrucca!), davanti alle tombe dei loro cari, sospirano rivolgendosi al pubblico: “Siamo appesi a un filo, oggi ci siamo, domani… non ci sarete”. Tutti a fare gli scongiuri, ma gli applausi sono scroscianti. Eliana L. Napoli








