Il nostro giudizio sull’andamento del conflitto in Ucraina e la sua genesi risulta esatto e – come abbiamo detto – sta portando direttamente al disastro economico europeo, ancorché alla possibilità dell’estensione del conflitto armato all’intera UE. Naturalmente tutto questo per far felici i guerrafondai americani e far scodinzolare i cagnolini dell’Unione!
Ritroviamo questo concetto in un documento del Gruppo Maurizio Blondet & Friends di cui riportiamo un breve ma essenziale passaggio:
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“Il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana e attuale Presidente della Fondazione Icsa, ha detto del conflitto ucraino:
“Neutralità? C(r)edo che prima di mettere in atto le minacce da entrambe le parti per intensificare il conflitto nella NATO, dobbiamo garantire che questo conflitto finisca. E da quel punto di vista, non vedo nessuno coinvolto, anzi, vedo un intero gruppo di incendiari fare esattamente il contrario”.
Ha aggiunto:“Innanzitutto il nostro Paese dovrebbe fare tutto, e non vedo che stia facendo tutto, perché il conflitto possa finire. Quando dico di fare tutto, intendo dire che siamo d’accordo con altri paesi europei, in particolare Francia e Germania, su una posizione comune nei confronti dei paesi guerrafondai guidati dagli Stati Uniti, affinché si fermino, affinché si uniscano Promuovere un cessate il fuoco e negoziati, anche a rischio di interrompere i rapporti con gli Usa”.
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Quindi risulta chiaro che le azioni intraprese dalla Commissione UE e da vari Governi UE, tra cui anche quello italiano (specificatamente messo all’indice dal Governo russo), sono del tutto controproducenti e a nostro avviso nascono da decisioni assolutamente non ponderate ma “assunte dall’alto”.
Per capire le motivazioni che spinsero il Governo russo all’azione militare, bisogna risalire ai fatti occorsi in Ucraina fin dalla dissoluzione dell’URSS. Dopo il 1991 l’area ex sovietica comprendente i vari Stati, principati, regni, granducati, ecc. ante XIX Secolo, si trovarono a dove scegliere se entrare a far parte della neonata Federazione Russa non più comunista, oppure se darsi uno status di Nazione indipendente e l’Ucraina scelse questa seconda soluzione.
In Ucraina vivono circa nove milioni di persone di lingua russa le quali NON sono ben accette da una minima parte della popolazione costituitasi nelle autoproclamate milizie Azov, la cui “missione” è fare pulizia etnica di tutta la gente “russofona” e tal fine si dichiarano seguaci dell’ideologia nazista!
A seguito dell’uccisione di circa 14.000 cittadini “russofoni”, la Russia intervenne militarmente per ben due volte al fine di fermare i massacri e nel 2014 sottoscrisse un accordo col Governo ucraino sulla tolleranza verso i cittadini “russofoni”, nonché sull’accettazione della richiesta di indipendenza della Crimea sostenuta con un Referendum vinto al 98% e sulla creazione di una zona neutrale nel Donbass.
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Qualche anno fa l’attuale Governo ucraino legalizzò le milizie le quali vennero così legittimate a continuare i massacri!
Solo a questo punto intervenne l’esercito russo per fermare questi nuovi ulteriori massacri, a legittimare le richieste di indipendenza della Crimea, l’autonomia del Donbass e a confermare il già citato accordo del 2014.
Purtroppo si scoprì l’intervento di “emissari di forze aliene” che stavano stimolando la crescita delle iniziative contro i russi provocandone una pesante reazione.
A quanto appena scritto si aggiunge l’interesse della NATO a piazzare missili lungo i confini russi con funzione di tenere “sotto scacco” l’esercito russo essendo Mosca la città direttamente minacciata in quanto dista solo 350 km dal confine e quindi facilmente raggiungibile da piogge di missili.
A seguito di ciò lo scenario cambiò repentinamente: da un semplice tentativo di pacificare una popolazione con semplici trattati, si sta scalando gli interventi militari portandoli alla soglia di una guerra mondiale e non certamente nell’interesse del popolo ucraino costretto per forza di cose a migrare altrove!
Tutto questo maschera altre attività come ad esempio la guerra contro Saddam Hussein prima armato e convinto di poter vincere un confronto con l’Iran e poi combatterlo perché sconfitto rivolse le sue mire verso i pozzi di petrolio degli emirati?
Oppure uccidere Gheddafi ingiustamente accusato di preparare una guerra chimica?
Certo, l’immenso patrimonio di risorse naturali russe fa moltissima gola ai guerrafondai ma non si è più nel XVI Secolo dove El Conquistador direttamente/indirettamente annichilì tre civiltà (Incas, Maya, Aztechi).
Il confronto armato dell’occidente con la Federazione Russa non potrebbe essere vinto da alcun contendente perché si giungerebbe a uno scambio di bombe termonucleari e, senza contare i danni prodotti oltremare, le 27 capitali europee verrebbero distrutte già nel primo giorno di guerra in cambio delle uniche tre grandi città russe… ne vale la pena?
Ancora una volta i ministri europei avviano una iniziativa senza fare i conti, così come all’epoca delle famigerate “quote latte” con le quali costrinsero l’Italia a smaltire 5 milioni di bovini e a far chiudere 160.000 aziende del settore, oggi si pretende di non acquistare più gas russo (solo l’Italia ne consuma ben 60 miliardi di mc/anno) senza nemmeno prevedere fornitori alternativi.
Si sono fatte grandi battaglie per l’eliminazione del carbone e del petrolio dalla produzione di energia ed ecco che a causa di questa “guerra santa” si ripropone l’uso del carbone tedesco e del petrolio mediorientale!
Proprio vero, è ora di uscire dal modello UE che combina solo disastri come l’interventismo nella guerra in Ucraina promettendo l’invio di grandi quantitativi di armamenti (probabilmente fin troppo obsoleti), con l’invio di “contractors”e di “consiglieri” più o meno ufficiali e con promesse di aiuti economici che non arriveranno mai perché la UE gestita in un modo assai discutibile ormai è un’organizzazione in pieno deficit…
Una cosa che non ho mai capito perché si continua a considerare la Russia politicamente esterna all’Europa mentre sappiamo che prima della Rivoluzione era considerata facente parte dei regni e degli Imperi dell’Europa centrale.
A mio avviso l’eventuale Europa economica dovrebbe includere tutte quelle nazioni che storicamente hanno fatto parte del contesto etnico europeo.
Tale unificazione potrebbe facilmente avvenire con la Federazione degli Stati europei, con poche leggi in comune e ogni Stato può gestire sé stesso al meglio, anche con la doppia circolazione monetaria, come gli inglesi ne dimostrarono i vantaggi in quei pochi anni che rimasero in UE.
Lorenzo Romano (da Roma)







