E finalmente il cinema italiano, che partecipa al concorso opere prime e seconde con un film che regge splendidamente il confronto con i primi due. Si tratta di IO E SPOTTY, opera seconda di Cosimo Gomez, un regista che ci sorprese nel 2017, col suo BRUTTI E CATTIVI, presentato a Venezia 74 nella sezione “Orizzonti”. Corrosivo ed anticonformista, la sua era una favola surreale che metteva in scena una banda sgangherata di freaks fisicamente o moralmente disabili, una dark comedy fuori dal coro “metafora di un imbarbarimento diffuso”. Insomma, una boccata d’aria fresca, innovativa, nel panorama un po’ stantio della commedia all’italiana. E questa sua opera seconda non è da meno. E’ ancora una commedia, meno scioccante però e più sentimentale, che tratta comunque di un argomento serio, molto attuale: il disagio di molti giovani che fuggono da situazioni che comportano aspettative da parte degli adulti perché si sentono inadeguati. E’ quanto accade ad Eva (Michela De Rossi) in cura da una psicanalista perché soggetta ad attacchi di panico, che mente alla madre lontana, cui racconta di essere in regola con gli esami della facoltà cui si è iscritta, e invece non è ha affrontato nemmeno uno. Non sta meglio di lei il 27enne Matteo (Filippo Scotti), solitario e introverso, affetto da un grave disturbo della personalità. Al mattino è un bravo e apprezzato disegnatore di fumetti, ma quando torna a casa lo attende un alter ego, il cane Spotty. Indossa un costume da cane e si sente finalmente libero. Ma la solitudine alla fine gli pesa. Vorrebbe qualcuno con cui giocare. Cerca con un annuncio un dogsitter e risponde proprio lei, Eva che, a corto di denaro si accontenta di qualsiasi lavoro. Si accorge subito che Spotty è innocuo, anzi simpatico. L’incontro è terapeutico per entrambi, e si capisce come va a finire. Cosimo Gomez fa centro per la seconda volta. IO E SPOTTY è una commedia agrodolce, sentimentale, molto gradevole, ma con un sottofondo serio, che invita alla riflessione, sostenuta da un’accurata sceneggiatura e dalla bravura dei due protagonisti, e non solo. Sorprende infatti, nel ruolo serio della madre fiduciosa, Paola Minaccioni.
Ma l’Italia presenta anche film fuori concorso, come LA MIA OMBRA E’ TUA, di Eugenio Cappuccio, che esce a breve nelle sale, tratto dall’omonimo romanzo di Aldo Nesi che ne è sceneggiatore assieme a lui. Una commedia meno autoriale ma gradevole, che promette due ore di divertimento, grazie anche a un attore come Marco Giallini, cui si affidano le migliori battute, che dà lezioni di recitazione anche al giovane Giuseppe Maggio, ma trova pane per i suoi denti nella classe di Isabella Ferrari.
Tutti e tre, assieme al regista e ai produttori, sono saliti sul palcoscenico del Teatro Antico, dove è stato proiettato. La trama è piuttosto complicata. Trattasi di uno scrittore di successo (Giallini) che non riesce a scrivere il sequel che editore e accaniti lettori pretendono. La sua storia si intreccia con quella di un ragazzo (Maggio) traumatizzato dall’improvvisa perdita del padre, che ha l’incarico di accertarsi che stia scrivendo il nuovo libro. Tra loro nasce un’intesa e scoprono di avere in comune una storia sentimentale che non ha avuto il successo sperato. Ma il finale ci regala, per entrambi, più di una sorpresa. L’idea di partenza non è male, ma la regia va spesso sopra le righe, manca del giusto senso della misura. E tuttavia l’insieme funziona, è perfino commovente, e lascia ben sperare in una buona presenza di pubblico nelle sale.
Evviva il cinema italiano. Meritevole di attenzione anche il corto IN FAMIGLIA di Giorgio Diritti, uno specialista del genere, capace di condensare in 20 minuti, una storia attuale e commovente, densa di significati. Al centro c’è l’incomunicabilità, la mancanza cioè di quel dialogo indispensabile tra marito e moglie, che porta spesso al fallimento del matrimonio e alla separazione. Ma nel film il punto di vista è quello di una bambina, la figlia Susanna, che segue impotente, col suo smartphone, lo svolgersi degli eventi. Commovente il finale in cui si stringe in un abbraccio al padre, che lascia la casa. Interpretato da un professionista del calibro di Fabrizio Ferracane e da Lidia Liberman che è la moglie, il film è stato realizzato nel laboratorio Fare Cinema, fondazione con sede a Bobbio, presieduta da Marco Bellocchio, molto attento alla scelta delle opere. E apprendiamo dal figlio Pier Giorgio, presente in conferenza stampa, che ha prodotto anche IO E SPOTTY
Eliana L. Napoli








