Fa grande eco politico e mediatico la diffusione clandestina(?) dei convincimenti di Silvio Berlusconi sulle cause e sulla conduzione del conflitto ucraino. Le parole trapelate in occasione di una riunione politica e spesso proferite da politici di destra e di sinistra (non PD) italiana invero sono state spesso condivise da buona parte degli attuali pacifisti italiani e non si capisce se siano state rese note per isolare il leader di FI ed il suo partito oppure per minare ulteriormente, da parte degli oppositori della recente sinistra di governo, la solidità della coalizione risultata chiaramente vincitrice nelle ultime elezioni politiche.
La cosa più stupefacente del dibattito sulla crisi ucraina è la demonizzazione della parola pace. Una volontà di pace che alberga, con motivazioni diverse ed in modo trasversale, nei cuori e nelle menti della maggioranza degli italiani. La cercano i cattolici convinti, la sinistra “antiamerikana” ed anticapitalista, la destra europea e sovranista fautrice di una terza via tra socialcomunismo e capitalismo, i pacifisti che vedono nell’amore un valore fondamentale della società e, per andare alle vicende italiane, chi si trova in condizioni economiche precarie per una recente politica che all’incapacità gestionale ha dovuto sommare speculazioni e ricatti internazionali giustificati, a torto od a ragione dalla guerra.
Pace quindi auspicata come soluzione economica ed esistenziale da tanti italiani, ma che solo ad essere proferita viene sommersa dalle critiche dai talebani main stream della narrazione dell’orco pazzo, cattivo, invasato, stragista.
Una tale acrimonia verso una delle aspirazioni più alte della civiltà umana rende quindi l’idea e l’argomentazione della pace off-limit. La possibile premier, a poche ore dall’incarico, deve puntualizzare, escludere, dichiarare l’ortodossia altrimenti potrebbe veder compromessa la propria nomina dal Colle supremo. Un imbarbarimento di cui è ormai preda questo Occidente a guida Biden negli USA e socialpopolare nella EU.
Tale condizione, che si palesa in questo momento epifanico, in realtà è il frutto avvelenato della storia recente, in particolare della conquista dell’Impero da parte di liberal e neoconservatori Usa, impresa condotta con successo grazie al lucro crescente delle guerre infinite da loro condotte.
Una flebile speranza viene oggi dalle dichiarazioni di Kevin McCarthy, capogruppo dei repubblicani alla Camera, il quale ha dichiarato, con una certa fermezza ad Eugene Scott del Washington Post, che i repubblicani non sottoscriveranno “un assegno in bianco” all’Ucraina se prenderanno il controllo della Camera alle ormai prossime elezioni di midterm.
Secondo McCarthy i cittadini americani vogliono che i politici si occupino della loro situazione, sempre più drammatica a causa della recessione (non dichiarata), piuttosto che prosciugare le risorse degli Stati Uniti per sostenere la guerra ucraina. La prospettiva indicata da McCarthy (The GOP is likely to oppose more aid to Ukraine in its war with Russia) potrebbe avere un qualche fondamento, in particolare perché tanti dei repubblicani che saranno eletti condividono l’agenda di Trump, il quale ha dichiarato più volte la necessità di trovare un accordo sulla guerra (motivo per il quale è ferocemente osteggiato dall’establishment). Ma non sarà facile far fronte alle terribili pressioni che dovranno subire gli eletti, se davvero vorranno intraprendere tale strada. Una nuova Camera in USA potrebbe offrire poi un’altra variabile, non certo secondaria, in questo puzzle geopolitico. Fin dall’inizio delle ostilità, Biden stesso ha in alcune occasioni cercato di porre un freno ai suoi falchi. Rimangiandosi certe affermazioni ed ammorbidendo i toni. Una Camera meno guerrafondaia potrebbe offrirgli una sponda, per cercare una possibile pace che allontani il possibile crescente spettro della guerra atomica. Ci vorranno però nuovi leader e coalizioni che speriamo verranno e, perché no, anche dall’Italia.
Fonte foto: parolecoloricom








