Il nuovo primo ministro britannico è Rishi Sunak. A pochi giorni dalle dimissioni di Liz Truss e dopo il ritiro dell’ex premier Boris Johnson che aveva, inizialmente, manifestato il proposito di ricandidarsi. La sua unica rivale era Penny Mordaunt, leader della Camera dei Comuni, ma lontana dal sostegno dei 100 parlamentari necessari alla sua elezione. Sunak sarà, quindi, il nuovo premier britannico e certo non avrà vita facile.
E’ il terzo premier in meno di tre mesi. Nel 2016 fu tra i sostenitori della Brexit. Afferma di voler rimettere “in sesto l’economia” in un momento difficile di crisi all’insegna “della competenza e dell’integrità”.
Ricchissimo e potente, gradito alla City, Sunak diventa il primo capo del governo del Regno di radici etniche indiane.
Rishi Sunak è stato soprattutto cancelliere dello Scacchiere (cioè ministro dell’Economia) tra il 2020 e il 2022, durante il governo di Boris Johnson. È figlio di immigrati indiani, laureato all’università di Oxford e con studi anche a Stanford, negli Stati Uniti.
L’ascesa alla massima carica del Regno Unito di un uomo la cui famiglia proviene da una ex colonia britannica è un fatto che ci deve far riflettere perché significa molte cose.
Innanzi tutto, “il vituperato oppressore inglese” ha permesso ai familiari di Sunak di abitare nel Regno Unito, di studiare, non solo, di raggiungere, con l’unico aiuto delle proprie capacità, le massime cariche dello stato. E se molte critiche al colonialismo inglese restano pur sempre valide, va dato atto pure dei grandi cambiamenti che la società inglese ha avuto in questi anni.
Dobbiamo anche chiederci se i Suniak, restando in patria, certi traguardi li avrebbero raggiunti.
Le sorprese, però, non finiscono qui. Il nuovo premier, che ha appena 42 anni, è conservatore da sempre, ma è in politica da pochi anni. Ha fatto una rapida carriera, sotto le ali di Boris Johnson, sempre presente in aula, si è dimostrato un grande lavoratore e si è fatto apprezzare per gli aiuti, sufficienti e veloci, distribuiti al tempo del Covid.
Traendo le somme, se in un paese per fare carriera conta il merito chiunque, povero, ricco, uomo, donna, bianco, nero, disabile…può inserirsi e fare carriera. Risulta, poi, evidente che spesso non è l’appartenenza alla sinistra a favorire l’integrazione come dimostrano tante carriere politiche tra le fila dei “cattivi” conservatori: Margaret Thatcher o Angela Merkel (cristiano-democratica). Insomma la storia personale del nuovo premier inglese smentisce molti luoghi comuni.








