Finalmente una poetessa che guarda dritto negli occhi la realtà del mondo.
E’ poesia quella di Gabriella Maggio, autentica, bella poesia, fatta di emozioni, ricordi, considerazioni. La poesia di chi pensa.
C’è anche, dietro, lo studio, la cultura, una cultura vera che non si fa spocchia, ma rimane limpida come l’acqua cui specchiarsi in un mattino silenzioso.
Vede tante cose la poetessa, del passato e dell’oggi, anche quelle che non sembrerebbero importanti, ma forse lo sono, come in Gabbiani: “Non più il gallo ma i gabbiani/ aprono il giorno/l’acuto verso lamentoso/rannuvola la luce del sole…”
Il mondo cambia, ma rimane uguale. Guerra? Agogniamo la pace, ma siamo sempre in guerra, come sembrano suggerire i versi di “Domani sarà ancora guerra”.
Commozione, ricordo struggente, ma contenuto, in “Nata di marzo”, dedicata a nonna Giovannina. In questa lirica, un po’ più lunga delle altre, colpisce il vivo ritratto che l’autrice sa dare della progenitrice, donna forte e gentile al contempo, erede di antiche tradizioni fatte di tanto amore e di tanto sacrificio.
E giungono da lontano anche gli echi di un giovane papà nel racconto ai figli dei rischi corsi in guerra. Il coraggio dei vent’anni: “Ti ha salvato il coraggio dei vent’anni e la mano salda dell’amico”. Echi lontani, echi vicini come nella struggente: “Per l’Ucraina”: “Tra le betulle spoglie del gelido inverno/ passi e speranze corrono verso un tiepido sole/ s’aprono un varco nelle voragini/nei palazzi avvolti dalle fiamme”.
Malinconia e speranza si intrecciano, si incontrano, si allontanano come in C’è un velo di tristezza: “C’è un velo di tristezza nell’aria/per le vie e le piazze/radi passanti frettolosi/scantonano con occhi bassi/e bocche serrate…tuttavia il finale è più ottimistico: la solitudine gela/ anche se un refolo già svela fiori dietro il muro” come anche nei versi E ridere così: “E ridere così, per niente/per le piccole cose di ogni giorno…”
La nostra vita, dolce e amara, alla quale restiamo comunque aggrappati quasi naufraghi sopravvissuti alla tempesta. Dobbiamo comunque viverla sapendone apprezzare i momenti felici o allegri anche se non smettiamo di chiederci il perché di tanto dolore. Amore cieco parla di femminicidio, di orrenda violenza contro chi ti ama o ti ha amato: “….L’amore ti ha ghermita/cieco e inaspettato/indifesa ti sei arresa all’inganno della pace e dell’abbraccio/e hai lambito con dolcezza la sua mano assassina”.
Per finire, è bello concludere con Di là dal muro: “Di là dal muro spuntano già i fiori/nella primavera della speranza”.
Lydia Gaziano Scargiali
Gabriella Maggio, Echi – Prefazione di Dante Maffia – Il Convivio Editore








