TaoFilmFestival secondo giorno, due film: una commedia italiana firmata da Giorgio Amato Lo sposo indeciso che non poteva (o forse non voleva) più uscire dal bagno) e un dramma a lieto fine In the fire di Conor Allyn

Non finisce di sorprenderci la giornata di sabato 24 giugno, che si conclude al Teatro Antico con due film di cui uno molto atteso: la commedia italiana firmata da Giorgio Amato Lo sposo indeciso che non poteva (o forse non voleva) più uscire dal bagno. Si inizia con la conferenza stampa del primo film, un po’ lunga ma comunque piacevole, per la presenza sul palcoscenico dell’intero cast, che sprizzava allegria. C’erano tutti: Giammarco Tognazzi, Ilenia Pastorelli, Stefano Pesce, Francesco Pannofino, Ornella Muti, Claudia Gerini, Giorgio Colangeli. Quando iniziò la proiezione del film, erano già passate le 10. Per il secondo invece In the fire di Conor Allyn, di cui poco si sapeva, un’estenuante conferenza stampa con tantissimi interventi dove tutti parlavano nella loro lingua (italiano o inglese) e poi traducevano. Morale della favola, furono in pochi a fermarsi per la proiezione del film. Va detto a monte del discorso che la serata doveva cominciare alle 20,30, ma per qualche misteriosa ragione ebbe inizio alle 10, e finì, per chi vide entrambi i film, verso le 2. Ma andiamo al sodo. Cosa dire del primo? Lungo titolo e discutibile sostanza. Gli attori tutti bravi, specie Gianmarco Tognazzi, protagonista in un ruolo strano, nel finale perfino drammatico. All’inizio tutto tranquillo. Assistiamo ai normali preparativi di un matrimonio. Poi però si comincia a comprendere quale può essere il senso di quello strano titolo. Il matrimonio infatti è sui generis, sta per cambiare la vita di due persone assai differenti per cultura e classe sociale. Lui (Tognazzi), esimio docente universitario di mezz’età, lei (la Pastorelli) una giovane e bella donna delle pulizie di cui il prof. apprezza la spontaneità. Sono in molti gli invitati che non risparmiano le critiche, a cominciare dal testimone, un altro prof. amico dello sposo, venuto da lontano per l’occasione. Lo sposo difende la sua scelta ma comincia a innervosirsi. Va e viene dal bagno fino a quando gli succede uno strano fenomeno, che gli impedisce di uscirne. Inutile bussare a quella porta perché si è chiuso dentro. E quando riescono ad aprirla, comprendono che quel fenomeno sta per disidratarlo, ha urgente bisogno di cure. Fra gli invitati c’è un’infermiera, e anche un urologo. Entrambi dichiarano di non aver mai visto nulla di simile. Meglio chiamare un’ambulanza. Ma non finisce qui. La sposa, sempre più ansiosa per il ritardo, fa un capitombolo giù per le scale, con pesanti conseguenze. Alla fine una bella signora (Claudia Gerini), che la sa lunga, afferma che la colpa è di qualcuno che ha gettato il malocchio sull’evento, e consegna allo sposo una pozione salvifica. Ma può un prof. che ha sempre combattuto contro le superstizioni accettare la proposta? Il resto ve lo risparmiamo, per non fare spoiling. Tra il pubblico molti ridevano, altri erano a disagio. Quella piega imprevista del racconto è sgradevole, ma nello stile comunque del regista. A conti fatti, malgrado la buona volontà degli attori, il risultato lascia perplessi. Il film sarà presto nelle sale. Vedere per credere.

In the fire

Di tutt’altra pasta e ben altro livello IN THE FIRE, che fin dal titolo non promette niente di rassicurante. Il regista è Conor Allyn, che ha scritto anche il soggetto e collaborato alla sceneggiatura. Il racconto è compatto, si entra in media res. In conferenza stampa apprendiamo che l’azione si svolge in Colombia, verso la fine dell’800, agli albori della psichiatria. L’ambiente è rurale, prevale l’ignoranza. E c’è un prete discutibile, che crede nella possessione diabolica e addita come indemoniato Martin, un bambino di buona famiglia. E lo addita come responsabile di ogni cosa che va storta. Ma secondo la madre, che crede nella scienza, ha solo qualche disturbo psichico, che va curato. E chiama, per occuparsene, una psichiatra americana all’avanguardia. Ma quando Grace (Amber Heard) arriva, la madre di Martin è morta, calpestata dal cavallo che lui cavalcava. Per caso o con l’intenzione di ucciderla? Difficile dirlo, tutto nel film è volutamente ambiguo. Il compito della psichiatra sarà lungo e scoraggiante. Nel cast ci sono attori importanti come Eduardo Noriega e Luca Calvani. Carta vincente però è Amber Heard, (al suo primo film, dopo la causa con l’ex marito Johnny Depp) per la sua interpretazione intensa, appassionante. Impossibile addentrarsi nei dettagli della trama, che vede una folla urlante guidata dal micidiale sacerdote, ora appiccare il fuoco al capanno della sfortunata famiglia Marquez, ora privarla del raccolto di terre ormai incoltivabili, perchè cosparse di sale. Intanto Martin migliora, inizialmente anaffettivo, si lega alla psichiatra e mostra affetto per il padre (EduardoNoriega). Malgrado le durissime premesse, il finale si apre al riscatto e alla speranza. Stilisticamente compatto, tempi perfetti e un’ottima sceneggiatura, IN THE FIRE è imperdibile per chi ama il buon cinema, che apre nuove strade, e invita a riflettere su temi importanti, come il ruolo negativo che può avere la religione quando volge al fanatismo. Va detto però che nel film c’è anche un sacerdote molto più ragionevole (Luca Calvani). Presentato in anteprima mondiale, il film uscirà in autunno. Se ne consiglia la visione.

Eliana L. Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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