Le notizie che continuano ad arrivare sul naufragio del Bayesian, affondato nelle acque antistanti Porticello, sono, a dir poco, impressionanti. Se, ad esempio, fosse confermata la notizia che la catena dell’ancora non era del tutto calata questo potrebbe spiegare molte cose, tra cui anche il notevole scarroccio dell’imbarcazione, risultato essere di oltre 500 metri dal punto di ancoraggio iniziale. Ma se la catena dell’ancora era insufficiente e in quelle condizioni non poteva tenere perché, allora, non allontanarsi abbandonandola in mare? Come mai, se c’erano problemi a bordo, non era stata richiesta assistenza alcuna prima dell’arrivo del nubifragio? Perché l’equipaggio non aveva dato motore? Oppure non funzionava neanche quello (ma erano addirittura due)?
Non dimentichiamo, poi, l’alta qualità della tecnologia presente a bordo in simili navi, in particolare in un Perini Yacht, una vera eccellenza italiana, un’azienda famosa nel mondo per l’ottima qualità dei materiali adoperati e per i sofisticati sistemi di sicurezza istallati. Il fatto che si trattasse di una nave a vela, capace di navigare anche senza motore e nelle condizioni più estreme lascia ancora più stupiti. Del resto, non ci sarebbe neppure bisogno di ricordarlo, persino il marinaio più sprovveduto sa che, in caso di maltempo, è più sicuro stare al largo che vicino alla costa. Se aggiungiamo che sia il comandante sia l’equipaggio risultavano di grande esperienza, risulta ancora più difficile spiegarsi come mai, nelle circostanze in cui si trovavano, in mezzo a un temporale e con forti raffiche di vento, abbiano fatto tutto il contrario di quello che viene consigliato o prescritto in questi casi come: evitare di stare alla fonda in attesa di maltempo (ampiamente annunciato dal meteo e niente affatto imprevedibile, come invece affermato dal comandante), tenere il motore spento, cosa che, invece, il vicino di barca non aveva fatto, tenendolo, invece, costantemente acceso, senza parlare, poi, dei portelloni (non si sa se uno o due) tenuti aperti di notte col temporale in corso.
Di fatti inspiegabili, però, su questo improvviso affondamento, ce ne sarebbero anche tanti altri, per esempio: su uno yacht come il Bayesian, sono presenti sistemi di sicurezza eccellenti, come mai non hanno funzionato? Si è detto che l’acqua è entrata da poppa tramite il portellone lasciato aperto, ma in questo tipo di navi a vela è presente una chiusura stagna, per cui, in ogni caso, l’acqua viene bloccata e non può passare nella sala macchine. Pare, inoltre, che l’epirb, un dispositivo in grado di trasmettere (in tutto il mondo) l’esatta posizione dello yacht nei casi di emergenza, non abbia funzionato.
Aggiungiamo che gli ospiti, fatto gravissimo, non erano stati avvertiti da nessuno circa il probabile affondamento che si stava verificando né, ovviamente, erano stati avviati verso le zattere di salvataggio.
Noi, che conosciamo la località di Porticello, davanti alla quale si è ancorato lo yacht, sappiamo pure che vanta ottimi cantieri nautici, in grado di costruire imbarcazioni molto grandi (prevalentemente pescherecci), certamente in grado di affrontare lunghi viaggi in mare aperto. Per citarne una, abbastanza famosa, Lisca bianca, la barca che compì il giro del mondo con a bordo i coniugi Sergio e Licia Albeggiani era stata costruita proprio lì e misurava solo 11 metri, quindi anche la marineria del posto, prima che si scatenasse il nubifragio, molto probabilmente avrebbe potuto fornire al Bayesian qualche aiuto, se necessario.
In quanto al maltempo, si è parlato di tromba marina, ma in realtà non c’è stata nessuna tromba marina, ma piuttosto un downburst, un fenomeno atmosferico che provoca un vento discendente che può raggiungere velocità molto elevate, con raffiche fino a 100 chilometri orari. Infatti, ha colpito un’area di circa 20 chilometri.
Sostenere, come ha fatto qualcuno, che l’evento fosse del tutto imprevedibile è alquanto risibile perché era stato, invece, ampiamente annunciato dai bollettini e se il comandante ha affermato che lui non lo sapeva c’è veramente molto da pensare. Se è vero, poi, che la natura e il caso a volte giocano dei brutti scherzi, va anche considerato che succede spesso che chi dispone di imbarcazioni di lusso, dotate di strumentazioni di bordo fantasmagoriche, tenda a comportarsi con leggerezza pensando che al proprio yacht non possa mai accadere nulla di grave.
Quel che sappiamo è che gli yacht a vela difficilmente si inabissano, perché sono costruiti affinché ciò non avvenga, ma, eventualmente, è difficile che l’affondamento sia tanto rapido da non dare il tempo agli occupanti di salvarsi con le zattere di salvataggio predisposte sullo scafo proprio a tale scopo.
Nel caso in questione, purtroppo, però, non sembra trattarsi solo di una o due dimenticanze, ma di una tale catena di errori difficilmente spiegabile col comune buon senso.
Intanto la magistratura sta indagando e sono state disposte le autopsie sui cadaveri ripescati dai subacquei.
Forse solo quando il Bayesian sarà recuperato si potrà sapere che cosa è realmente accaduto a bordo e si potranno spiegare i tanti misteri che avvolgono questa vicenda, i cui protagonisti, tra l’altro, lungi dal condurre una vita anonima erano personaggi di spicco della società britannica e si dedicavano ad attività di intelligence e di cybersecurity.
Lydia Gaziano Scargiali
Foto Attilio Taranto







