Affronterà Ineos Britannia vincitrice su Alinghi
Proseguono a Barcellona i match race tra gli sfidanti, i challenger, che puntano a prevalere nella Louis Vuitton Cup per affrontare poi il defender della Coppa America, cioè il vincitore della passata edizione. Concluse le prime fasi (i Round Robin e le Semifinali) della lunga battaglia che proclamerà il vincitore degli sfidanti, cioè della Louis Vuitton Cup, ormai le barche rimaste in gara sono solo due: Luna Rossa e Ineos Britannia, la vincente delle due affronterà, poi, New Zealand nella fase finale di Coppa America.
Sono stati finora tutti match race molto combattuti e anche lo scafo francese, Orient Express, eliminato nella prima fase, era condotto da un ottimo team, forse si trattava solo di una barca meno performante. Anche la svizzera Alinghi (vincitrice di due Coppe America), patrocinata da Ernesto Bertarelli, allenata e coordinata dall’alassino Pietro Sibello, già tattico di Luna Rossa, ha dimostrato tutta la sua grinta durante le semifinali contro Ineos.
Infine, American Magic (con Luca Calabrese al timone, che ha sostituito l’infortunato Paul Goodison), l’avversaria di Luna Rossa in Semifinale, che, in partenza, non sembrava una rivale temibile, ha dato, invece, più di un grattacapo al team italiano che ha potuto stappare lo champagne solo giovedì scorso, nell’ultima giornata di sfide quando l’equipaggio non ha più trattenuto la propria gioia.
Ai commenti del patron Patrizio Bertelli si sono aggiunti anche quelli dello skipper Max Sirena nonché dei due timonieri James Spithill e Francesco Bruni.
Luna Rossa, nel corso delle regate, ha avuto, pure varie disavventure, tra cui la rottura del carrello della randa, ma alla fine ce l’ha fatta e può ora prepararsi ai prossimi match race contro Ineos. I britannici, come gli italiani, non hanno mai vinto la Coppa America e perciò appaiono estremamente motivati, batterli non sarà facile, anche se barche e team sono sullo stesso piano. Del resto, neppure New Zealand, seppure molto forte, dovesse Luna Rossa superare Ineos, sembra imbattibile.
La costruzione della barca, il lavoro della squadra, dei velai, la preparazione degli atleti, tutto è stato curato al massimo, con un perfezionismo estremo, insomma, per dirla in gergo, i numeri ci sono tutti e il tifo è a mille, ma, come si sa, in tutte le competizioni bisogna fare i conti anche con la dea fortuna.
Tra pochi giorni si saprà la verità, intanto, a partire dal prossimo giovedì si tornerà in acqua a sfidare, oltre agli avversari, com’è abituale per le regate veliche, anche il meteo, i contrattempi, il caso, la sorte…
Lydia Gaziano Scargiali
America’s Cup
La storia e i protagonisti di una leggenda che attraversa i secoli
La Coppa America è una sfida che affascina da quasi due secoli generazioni di appassionati di tutti i continenti.
E’ una regata che si vince al meglio di un certo numero di prove, chiamate match race, corse da due sole imbarcazioni.
Inizialmente, però, nel 1851, non si trattò ancora di un match race, ma di una normale regata con la partecipazione di varie imbarcazioni. In occasione, infatti, della prima Esposizione universale di Londra, il Royal Yacht Squadron indisse una regata aperta anche ai club stranieri. Fu la goletta statunitense America ad accettare la sfida, lanciata dai britannici a casa loro e a dominare, poi, l’intera regata nelle acque del Solent, surclassando un’intera flottiglia inglese.
La successiva vittoria di Magic, nel 1870, inaugurò, poi, l’incredibile serie di 24 difese di successo del New York Yacht Club, per più di un secolo, dal 1870 al 1980, difese tutte vittoriose che divennero, così, una parte importante dell’identità e del patrimonio del Club statunitense. La cosa più importante da evidenziare è che con essa si affermò lo scopo di base della Coppa come premio perpetuo da assegnarsi, di volta in volta, al vincitore finale di una competizione amichevole tra paesi stranieri.
La Coppa America non è solo una gara sportiva, ma molto di più.
A sfidarsi, infatti, in quasi due secoli di storia, non sono stati solo dei circoli velici o dei team nazionali, ma anche e in prima persona, esponenti dell’aristocrazia, imprenditori, scienziati, ricercatori, costruttori. Insomma si tratta di una sfida internazionale ai massimi livelli che coinvolge vari campi del sapere e che appassiona chi ne comprende il valore e il significato.
Durata come sfida tra due nazioni, rappresentate dai rispettivi club velici, Stati Uniti e Gran Bretagna, per circa un secolo, la Coppa America ebbe protagonisti memorabili come Thomas Lipton, il famoso imprenditore del tè, che partecipò per ben 5 volte alla competizione senza, però, riuscire mai a vincerla.
La Coppa America, disputata per circa un secolo, come perpetuo duello tra americani e britannici con perenne vittoria dei primi, ma anche con ammirevole fair play dei secondi, a partire dal 1983, divenne qualcosa di diverso.
A lanciare la sfida al NewYork YC furono, questa volta, ben 6 challenger: Australia II, Advance (altra barca australiana), Azzurra, Victory, Canada one, France 3 mentre il defender era l’americano Liberty che perse, per la prima volta nella storia della Coppa, contro Australia II. Azzurra arrivò terza dietro Liberty e Austarlia II, ma il suo esordio in Coppa America fu un successo per le belle prestazioni ottenute e per essere addirittura riuscita a battere in una regata la vincitrice finale Australia II.
A lanciare la sfida italiana era stato lo Yacht Club Costa Smeralda, presieduto dall’Aga Kahan e sostenuto da un Consorzio di aziende guidate da Gianni Agnelli. Con skipper Cino Ricci e timoniere Mauro Pelaschier, l’imbarcazione Azzurra, costruita in Italia su progetto di Andrea Vallicelli, non solo non sfigurò difronte ad avversarie molto titolate, ma ottenne un brillante risultato che fece nascere in tutto il Paese un grande entusiasmo per lo sport velico e, in generale, per la nautica da diporto.
La partecipazione di Azzurra fu riproposta nel 1987, ma con risultati inferiori rispetto al 1983.
Nel 1992 scese in campo un altro grande imprenditore italiano, Raul Gardini con l’imbarcazione Il Moro di Venezia, condotta dal timoniere/skipper Paul Cayard, e portò a casa per la prima volta la Louis Vuitton Cup. Il club che aveva lanciato la sfida era, stavolta, la Compagnia della Vela di Venezia. In seguito, dopo una seconda sfida in Coppa America, meno fortunata della prima, purtroppo, però, Raul Gardini dovette affrontare vicende molto dolorose che lo condussero a una fine prematura.
L’avventura italiana in Coppa America era, nonostante tutto, destinata a continuare ed è Patrizio Bertelli, con il marchio della moda Prada (che porta il nome della moglie Miuccia Prada), nel 2000 a lanciare di nuovo la sfida con l’imbarcazione Luna Rossa Prada,tramitelo Yacht Club Punta Ala, con a bordo il timoniere/skipper Francesco De Angelis e ad aggiudicarsi per l’Italia, nuovamente, la Louis Vuitton Cup.
Nel 2003 fu ripresentata la sfida da Luna Rossa Prada sempre con De Angelis al timone, ma, stavolta, a partecipare fu anche un’altra barca italiana (“molto napoletana”), Mascalzone latino con Vincenzo Onorato (l’armatore di Moby Lines) skipper, il Reale Circolo Canottieri Napoli,e Paolo Cian al timone.
Nel 2007 nuova sfida di Luna Rossa Prada con skipper De Angelis, timoniere James Spithill e circolo Yacht Club Italiano di Genova, che arriva in semifinale, ma è seconda dietro New Zealand. Alla regata partecipa anche un’altra barca italiana, Mascalzone latino del Reale Circolo Canottieri Napoli,con Vasco Vascotto skipper e Flavio Favini timoniere, tanto bravi da raggiungere anche loro le semifinali. Alle due imbarcazioni italiane se ne aggiunge, però, persino, una terza: +39 Challenge, del Circolo Vela Gargnano, sponsorizzata, però, dalla Regione Sicilia perché le regate preliminari si svolgono a Trapani dove hanno grande successo di pubblico e partecipanti, lo skipper è Luca Devoti e il timoniere Ian Percy,a Valencia si classifica nona.
Nel 2011 si passa ai multiscafi, infatti il defender Golden Gate Yacht Club inaugura la classe AC72. Il multiscafo ha il compito di rendere le sfide più avvincenti e viene utilizzato fino all’edizione 2013.
Nel 2017 infatti si ritorna al monoscafo con la classe AC75 che viene utilizzata anche per l’America’s Cup 2024 a Barcellona.
Nel 2013 Luna Rossa Prada vi partecipa con skipper Max Sirena e timoniere Chris Drape con un brillante risultato e l’approdo in finale. La sfida è presentata dal Circolo della Vela Sicilia con presidente Agostino Randazzo.
Nel 2021 Luna Rossa Prada è di nuovo in campo, questa volta come Challenger of Record, avendo per prima lanciato la sfida al Royal New Zealand Yacht Squadron tramite il Circolo della Vela Sicilia, rappresentato dal presidente Agostino Randazzo.
Si corre con gli AC 75 volanti. L’imbarcazione italiana, condotta al timone da Francesco Bruni e James Spithill, arriva vicina alla vittoria, vincendo tre match in finale, ma New Zealand la spunta ancora una volta.
E siamo al 2024. Patrizio Bertelli non si arrende, schiera in campo una Luna Rossa Prada Pirelli veloce ed elegante, secondo lo stile italiano. Il team di altissimo livello è guidato da Max Sirena con timonieri Francesco Bruni e James Spithill.Si gareggia in Spagna, a Barcellona, l’imbarcazione italiana passa i Round Robin al secondo posto ed è in semifinale. Affronta American Magic e alla fine di un match molto combattuto si aggiudica la vittoria.
Non sono, però, regate facili, c’è un grande equilibrio di mezzi e di equipaggi, ma ciò rende questa America’s Cup ancora più appassionante delle altre.
L’Italia ha buone chances, ma gli avversari sono comunque da temere, soprattutto Ineos Britannia che ha una barca molto veloce e un grande timoniere in Ben Ainslie.







