Zero autorità, tante guerre perse, economia a pezzi
Criticare la Ue è sempre stato un tabù, ma prima o poi la verità emerge con una tale forza che nasconderla, nonostante gli sforzi, risulta del tutto impossibile e chi ha creduto e sostenuto le finte politiche “green” adottate dalla Ue ora ne piange le conseguenze e, senza alcun ritegno, corre a chiedere aiuti di stato (vedi Stellantis in Italia).
In definitiva, la Ue, nata con grandi ambizioni, è presto finita nella polvere, mentre confondere, come tuttora qualcuno cerca di fare, la grandezza e l’importanza del “vecchio” continente con la penosa realtà odierna della Ue è qualcosa di talmente lontano dalla realtà da risultare assurdo tanto quanto scambiare l’oro col piombo. La Ue è solo un gigantesco fallimento politico, economico, sociale e il suo salvataggio sarà solo un ulteriore costo per la collettività europea già colpita da una serie di scelte sbagliate.
Le politiche “green”? Oltre a non essere affatto green, stanno causando la desertificazione industriale con la chiusura di storici marchi automobilistici o con la loro contrazione, l’aumento della disoccupazione, il rallentamento della crescita e così via.
D’altronde, che certe scelte fossero sbagliate in partenza lo prova il fatto che solo la Ue le ha adottate, guardandosene bene gli altri stati del mondo, che – guarda caso – continuano a crescere.
Volendo escludere la “demenza” totale da parte di chi prende le decisioni a Bruxelles, non resta altro da pensare che costoro non siano altro che le pedine di chi muove i fili altrove: a New York? A Pechino? Non sappiamo, di certo da qualche parte è stato deciso che l’Europa non debba contare più niente e debba essere ridotta a una semplice espressione geografica.
Non è così? Ma il bilancio è presto fatto: la guerra in Ucraina, costata 85 miliardi di dollari è stata persa, l’industria automobilistica distrutta, l’inflazione galoppa, idem il debito pubblico. La ricostruzione dell’Ucraina, quando avrà inizio, ci costerà, poi, altri 500 miliardi di dollari. D’altronde, sarebbe strano che, davanti a scelte così autolesionistiche, qualcosa potesse poi andare bene.
Lydia Gaziano Scargiali








