Chi ha paura dei Cristiani

Cristiani, i più perseguitati” un Convegno di Alleanza cattolica, ospitato alla Kalsa, presso il Santuario di Santa Teresa, ha coinvolto nel pomeriggio del 31 gennaio numerosi partecipanti, autorità e associazioni

Un fenomeno oggi poco noto perché trascurato dai media è rappresentato dalle persecuzioni contro i cristiani, vessazioni che avvengono soprattutto in alcuni paesi, ma non solo. Oggi, però, è, anche, oggetto di studio sotto i suoi vari aspetti: sociologici, politici, religiosi e, al riguardo, se ne è parlato al convegno organizzato da Alleanza cattolica. Ne risulta che la religione cristiana sia, tra tutte, la più perseguitata al mondo, non l’unica, ma certamente quella maggiormente oppressa.

Don Giuseppe Di Giovanni, rettore del Santuario, ha rivolto un saluto ai presenti. A seguire, hanno trattato del tema il docente di filosofia Daniele Fazio e il procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma. Ha moderato Don Lillo D’Ugo, mentre è intervenuto nel dibattito, tra gli altri, Diego Torre, presidente nazionale della Milizia dell’Immacolata.

Il professore Fazio ha sostenuto, nella sua trattazione dal titolo “La comunità religiosa più perseguitata al mondo”, che le persecuzioni si rivolgono, oggi, in molte parti del mondo, contro varie fedi religiose, ma sono dirette soprattutto contro la comunità cristiana. “La Dittatura del pensiero unico in Occidente” è stato, invece, il tema scelto dal dottore Airoma, che ha sottolineato il fatto che, in Occidente, si sta cercando di imporre un pensiero unico, ostile al cristianesimo, ma anche alla libertà di pensiero.  

Gli argomenti trattati e ben argomentati nel corso del convegno, ci danno ora lo spunto per trarre alcune riflessioni.

Se le persecuzioni contro i cristiani avvengono soprattutto in alcuni paesi d’Oriente, come la Cina o l’India, è indubbio che anche nel cosiddetto Occidente cristiano si stiano, nel frattempo, attuando varie forme di boicottaggio o contrasto che cominciano a preoccupare molti fedeli, ma occorre spiegarne la scaturigine.

Innanzi tutto, è stato detto che, fin dal suo esordio, il cristianesimo ha subito molteplici persecuzioni. Il messaggio di Gesù, infatti, non è conciliante con gli interessi mondani e risulta, perciò, alquanto impegnativo. La rinuncia al perseguimento di potere, successo, piaceri, non è, infatti, facilmente accettabile o comprensibile ai più. Cristo, però, oltre al volto severo difronte al male, ne ha mostrato anche un altro, fatto di amore, perdono, mitezza. All’opposto degli insegnamenti del “mondo” (termine comunemente usato nei vangeli per definire la realtà umana nella sua accezione negativa), che vanno rifiutati, Gesù indica un’altra strada, un cammino più arduo da percorrere, ma foriero di frutti migliori.

Facile, così, comprendere perché il messaggio cristiano sia stato rifiutato e combattuto, fin dall’inizio, soprattutto dal potere, ma non solo.

L’antica Roma aveva, infatti, accettato la pratica dei culti religiosi più vari senza contrastarli, ma difronte al cristianesimo il suo atteggiamento cambiò. Del resto, come avrebbe potuto accettare un culto che sosteneva l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio e la condanna radicale della violenza, principi che impattavano con l’esistenza della schiavitù e il ricorso alla guerra?  Né si può dire che le cose oggi vadano diversamente da allora.

Gesù, insieme alla precedente tradizione biblica, ci mostra anche le terribili conseguenze prodotte dai peccati umani, che non sono causate da una sorta di punizione celeste, come sono in molti a credere, ma proprio dal male in sé che contengono e che proviene dal maligno.

Il vero bene che non delude, la meta cui tendere, è il paradiso, l’obiettivo finale da raggiungere, un fine che comporta, però, anche un serio impegno di vita a favore del bene, per quanto difficile possa sembrare.

Così, ad esempio, i totalitarismi combattono il cristianesimo più autentico, mentre magari ne tollerano una forma più superficiale, più esteriore, che possa in qualche modo convivere con l’organizzazione statale, come avviene in Cina dove il comunismo ha sostituito la chiesa con lo stato. In India, il governo tende ad accusare i cristiani delle colpe più varie anche per coprire i limiti della propria azione politica nell’ambito sociale: si pensi, ad esempio, che l’establishment del Paese, nonostante esista ormai una legislazione più avanzata, sostiene ancora, in pratica, la tradizionale struttura delle caste. Paesi estremamente intolleranti con i cristiani sono, poi, il Pakistan, l’Afghanistan, la Corea del nord.  E si badi bene: non si tratta di vessazioni di poco conto, ma di omicidi, torture, matrimoni forzati, schiavitù minorile, perdita del lavoro e dei propri beni.

Oltre ai totalitarismi di varia natura, esiste pure un’altra forma di dittatura, più subdola e strisciante, ma non meno pericolosa per il popolo cristiano: la dittatura del pensiero unico, che ha il suo raggio di azione soprattutto nel cosiddetto Occidente e, in particolare, in Europa.

Qui, infatti, in un contesto definito democratico, evoluto, progressista, ma che in effetti tale non è, viene combattuto tutto ciò che le elites non gradiscono: la religione, l’etica e il libero pensiero. Al contrario, la blasfemia e la volgarità non solo sono accettate, ma persino elogiate. Siccome, però, in tal modo, oltre a ciò che un certo pensiero “laico” (ma in realtà più laicista che laico) ritiene erroneo o pericoloso, si finisce per condannare anche il portato positivo della fede cristiana, in termini di progresso culturale, di solidarietà, di rispetto per l’essere umano, alla fine se ne vedono gli effetti tutti i giorni con una società sempre più divisa e litigiosa, insofferente di qualunque regola o autorità.

Dalla scuola alla sanità all’agone politico, passando per la magistratura o l’informazione, assistiamo a divisioni insanabili, a conflitti senza soluzione: che ci sia anche qualche responsabilità da parte dei sostenitori del “pensiero unico”?

Lydia Gaziano Scargiali

Articoli correlati