rinnegamento di sè
C’è una linea sottile, ma decisiva, tra autocritica e auto-denigrazione. L’Europa, che per secoli ha insegnato al mondo il valore della ragione critica, sembra oggi oltrepassare sempre più spesso questa linea, scivolando in una forma di giudizio su sé stessa che non è più segno di maturità, ma di smarrimento.
Già Benedetto XVI aveva intravisto questo pericolo: diceva dell’Europa “un continente capace di odiare la propria storia, di guardare alle proprie radici con sospetto, quasi con vergogna”. Oggi quella intuizione appare ancora più attuale.
È giusto, doveroso, riconoscere le ombre della storia europea: il colonialismo, le ingiustizie, gli errori politici ed economici che hanno prodotto sofferenze. Nessuna civiltà è senza colpe, e l’Europa non fa eccezione. Ma ciò che oggi inquieta è il modo in cui questa consapevolezza viene utilizzata: non come punto di partenza per una crescita, bensì come arma per delegittimare l’intero edificio culturale europeo.
Si afferma, sempre più spesso, che l’Europa sarebbe all’origine dei mali del mondo contemporaneo: sistemi economici iniqui, squilibri globali, sfruttamento. E, in nome di questa narrazione, si finisce per rovesciare completamente il giudizio, arrivando talvolta a idealizzare modelli culturali e sociali che, alla prova dei fatti, negano proprio quei diritti che l’Europa ha contribuito a far emergere.
È qui che il paradosso diventa evidente. Nel tentativo di criticare sé stessa, l’Europa finisce per giustificare o minimizzare realtà in cui la libertà religiosa è limitata, la parità tra uomo e donna è lontana dall’essere riconosciuta, la libertà di espressione è compressa e, in alcuni casi, la pena di morte è ancora praticata. Non si tratta di giudicare popoli o culture, ma di riconoscere dati oggettivi: non tutte le civiltà hanno sviluppato allo stesso modo il concetto di dignità universale della persona.
E proprio qui sta il punto centrale. L’Europa ha certamente fatto degli errori, ma è anche il luogo in cui sono nati e si sono affermati principi come i diritti umani, lo stato di diritto, la libertà individuale, la dignità della persona indipendentemente da origine, sesso o credo. Questi valori non sono perfetti né sempre applicati coerentemente, ma rappresentano una conquista storica unica, fragile e preziosa.
Rinnegare l’origine europea di tutto questo significa indebolire non un continente astratto, ma quelle stesse libertà che oggi permettono la critica, il dissenso, la protesta. È un cortocircuito: si usa la libertà europea per negare il valore dell’Europa stessa.
Recuperare un equilibrio è oggi urgente. Non si tratta di difendere l’Europa in modo ideologico o cieco, ma di riconoscere con onestà ciò che è stato costruito.
Senza questo equilibrio, il rischio è quello di un vuoto culturale: un continente che non crede più in sé stesso diventa incapace di difendere ciò che ha di più prezioso. E in quel vuoto, inevitabilmente, si affermano modelli che non sempre condividono gli stessi valori di libertà e dignità.
L’Europa non ha bisogno di autoassolversi, ma neppure di autoannientarsi. Ha bisogno di verità. E la verità, come sempre, è più esigente delle ideologie: chiede di riconoscere le colpe, ma anche di custodire ciò che, nonostante tutto, ha reso questo continente uno dei luoghi più liberi e umani della storia.








