In economia si parla di arrivo di un “cigno nero” quando accade nel mondo qualcosa di inaspettato che produce una grave crisi internazionale. Si può trattare di una guerra, di un’epidemia, di un terremoto e via discorrendo, di qualcosa che, comunque, scombussola i mercati e provoca crolli in borsa, licenziamenti di massa, impennate dei prezzi…
Il cigno nero avrebbe pure la caratteristica di generando confusione e panico.
Fin qui quel che generalmente si dice al riguardo. Se, però, ci prendessimo la briga di parlare con qualche esperto di finanza o di borsa, verremmo al corrente anche di quel che sta alla base di tali fenomeni, che si riveleranno, molto spesso, essere per nulla casuali o inaspettati. Se qualcuno, ad esempio, vende o compra valanghe di titoli in anticipo sugli altri può realizzare una fortuna e questo avviene molto più spesso di quanto non si creda, ma questo qualcuno, però, sapeva in partenza che cosa stava facendo.
E’ accaduto così che c’è chi ha guadagnato cifre da capogiro durante l’epidemia di covid, chi durante le guerre recentemente scoppiate, chi sul crollo di una moneta contro la quale aveva scommesso (vedi Soros al tempo della lira, quando, con la sua speculazione, mise in ginocchio l’Italia) e si potrebbe continuare, ma quel che vogliamo far notare è soprattutto che il cigno nero non è affatto un povero volatile rimasto senza compagnia, ma fa parte, invece, di una ben nutrita schiera di suoi simili, cresciuti e allevati in batteria per essere immessi in circuito al momento opportuno o, almeno, come direbbe Pirandello: “Così è, se vi pare”.








