“Lo Statuto è stato, per la Sicilia, una pietra miliare, ma sono in pochi a capirlo”

L’incontro con l’onorevole Enrico La Loggia si è di fatto risolto in una piacevole conversazione. Il politico di Forza Italia, già ministro per gli Affari regionali dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006 durante il secondo e il terzo governo Berlusconi, proviene da una famiglia che si dedica, da più di un secolo, alla politica con la passione e l’impegno di chi coltiva il sogno di un progresso reale della propria terra, la Sicilia. Già il nonno Enrico, infatti, con i suoi scritti e con l’impegno sociale condotto in prima persona, aveva precorso i tempi con l’elaborazione di interessanti riforme politiche ed economiche che potessero unire, superando determinate barriere, il meglio del liberalismo e del socialismo.
Come mai, onorevole, i siciliani, in genere, non mostrano molto apprezzamento nei confronti dello Statuto siciliano?
“Perché non lo conoscono, soprattutto i giovani, ed è un vero peccato se si considera che l’attuazione degli articoli 37 e 38 produrrebbe importanti ricadute sul territorio, ma non sono mai stati attuati”.
Di che cosa trattano?
“L’articolo 37 riguarda le imprese industriali e commerciali. Per la parte prodotta in Sicilia i tributi relativi ai redditi prodotti dovrebbero restare in Sicilia. L’articolo 38, invece, prevede che lo Stato verserà, ogni anno, alla regione una somma per i lavori pubblici. Purtroppo, però, dal 2003 (anno in cui io, da ministro, me ne occupai personalmente) in poi non si è fatto più nulla. Nonostante le difficoltà incontrate, desidero continuare a lottare per la piena applicazione dell’articolo 37”.
Ma questi ostacoli da dove nascono?
“Penso da una classe politica non all’altezza. Accade spesso che per piccoli interessi di bottega si trascurino questioni fondamentali per il popolo siciliano”.
Allora come potrebbero cambiare le cose?
“Non sono problemi di facile soluzione, ma non bisogna essere pessimisti. Ci sono momenti storici in cui si riescono a portare avanti importanti riforme. E’ stato così coi governi Berlusconi, soprattutto nella prima fase. Al Senato e alla Camera c’erano tante persone competenti, piene di entusiasmo, di voglia di fare. C’era un clima di grande collaborazione. Di quel periodo è importante ricordare soprattutto la legge Obiettivo del 2001, voluta dal presidente Berlusconi, una legge mediante la quale venivano programmate le opere pubbliche da realizzare. Successivamente, però, qualcosa è cambiata”.
Sembra che a complicare le cose ci furono allora anche certe scelte di una magistratura fortemente politicizzata…
“Un problema non ancora del tutto risolto, come dimostrano le recenti opposizioni di qualche magistrato ai trasferimenti di alcuni immigrati, colpevoli di vari reati, in Albania”.
Tornando alla Sicilia, che strada seguire perché possa contare di più nell’ambito nazionale?
“Occorre una maggiore sensibilizzazione nei confronti dei problemi atavici di questa regione. Al riguardo, io credo nella validità del sistema democratico, anche se mi rendo conto che la difesa dei suoi valori non sia facile. Bisogna comprendere che si tratta di un patrimonio conquistato a fatica e non è detto che lo sia per sempre. A questo proposito Winston Churchill soleva dire: la democrazia è fatica, ma è gratificante”.
Oggi si suol dire che il locale si lega al globale. L’economia di un territorio è strettamente legata non solo a quella della propria nazione, ma anche a tutto ciò che è prodotto nel resto del mondo. Che cosa possiamo attenderci da una situazione politica internazionale come quella che stiamo attraversando?
“E’ un brutto momento, pericoloso. Si stanno affermando movimenti nemici della democrazia. Ad esempio il presidente Trump sta appoggiando una piccola borghesia rancorosa e intollerante, le cui conseguenze sul piano internazionale non sono ancora prevedibili”.
Restando sul tema internazionale, il sostegno dato dall’Italia all’Ucraina è stato economicamente oneroso né sembra che l’Europa abbia poi ottenuto i risultati sperati
“E’ chiaro che andare a combattere in Ucraina, proprio ai confini della Russia, avrebbe irritato oltre modo questo paese e, anche se a dichiarare la guerra era stata proprio la Russia, è indubbio che le vicende precedenti non possono scagionare del tutto neppure la Ue e gli Usa. Insomma, questo conflitto andava evitato”.
E adesso ci vengono chiesti altri sacrifici per finanziare l’acquisto di armi
“Finora l’Europa ha goduto dell’ombrello americano. La Nato, fin dai tempi della guerra fredda, ha costituito la difesa del continente, ma ora molto sta cambiando: gli Usa non intendono continuare a finanziare un organismo molto costoso e stanno chiedendo alla UE di occuparsene in loro vece. La sicurezza europea è certamente un tema fondamentale, ma ha aspetti differenti in Europa piuttosto che in Russia. In questo paese, infatti, quando si parla di sicurezza, si intende integrità del territorio. Ritengo, quindi, che il tema sia molto delicato e vada visto da varie angolazioni”.
Tornando alla Sicilia, in che direzione occorre lavorare per uscire da questa impasse?
“Abbiamo bisogno di una rappresentanza politica consapevole dei diritti dei siciliani. Penso, però, che se oggi manca, c’è anche una motivazione storica. I primi dieci anni dell’autonomia siciliana sono stati proficui: tutti i soldi venivano spesi, tutte le risorse utilizzate per importanti opere pubbliche. Nel 1955, ad esempio, furono spesi 55 miliardi per infrastrutture, scuole, case popolari. Mentre oggi, pur disponendo dei soldi del PNRR, non riusciamo a spenderli, se non in minima parte. In compenso, partiranno a breve i lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, un’opera strategica di fondamentale importanza, un grande volano di crescita per la Sicilia.”
Quando iniziò la crisi politica in Sicilia?
“Nel 1958 con la fine del governo di Giuseppe La Loggia, mio padre, e l’inizio del milazzismo, una fase politica che non fu altro che una forma di trasformismo. Ritengo che il periodo migliore sia stato quello iniziale con personaggi del calibro di La Loggia, Aldisio, Restivo. In seguito, a mio parere, i migliori sono stati Piersanti Mattarella, Rino Nicolosi e Mario D’Acquisto.”
Il suo prossimo impegno?
“Parlerò dell’Autonomia siciliana e dell’articolo 37 dello Statuto in occasione di un convegno all’Auditorium di Villa Zito dal titolo: ‘L’autonomia finanziaria della regione e l’art.37 dello Statuto’. Ci saranno molti qualificati interventi e presenze istituzionali”.
Lydia Gaziano Scargiali








