Quale la bomba più potente?
Nel mese di agosto ricordiamo la fine della seconda guerra mondiale, conclusa con il lancio di testate atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Il disastro fu immenso: cancellate le due città e con esse le vite di circa 200.000 civili giapponesi di cui una buona metà per le conseguenze postume delle esplosioni; un orrore della cui necessità, al fine di terminare il conflitto, tanto ancora si discute. In questo tremendo scenario il dito di Dio non smise però di scrivere.
A Hiroshima operava una comunità di 4 gesuiti tedeschi presso la parrocchia di Nostra Signora dell’Assunzione, a brevissima distanza dall’epicentro dell’esplosione della bomba. Essi erano il superiore provinciale della Compagnia di Gesù don Hugo Lassalle e i confratelli, Hubert Schiffer, Wilhelm Kleinsorge e Hubert Cieslik. Così racconta il padre Schiffer (+1982): «Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l’aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l’aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d’autunno». Egli scrisse nel 1953 Il Rosario di Hiroshima, testo ormai introvabile. La casa parrocchiale rimase integra nonostante il quartiere fosse completamente distrutto e non vi fossero sopravvissuti nel raggio di 1500 metri; e i padri riportarono ferite leggerissime; soccorsi l’indomani, erano immuni da radiazioni. Padre Schiffer partecipò al Congresso Eucaristico di Philadelphia nel 1976 (31 anni dopo) e riferì dell’ottima salute dei 4 sopravvissuti. Essi furono più volte (200?) sottoposti a controlli medici e la loro condizione di assoluta immunità dagli effetti dell’esplosione rimane inspiegabile per la scienza. I diretti interessati avevano la “loro” spiegazione: la devozione alla Madonna di Fatima, che pregavano con il santo rosario ogni giorno. «Come missionari abbiamo voluto vivere nel nostro paese il messaggio della Madonna di Fatima e perciò abbiamo pregato tutti i giorni il Rosario», disse il padre Schiffer. Una chiesa dedicata alla Madonna è oggi nel centro di Hiroshima, e vi si prega giorno e notte il rosario, i cui misteri sono raffigurati nelle sue 15 vetrate.
Nagasaki era all’epoca il più importante centro cattolico del Giappone, con circa il 70% dei fedeli nipponici, con una tradizione di martiri del sedicesimo secolo, e una fede conservata per tantissimi anni in assenza di sacerdoti. Qui, in periferia per la pochezza di soldi disponibili, san Massimiliano aveva fondato nel 1931 Mugenzai no Sono, il Giardino dell’Immacolata, da cui si diffondeva il Kishi, versione giapponese de Il Cavaliere dell’Immacolata, che divenne presto il maggior periodico cattolico del paese. Tre giorni dopo i frati ricevettero la stessa grazia dei gesuiti: anche questo convento ed essi stessi rimasero illesi, nonostante l’esplosione della seconda bomba atomica.
Per Dio, causa prima di tutte le cose, anche delle leggi fisiche, nulla è impossibile. L’unione tra la Sua grazia e la fede dell’uomo può operare miracoli. In un’intervista del 26 dicembre 1957 al padre Agostino Fuentes, suor Lucia disse: «Dio ha deciso di dare al mondo gli ultimi due rimedi contro il male, che sono il Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Non ce ne saranno altri (…). Non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o specialmente spirituale, nella vita privata di ognuno di noi o nella vita dei popoli e delle nazioni, che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario».








