La liberazione di Cecilia Sala

Dall’Italia tanto sostegno ma anche qualche critica, dov’è la verità?

Da qualche ora Cecilia Sala è libera. L’aereo che l’ha riportata in Italia è atterrato nel pomeriggio a Ciampino. La giornalista italiana ha potuto, così, riabbracciare il fidanzato e i genitori.

La redattrice del Foglio, da alcune settimane era detenuta in carcere a Teheran, ma va considerata la vittima innocente di un regime dispotico oppure “una che se l’è cercata” come affermato da Vittorio Feltri?

Il coro di solidarietà, pressoché unanime, nei confronti della giornalista, espresso dai media, ci farebbe propendere per la prima ipotesi, ma, a ben guardare, la cruda espressione usata da Feltri non vuol essere tanto una critica nei confronti di Cecilia Sala, quanto, piuttosto, del regime iraniano. In fondo, infatti, quel che l’ex direttore di Libero intende dire, quando nel corso di un’intervista chiarisce il suo pensiero, è che: “non ci si può illudere che il regime iraniano rispetti i diritti umani” e – aggiungiamo noi – “tanto meno quelli di una giornalista donna”. Insomma la contiguità della sinistra verso certi regimi stride con la conclamata difesa dei “diritti umani” tanto sbandierata, ma poi nei fatti disattesa. Se, infatti, a mancare è la coerenza come ci si possono attendere successi concreti su questo fronte? Tanto più che, spesso, notiamo che alcune formazioni politiche si mostrano estremamente severe con determinati regimi, ma infinitamente più tolleranti nei confronti di altri, non certo più rispettosi dei diritti umani, finendo così per perdere credibilità.

La Sala, osannata (giustamente) per il coraggio mostrato nel difendere i diritti delle donne iraniane, viene spesso definita come la nuova Fallaci del giornalismo italiano, non ci sembra, però, che il paragone calzi a pennello. Oriana, onesta con se stessa e con i suoi lettori come pochi altri, era realmente una voce libera. Seppe, infatti, porsi contro il main stream, contro il pensiero unico, contro il politically correct, accogliendo prospettive nuove difese il cristianesimo, la patria, i valori e la cultura dell’Occidente, cioè tutto ciò che oggi viene ostracizzato chissà per quali oscuri disegni, per quali scopi, ma forse col tempo anche Cecilia potrebbe seguirne l’esempio, vedremo…

Le critiche alla Sala, però, non si fermano qui.

Le vengono, ad esempio, addebitati anche i giudizi negativi, che aveva espresso a suo tempo, sui due marò italiani detenuti in India che, secondo la giornalista, meritavano di essere affidati alla giustizia indiana e non a quella italiana. Sappiamo come la vicenda si sia poi conclusa, ma purtroppo solo dopo alcuni anni di dolorosa detenzione con la definitiva assoluzione. Tra l’altro, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, contrariamente a quanto falsamente sostenuto dai media, non erano affatto dei mercenari, ma militari partecipanti a una missione della Marina Militare regolarmente autorizzata.    

Si potrebbe, quindi, concludere che, secondo il “Sala pensiero”, ci sarebbero dei diritti umani da difendere, ma, orwellianamente, non sempre e non per tutti. Significativo, al riguardo, il commento, rilasciato in un’intervista per il Giornale di Matteo Carnieletto, proprio di Massimiliano Latorre: “Può essere che la Sala abbia fatto quelle esternazioni per un suo pregiudizio politico o a causa della sua giovane età. Le motivazioni mi interessano poco. In ogni caso credo che si sia lasciata trascinare e che abbia parlato per partito preso. Sono convinto però che il tempo aiuti, soprattutto a crescere e riconoscere i propri errori. In queste situazioni – aggiunge il marò – non c’è mai un colore politico: ci sono solamente gli italiani di fronte a un’ingiustizia da combattere e a una innocenza da far riconoscere. Mi auguro che Cecilia, una volta rientrata, si veda riconosciuto quello per cui a me non è stata data la gioia per cui esultare: l’innocenza. L’unica cosa che ci divide è che noi avevamo le stellette mentre lei no. Se potessi, oggi vorrei essere al posto suo in cella per toglierle questo peso”.

Ormai Cecilia è tornata in Italia, libera e pienamente scagionata, ma speriamo che questa esperienza terribile la faccia maturare e comprendere la complessità del mondo e dei suoi problemi.

Lydia Gaziano Scargiali 

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