UNIONE EUROPEA – ULTIMO ATTO (O QUASI)
Analisi di Lorenzo Fabio Romano
Roma 16 settembre 2025
Nel 1951 il gruppo dei 6 firmatari del Trattato di Roma (TCEE) che, dopo decennali discussioni, sostituiva la CECA e altre convenzioni comunitarie, scelsero il modello a gestione centralizzata, scartando il progetto federalista di Altiero Spinelli, formalizzato nel suo Manifesto durante la permanenza a Ventotene, lì confinato dal regime mussoliniano nel 1940.
Purtroppo, il futuro dell’Unione Europea fu segnato proprio in quei giorni perché i tedeschi pretesero il controllo totale dell’Unione e nominarono i francesi in seconda istanza.
Nel 1958 vi fu la prima riunione della Commissione Europea plenipotenziaria fiduciaria composta da organismi mai eletti dal popolo europeo e comunque legittima perché scelti dai Capi degli Stati aderenti!
Purtroppo la Commissione si trovò presto in conflitto col Parlamento europeo e si racconta che quest’ultimo gli cedette i suoi poteri limitandosi a funzioni di controllo ed altre cosucce.
Si arriva così all’introduzione nell’anno 2000 della moneta comune in ambito UE,
In realtà non essendo mai stata approvata la Costituzione Europea, (il TFUE – Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) nessuno degli organismi europei – escluso il Parlamento europeo – è legittimato da suffragio popolare però si va avanti ugualmente tra una ambiguità e l’altra con poteri collazionati di volta in volta per via indiretta.
Così anche la moneta euro gestita dalla BCE – Banca Centrale Europea, è stata creata all’interno del Sistema EBC il quale comprende tutte le banche centrali aderenti all’Unione. La BCE ha una struttura e funzioni molto simili alla nostra Banca d’Italia i cui azionisti anziché essere le migliaia di banche ordinarie e speciali (che ne rimangono soci), sono le Banche Centrali Nazionali delle nazioni UE, per un capitale ripartito in quote azionarie per circa 11 miliardi di euro. La BDI detiene azioni per circa 1,4 miliardi di euro (la Deutsche Bundesbank ne ha per circa 2,3 miliardi).
La BCE mantiene tutte le funzioni di una banca delle banche, pertanto non ha sportelli e opera sui mercati mediante rifinanziamento delle banche. Ciò le ha permesso di raggiungere un giro d’affari di circa 600 miliardi il che dimostra la solidità e la corretta gestione della banca da cui dipende il destino delle 27 euro nazioni!
MA LA COMMISSIONE UE FUNZIONA A GUIDA TEDESCA ?!
Come scrissi prima, il progetto di Altiero Spinelli fu procrastinato per volere della Cancelleria tedesca che voleva a tutti i costi il controllo esclusivo operativo dell’Unione e qui cominciarono i guai:
NESSUNO ma proprio nessuno dei grandi progetti definiti con i Trattati europei, quindi obbligatori, lanciati dalla Commissione europea è andato a buon fine ed ogni volta alcuni Stati, principalmente l’Italia, si ritrovarono ad aver conseguito notevoli danni e nessun beneficio!
Vediamo nel dettaglio:
QUOTE LATTE
Direttiva introdotta tra il 1982 e il 1994 e cessata nel 2010 poneva un limite di produzione delle Aziende casearie giustificando tale limite come “miglioramento della concorrenza interna”. Fu così che sui mercati italiani comprammo di tutto anche latte di produzione cinese!
Ma è ovvio, limitare la produzione per favorire piccole aziende significa lasciare spazi a produzioni aliene che si inseriscono per colmare il divario tra richiesta e offerta!
Inoltre, lungo quel periodo di esercizio furono prodotti spiacevoli effetti collaterali: circa 5 milioni di capi di bovini abbattuti e circa 160.000 aziende del settore chiuse con conseguente relativa disoccupazione.
A mio avviso sarebbe stato più giusto e coerente con le Leggi economiche, finanziare le aziende più deboli e riversare sull’estero l’eccesso di produzione, forse troppo difficile da capire?!
DIRETTIVA BOLKESTEIN
Tale direttiva introdotta nel 2006 voleva liberare gli spazi demaniali da tutti gli affittuari di locali e di aree di proprietà dello Stato per renderli accessibili e metterli in concorrenza europea basata sulla domanda – offerta.
La Direttiva subito rinominata “Decreto spiagge” perché principalmente orientata alla rivalutazione delle aree demaniali di natura ludica.
Fu un altro gravissimo errore perché l’Italia si trovò in condizione di dover mettere a bando 8.000 km di spiagge tra le quali molte ben attrezzate e ben note a livello mondiale. L’eventuale acquirente avrebbe potuto proporre nel bando più di quanto poteva fare l’attuale proprietario – in genere a conduzione familiare – e quest’ultimo avrebbe perso anni e anni di sacrificio e soldi spesi per rendere il suo arenile appetibile e famoso!
Di contro cosa avrebbero posto come contropartita la Francia o la Germania e il nostro gestore avrebbe avuto la possibilità di entrare in concorrenza sul litorale francese o tedesco di cui sicuramente non conosceva nemmeno la lingua?
Dissero che questo decreto migliorava la concorrenza: sbagliato perché attribuiva la posizione prevalente e dominante a chi aveva più soldi da investire (tenendo presente delle opere già fatte e della pubblicità diffusa da anni) e non sul miglior progetto più o meno paritetico in termini economici e/o innovativo. Quindi si trattava di mera speculazione che avvantaggiava le società di capitale!
L’unico risultato fu la revisione al rialzo dei canoni d’affitto dei vecchi affittuari!
GREEN DEAL
”Proposto dalla Commissione UE nel 2019 è forse il peggior progetto mai presentato o presentabile a memoria d’uomo”!
E’ un progetto che intendeva eliminare almeno il 3% di anidride carbonica presente nell’atmosfera convertendo in elettrico tutto ciò che viene alimentato da combustibili fossili o almeno tutto il possibile
Il progetto non è MAI stato accompagnato da studi specifici e da considerazioni globali. Ignorava completamente l’emissione dei 350 vulcani attivi sulla crosta terreste i quali eruttano ogni anno tra i 350 e 450 milioni di tonnellate di CO2, gas azotati, fluoriti e solfiti di varia entità e composizione chimica (fonte Chat GPT). Non venne mai considerato il disboscamento per fini speculati di aree come il Mato Grosso brasiliano o le foreste amazzoniche ma nemmeno l’abbattimento dei 5 milioni di alberi che rendevano Roma la città dei pini (sì proprio a Roma ed oggi se ne contano solo circa 500.000).
La CO2 prodotta ogni anno dagli umani ammonta a circa 60 miliardi di tonnellate, un albero può annualmente convertire in legno al 75%, tra 25 e 100 kg di C02. E’ evidente che la migliore soluzione è evitare disboscamenti e, ove possibile mettere a dimora nuovi alberi. Tra l’altro la clorofilla delle foglie assorbe parte dell’energia luminosa convertendola in processi chimici e riflettendo il resto verso lo spazio.
Ci risulta, invece, che gli “ecologisti” se la presero col boiler a gas, con le cucine economiche, con l’auto alimentata a GPL ma non considerarono nemmeno i 20.000 voli giornalieri che solcano l’Europa e bruciano circa 2.000 litri di kerosene ogni ora di volo.
Così anche i progettisti del GREEN DEAL, pur non considerando molte questioni tecniche, ponevano gli impianti fotovoltaici ed eolici come equa alternativa alle centrali elettriche tradizionali.
Ma questi illustri propositori hanno mai fatto due conti o riescono solo a contare quanti sono i soldi che percepiscono a fine mese?
L’ente federale tedesco per l’energia, pubblica on-line ogni 5 minuti, l’effettiva produzione dell’intero parco fotovoltaico installato in Germania: si arriva al 25% dei 64 GW installati solo durante le 4 ore di massima insolazione e se c’è il cielo terso!
Una parte di questa energia, calcolata in circa 1,5 watt/mq, serve per ricaricare i giganteschi impianti di accumulatori stazionari all’acido solforico, oppure all’ossido di litio (uno più pericoloso dell’altro), altrimenti la notte si gira al buio e le fabbriche sono ferme!
Ma non solo, proprio per questa carenza e per la distruzione del North Stream, quindi niente più rifornimento di gas, la Germania ha dovuto riattivare la produzione elettrica a carbone e alcune delle sue centrali nucleari con somma costernazione dei Verdi tedeschi.
Adesso chi glielo dice alla Commissione Europea che il progetto “tutto elettrico” è fallito per carenze tecnologiche e scarsa conoscenza dei progettisti (da licenziare) dello stato attuale delle possibilità tecnologiche?
Il progetto non è del tutto decaduto perché dalla Commissione UE – che evidentemente non ha imparato la lezione – ancora insiste col “tutto green”…
AUTOMOBOLI E AUTOBUS ELETTRICI
Ritengo che lo staff scientifico della Commissione UE debba dare le dimissioni in blocco oppure va licenziato il più presto possibile.
Non ci vuole molto a capire che la riserva energetica delle batterie non è illimitata e per la ricarica delle medesime occorrono tempi relativamente lunghi. Lo si sa anche dall’uso dei cellulari!
Una batteria scarica non può essere ricaricata telefonando a qualche officina che arriva con la ricarica pronta, non bisogna credere che, come per le auto a benzina convertibili a gas, può arrivarvi una tanica di elettroni e potete rimettervi subito in viaggio!
NO!
Dovete farvi trascinare fino a un impianto con colonnina e lì connettervi alla rete elettrica pubblica, sperando in una ricarica veloce di almeno un’ora per mezza batteria, altrimenti per colonnine ordinarie non basta un’attesa di tre o quattro ore sempre per mezza ricarica (e se non c’è coda in attesa!). Tutto ciò in condizioni normali ma se piove, se fa freddo se c’è traffico bloccante, la batteria tende a scaricarsi velocemente e allora non vi resta altro che accostare e attendere tempi migliori!
Ma non finisce qui! Il costo della batteria da 64 A/10 di una utilitaria costa circa il 50% dell’intera auto nuova di zecca. In media la batteria usata con crismi, dura circa 6 anni dopodiché va sostituita perché la resa diminuisce con l’invecchiamento.
Sul mercato dell’usato questo tipo di automobile vale ZERO perché occorre spendere una quamtità di soldi per comprare una batteria nuova, non è consigliabile comprarne una vecchia anche di un paio di anni. In effetti la durata delle batterie è limitata dal numero delle ricariche specie se effettuate in impianti “veloci”.
Le auto elettriche come anche i bus vanno benissimo nelle città perché è più facile ricaricare le batterie e in caso di difficoltà si può sempre prendere l’autobus cittadino!
Anzi, per questi motivi le auto elettrica sono consigliabili in città perché localmente non inquinano e non sono rumorose!
Purtroppo, l’enfasi con la quale la Commissione UE ha decantato l’auto elettrica, produsse danni incalcolabili che misero in crisi anche i più grandi costruttori di automobili i quali, senza indugio per ossequiare le Direttive UE, convertirono in fretta e furia le produzioni di auto di motori endotermici in modelli elettrici distruggendo o convertendo interi opifici.
Solo poco tempo dopo, allorché il mercato iniziava a rigettare le auto elettriche, i costruttori si resero conto dell’errore e subito fecero marcia indietro con notevole spreco di soldi e licenziamento di manodopera specializzata nell’elettrico!
I danni reali si calcolarono in decine di miliardi, tutto grazie all’incapacità ormai manifesta dell’estabilishment UE che pretende di guidare in questo modo una popolazione di circa 500 milioni di persone!
Fin qui i guai tecnico- economici provocati dall’insipienza della Commissione UE e dei suoi dipendenti sono limitati alla sola sfera economica che per quanto ingenti, l’Unione potrà assorbire nel tempo.
Purtroppo la Commissione UE HA FATTO UN ALTRO PASSO SBAGLIATO per cui sarà molto difficile sanarne le conseguenze: la guerra indiretta contro la Federazione Russa con la partecipazione finanziaria UE a sostegno dell’Ucraina!
Questo passo è TALMENTE GRAVE che mette in discussione l’esistenza della Commissione UE alternativa al Parlamento europeo e la stessa forma centralizzata della governance UE a guida tedesca.
Occorre fare passi indietro e rispolverare il Federalismo Europeo così come lo propose il socialista Altiero Spinelli: poche Leggi comuni e ogni nazione gestita al suo meglio, anche con doppia circolazione monetaria, come fecero gli inglesi prima della Brexit!
In un prossimo articolo “punterò il dito” su quanti ingannarono e stanno ingannando gli europei con questa storia sul conflitto ucraino – russo addebitando le cause alla insana voglia della Russia di ricostruire l’URSS!
MA come si può solo pensare che i 150 milioni di cittadini russi possono attaccare l’Unione Europea la quale conta più o meno 500 milioni di abitanti?!
Evidentemente le motivazioni sono ben altre e fanno tutte capo ai guerrafondai USA-NATO-UE i quali sottovalutarono la capacità militare russa e gettarono nel conflitto armi, soldi e disperazione!
In questo momento è più che necessario smantellare la gestione centralizzata della UE e procedere a nuove elezioni, sperando che i russi vorranno ristabilire i precedenti buoni rapporti commerciali…
Continua nella seconda parte: partecipazione indiretta alla guerra!
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