“C’era una volta il sud”

Un viaggio nel passato attraverso la fotografia di Marcello Veneziani

Le pietre stanno ferme, le macchine camminano, gli uomini tornano indietro.

Presentazione ieri sera, 21 settembre 2025, presso il Circolo Ufficiali di Palermo, del volume di Marcello Veneziani «C’era una volta il sud». L’evento, condotto dal prof. Tommaso Romano, è avvenuto nell’ambito del Culture elite festival. Interventi preordinati di G. Perriera, C. Spataro e D. Fazio.

Un viaggio dedicato al sud per dare un volto alle idee ed alle passioni di questa parte d’Italia e del mondo spesso dimenticata. Un viaggio attraverso la cultura figurativa ed iconica della fotografia.

Le foto del volume sono tutte in bianco e nero giusto per voler ribadire il divario tra quel passato, bianco-nero, ed il nostro presente oggi dominato dai colori. Sono foto cariche di significato interiore in cui si condensa una enorme  intensità e solennità ed in cui i protagonisti sembrano voler riassumere tutta la loro vita da lasciare in eredità.

Una piccola eternità, una sorta di nostalgia preventiva nata per salvare quel momento.

Un sentimento complesso e ambivalente che  porta con sé una insolita piacevolezza

E se, come ha detto Veneziani, nella storia fotografica sudista le prime foto furono infami in quanto rappresentavano la raffigurazione della criminalità e la sua storia, successivamente divennero l’album fotografico o assursero ad altarino domestico insieme ai santi della casa.

Un esercizio di identità nato a partire dalla famiglia ed espressione della magia del tempo antico.

Una fotografia che accompagnava spesso le sere dei soldati di un tempo che, al fronte,  pativano la nostalgia del tempo trascorso, come di un luogo definitivamente perduto, ma che viveva nei loro ricordi.

E nel mondo civile la fotografia acquisiva un compito altamente significativo e suggestivo in quanto rappresentava non solo il passato, ma anche il presente ed il sogno futuro.

Certamente, ha aggiunto l’autore, le foto del libro sono testimonianza di una vita antica, di una società diversa, ma, non per questo peggiore.

Allora, soprattutto nei paesi, si sapeva tutto di tutti, si viveva in società aperte e variegate fatte di familiari, cugini e compari. Parentele e rapporti di una umanità perduta, di una vita dura e semplice, ma nel contempo ricca di legami e di senso di appartenenza. Diversamente dall’oggi in cui anche se si si è guadagnato in termini di tecnologia, tempo libero e salute, si è perso in termini di umanità.

A testimonianza di ciò durante la presentazione Veneziani ha invitati ad esercizio illuminante.

Soffermatevi – ha detto –  su una fotografia ingiallita e poi chiudete gli occhi e pensate a quel tempo … si realizzerà una magia, il ritorno ad un mondo perduto… vivremo l’accesso alla circolarità ed alla curvatura del tempo. Per dirla con Einstein sperimenteremo la curvatura del tempo. Un mondo dove tempo e spazio scompaiono e diventano un tutt’uno.

E se oggi forse viviamo in un’epoca di libertà e di messa a nudo delle proprie verità l’invito del libro è a fare ciò con il passato per mettere in libertà il tempo.

E’ un invito alla umanità persa ed alla sua riconquista, poiché le attuali società ed i loro precetti potranno cambiare l’etnos, ma non l’ethos.

T’arrecuorde?

Sarà come dire c’era una volta il vecchio tempo, il sud. C’era una volta il tempo delle fiabe e dei miracoli …

Per concludere, ancora una volta, Marcello Veneziani con questo libro emerge dalla massificazione culturale del politicamente corretto.  Il suo invito al passato, all’antica famiglia impressa nelle foto di un tempo che fu del vecchio sud è infatti un invito alla tradizione ricordando il passato.

Un tuffo nel passato per fortificare il futuro poiché un diverso destino è possibile ricordando e facendo tesoro del passato. Basta volerlo, sentirlo ed assaporarlo.

di Guido Francesco Guida

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