Emergono le criticità svizzere
Quanto accaduto nella località svizzera di Crans Montana, in occasione del capodanno, provoca tristezza, ma anche tanta rabbia: più di 40 morti, centinaia di feriti, una tragedia inimmaginabile.
Come, infatti, non disperarsi difronte alla morte di un figlio, di una figlia, di ragazzi appena usciti dalla fanciullezza? Come non pensare che, a causa di un locale privo delle più elementari misure di sicurezza, la propria creatura ha perso la vita? Un dolore troppo grande da superare, troppo assurdo e inconcepibile avrà travolto i genitori, i familiari, gli amici di questi ragazzi.
Se, in questa circostanza, è doveroso ringraziare i soccorritori e tutti coloro che si sono adoperati in piena notte per salvare quante più vite possibili compiendo veri atti di eroismo, la domanda iniziale, però, rimane e il fatto accaduto inaccettabile.
In Italia siamo soliti esaltare tutto ciò che avviene in Svizzera e non facciamo altro che tessere le lodi di un sistema politico, economico, sociale apparentemente perfetto, ma la tragedia di Crans Montana ci ha svelato invece un altro aspetto, che credevamo inesistente.
Secondo quanto riferito dalla Rai, il locale dove è scoppiato l’incendio, a causa dell’uso di alcune bottiglie con candele accese, aveva un soffitto di materiale incendiabile, una sola via di uscita e nessun impianto di allarme o sistema antincendio. Insomma, per quanto riguarda la sicurezza, delle carenze veramente macroscopiche. Se sarà accertato che le cose stavano veramente così, si potrebbe anche parlare di tragedia annunciata.
E non solo, a quanto pare, neppure sul fronte degli ospedali la Confederazione elvetica sembra quel paradiso di cui tanto si parla, infatti, è stato necessario trasportare molti feriti, tramite elicotteri in ospedali italiani, francesi e tedeschi.
Secondo notizie di Red Web, Ats, attualmente, ben due ospedali elvetici su tre, dopo la crisi generata dal Covid, sono in perdita.
Stando a un’analisi della società di consulenza Kpmg due su tre nosocomi complessivamente hanno generato una perdita di 1 miliardo di franchi.
Ad accendere i riflettori sul tema è anche la Neue Zürcher Zeitung. Il quotidiano riferisce dell’analisi Kpmg, che ha tenuto conto di 48 strutture sanitarie (ospedali universitari, di medie e piccole dimensioni, cliniche psichiatriche, di riabilitazione e specializzate): di queste solo 14 avevano mostrato nel 2023 un avanzo d’esercizio.
Ancora più grave è stata l’evoluzione delle spese: negli ultimi cinque anni sono cresciute più rapidamente delle entrate, precisamente del 17%. Ciò è dovuto principalmente ai costi del personale, che costituiscono una parte consistente del bilancio. Da un lato i salari sono aumentati a causa dell’inflazione, mentre dall’altro la carenza di manodopera qualificata ha costretto gli operatori a offrire condizioni di lavoro più interessanti a infermieri e medici.
Alcune strutture stanno ad esempio sperimentando nuovi modelli che prevedono lo stesso stipendio a fronte di un minore tempo di lavoro, oppure viene potenziata la percentuale di personale per evitare che i professionisti dell’assistenza vadano in esaurimento e scappino dalla professione.
“L’incertezza nel settore è palpabile”, afferma Florian Schmid, esperto di sanità di Kpmg, citato dalla Nzz. “ la situazione degli ospedali più piccoli, che operano principalmente nell’assistenza medica di base, è particolarmente difficile. La maggior parte dei responsabili finanziari ipotizza quindi che il numero di piccole cliniche diminuirà; un esperto su due prevede però che anche gli ospedali cantonali saranno colpiti”.
Schmid prevede quindi che il settore pubblico voglia farsi carico di una parte del fabbisogno di investimenti di 4,5 miliardi nei prossimi cinque anni.
Una delle cause dei problemi è il ritardo degli ospedali svizzeri in termini di digitalizzazione. Il 29% si trova solo nella fase iniziale e ha implementato solo progetti informatici minori, mentre un altro 46% è nella fase di sviluppo, in cui è ancora lontano dal realizzare tutti i guadagni di efficienza.
La situazione degli ospedali svizzeri, quindi, appare molto carente e non all’altezza della fama di efficienza di cui gode il Paese. Ciò, certamente, non ci fa piacere, ma ci porta ad una riflessione, che non vuole essere consolatoria, sugli ospedali di casa nostra: la crisi delle strutture, soprattutto di quelle del sud è palpabile e ci guardiamo bene dal mettervi una pezza là dove, invece, va messa una lente di ingrandimento, ma ogni tanto occorre pure dare dei meriti a chi ce li ha, per non correre il rischio di svalutare anche le cose buone che, sia pure a fatica, si riescono a realizzare.








