Emma Bonino, santa o dannata?
Un personaggio pubblico famoso come Emma Bonino, che ha segnato un solco tra un prima e un dopo di un’epoca, non si può liquidare con poche battute.
Si può dire, infatti, che la sua vicenda personale abbia perfettamente incarnato la ribellione giovanile degli anni sessanta e il desiderio di un’intera generazione di costruire un mondo diverso, una società migliore, soprattutto più autentica e meno condizionata dai dictat provenienti dall’autorità costituita, sia che si trattasse di quella paterna sia di quella politica o religiosa.
Che, indubbiamente, la rivoluzione del ’68 avesse le sue ragioni, che certi schemi tradizionali non potessero più essere accettati da una generazione che cresceva più libera della precedente e godeva di maggiore benessere economico, nonché di più facile accesso all’informazione e alla cultura, è un fatto indubbio; quel che, invece, non è condivisibile è che, poi, quella generazione abbia raggiunto realmente quegli obiettivi che si era proposta.
Sembra, infatti, che mentre risulti relativamente di facile attuazione, da parte di una nuova generazione, la distruzione dei modelli culturali e sociali preesistenti, non si possa dire altrettanto per quanto riguarda il passo successivo, cioè la costruzione di una società moralmente migliore. Dopo circa sessant’anni da allora, infatti, se ci guardiamo intorno, oltre a qualche effettivo miglioramento, soprattutto per quanto riguarda una maggiore apertura mentale e una ricerca di autenticità, notiamo, insieme alle macerie di un mondo scomparso, un altro che non ci sembra affatto corrispondente alle reali aspirazioni di un tempo.
Sentiamo, ad esempio, che cosa pensa Marco Rizzo dell’operato politico della Bonino. Il fondatore del partito dei Comunisti italiani, nell’occasione della sua morte, ha, infatti, affermato: “Emma Bonino voleva contratti a termine e part time liberi. Tradotto: ha venduto la precarietà come fessibilità, con quale risultato? Milioni di precari. Tra le tante proposte, poi effettivamente approvate da vari governi che si sono susseguiti, più anni e più età per andare in pensione. In ultimo, ‘la paladina dei diritti umani’ ci ha regalato anche il pieno sostegno alla religione europeista, globalista e guerrafondaia.”
I sessantottini, dopo tante lotte e proteste, hanno, quindi, ottenuto la tanto conclamata libertà o sono, poi, passati dal subire una forma di sopraffazione a un’altra? Noi, infatti, ci chiediamo: “la libertà senza responsabilità è realmente libertà o, piuttosto, arbitrio? Inoltre, la distruzione di istituzioni secolari, culture, dottrine si può considerare un bene in assoluto o quali vantaggi effettivi arreca all’umanità?”
Secondo Giulio Basile, che così scrive in un post: “Emma Bonino ha sempre difeso l’elite globalista, protetto il commercio delle multinazionali, provocato tanta sottoccupazione e disoccupazione nel nostro paese. Nel 2022 ha ricevuto da George Soros più di un milione di euro per il suo partito Più Europa. Si è battuta per la dissoluzione della nostra Costituzione, è stata favorevole all’immigrazionismo senza controllo, ha sostenuto l’abolizione del Servizio Sanitario Nazionale, libertaria dichiarata (?) si è espressa a favore del green pass, ha appoggiato fin dall’inizio l’invio di armi in Ucraina, e questo per citare solo alcune delle battaglie ‘umanitarie’ combattute dalla politica radicale italiana.”
Passando, infine, alle due battaglie più famose della Bonino, particolarmente osannate dal main stream, cioè il divorzio e l’aborto, vogliamo fare qualche osservazione che si discosta nettamente dal coro mediatico senza, però, disconoscere la buona fede di chi le portò avanti.
Il fatto che né il divorzio né l’aborto siano da considerarsi dei passi avanti sulla strada dei diritti umani si può dimostrare facilmente osservando le conseguenze che queste leggi hanno portato in Italia.
Ad esempio, è facile accorgersi che la maggior parte dei giovani, in Italia, oggi, né si sposa né divorzia, ergo, forse, col senno di poi, sarebbe bastata la semplice separazione, magari aggiornata secondo le esigenze moderne. Allineandosi, in questa scelta, come del resto anche in tante altre, l’Italia finiva, così, per sottomettersi all’ideologia Usa, senza seguire i propri orientamenti culturali e morali. Ci sembra, pertanto, che il divorzio sia servito soprattutto per minare le fondamenta della famiglia, considerata dai sessantottini l’istituzione da abbattere senza se e senza ma. Un modo piuttosto singolare di difendere i diritti umani! Al riguardo, possiamo pure facilmente notare come la violenza contro le donne e i femminicidi non siano affatto diminuiti né tanto meno scomparsi, quindi si registra un altro grande fallimento della crociata sessantottina che, avendo fanaticamente abbracciato il relativismo etico contemporaneo, non si accorgeva delle sue conseguenze.
L’aborto, poi, non ha dato più libertà e opportunità lavorative alle donne: basta, infatti, considerare il fatto che proprio la Bonino si è strenuamente battuta a favore della precarietà lavorativa, dei tagli al servizio sanitario nazionale e all’Inail, tutti fattori che rendono difficile la formazione di un nucleo familiare e la nascita di bambini. Ora, ci vogliamo chiedere: “quanti bambini sono stati abortiti a causa delle difficoltà economiche delle famiglie o a causa del rischio, corso dalle donne, di essere licenziate dal proprio datore di lavoro?”
Tra l’altro, visto che esiste la prevenzione, perché, invece di spingere le donne ad abortire, non si offre loro maggiore informazione sulla contraccezione?
Vogliamo, forse, nasconderci la realtà sottostante all’aborto e cioè che c’è una nuova vita nel grembo materno? Una vita innocente che vuole solo la possibilità di svilupparsi e venire alla luce?
Che affermare il diritto di poterla sopprimere, questa vita, comporta gravi conseguenze non solo per il nascituro, ma anche per i suoi genitori e per la società tutta? Siamo disposti, invece, ad ammettere che chi salva una vita salva il mondo o no?
La verità può essere nascosta o negata, purtroppo, però, ha il brutto vizio di riemergere sempre, è solo questione di tempo.
Non vogliamo, però, scagliare pietre contro nessuna donna: chi perviene alla decisione di abortire può avere motivazioni gravi e difficoltà di varia natura, quel che ci addolora, però, è la convinzione – errata – che tali problemi si risolvano solo in questo modo. Il Movimento per la Vita italiano e tutti i movimenti Pro Vita del nostro paese si battono perché si costruiscano reti di sostegno a favore di mamme e bambini, non per interventi punitivi che ci riporterebbero indietro nel tempo.
Anche sul tema dell’eutanasia, ci discostiamo dal politically correct dominante: “se l’eutanasia nasce allo scopo di eliminare la sofferenza del malato, in realtà finisce per ottenere, piuttosto, il risultato di eliminare tante vite che potrebbero essere salvate (e, secondo noi, lo meriterebbero)”. Ci sembra, ad esempio, che il suicidio assistito sia stato pensato soprattutto allo scopo di peggiorare ulteriormente il servizio sanitario nazionale, di ridurre spese statali considerate sprechi e di rendere la massa priva di umanità, egoista e superficiale, assecondando in ciò il mantra del consumismo più sfrenato, insomma a creare una società sempre più mostruosa.
Inoltre, sia l’aborto sia l’eutanasia disprezzano la disabilità e considerano chi ne è portatore un soggetto non degno di vivere e quindi da scartare.
Che tali idee piacessero molto a una persona di nome Hitler pensiamo sia piuttosto risaputo e, condividendole, dovremmo, coerentemente, concludere che Hitler era un grande sostenitore dei diritti umani?
Per finire, vogliamo, però, lanciare un messaggio di speranza, in linea con i valori espressi dai movimenti per la vita: “mettiamo da parte egoismi e interessi di bottega, difendiamo la vita sempre, ogni vita, a qualunque razza, nazione, religione, idea appartenga, lavoriamo per creare un’umanità più giusta e che sappia amare veramente il proprio fratello.”
Tornando al titolo dell’articolo “Emma Bonino: santa o dannata?” noi, personalmente, speriamo che, nonostante i tanti errori commessi nella sua esistenza, abbia infine trovato la misericordia del Signore, però ci teniamo a precisare che un personaggio pubblico come lei, nel corso degli anni, dovrebbe essere capace di rivedere le proprie idee, di ascoltare chi la pensa diversamente, di sapersi confrontare senza atteggiamenti di superiorità nei confronti dell’interlocutore, chiunque esso sia.
Per quel che ne sappiamo, il Signore apprezza soprattutto l’umiltà e la capacità di perdonare, detto questo, di certo non possiamo sapere quali decisioni abbia preso riguardo la Bonino né quali decisioni prenderà su ognuno di noi, il Vangelo infatti dice: “Non giudicare e non sarai giudicato”.







