Cara amica mia, cara Angioletta,
doverti scrivere ora, dopo una vita di incontri, telefonate, di dolori e gioie condivise, è per me di grande peso perché tutto quello che sto scrivendo avrei preferito dirtelo mentre tu eri ancora qui tra noi.
“La vita fugge e non s’arresta un’ora” dice Petrarca, troppo spesso lo dimentichiamo.
In questo momento di dolore i miei occhi corrono al telefono, in cui ancora compare il tuo nome. Non posso più chiamarti, tu non puoi chiamarmi.
Ripercorro con la mente i tanti bei momenti vissuti insieme, le feste che sapevi organizzare così bene a casa tua, a Natale, o nella bella villa di Mondello. Perfetta padrona di casa, mettevi tutti a proprio agio, accoglievi ogni persona, di qualunque età, con garbo e gentilezza.
La tua era autentica sensibilità d’animo. Affettuosa, socievole, di cuore, sapevi avere parole gentili per tutti.
La tua fede in Dio, profonda e genuina, ti ha sostenuto per tutta la tua esistenza, facendoti superare persino grandi dolori.
Sei stata una figlia, una moglie, una mamma e una nonna eccezionale perché poche persone, come te, hanno saputo interpretare questi ruoli, difficili e impegnativi, come sei stata capace di fare tu.
Dal carattere allegro e vivace, sapevi superare i momenti di malinconia con l’ironia e la gioia di vivere.
Oltre alla cura dei familiari, hai coltivato varie passioni: la cultura, l’arte e, soprattutto, la storia.
Ti mando un grosso bacio nel luogo dove ora ti trovi, sicuramente migliore di questo, e un arrivederci a quando potremo riprendere le nostre conversazioni di una volta.
Tua
Lydia







