Odiare Israele, perchè?

L’odio ha mai risolto qualcosa?

Sembra che l’odio oggi vada molto di moda, per cui, di fronte a qualche problema che ci amareggia, tendiamo a cercare il responsabile, unico e solo, senza indagare più a fondo sulle cause del nostro malessere: risulta, infatti, più facile scaricare le colpe su qualcuno piuttosto che indagare meglio (e anche sui propri eventuali errori) sulle cause di quanto accaduto. 

Seguendo tale impulso, del resto fomentato dal main stream e dalla pubblicità, di volta in volta, siamo portati a odiare chi ci viene indicato come il colpevole da abbattere senza se e senza ma. Si può trattare di un capo politico, di un partito, di un sesso (oggi quello “cattivo” è il maschile, in passato lo era, invece, il femminile), di un popolo, di uno stato, di una religione…

Capita, spesso, poi, di sentire criticare aspramente le dittature sanguinarie, le espulsioni di persone o di interi popoli, purtroppo, però, tali condivisibili posizioni si scontrano, nella realtà dei fatti, con la più totale mancanza di coerenza: quel che viene proclamato a gran voce risulta, poi, nei fatti, molto spesso smentito.

Per fare un esempio pratico: l’operato dell’Onu, che dovrebbe teoricamente battersi per i diritti umani di tutti, e sottolineo di tutti, in pratica appare alquanto strabico, in quanto sembra occuparsi, per altro in modo saltuario e inefficiente, solo dei diritti di alcuni, disattendendo, così, agli scopi per i quali era stato creato.      

Così, da parte di molti, dalla mattina alla sera, vengono proclamati i “sacrosanti” diritti (?) dei migranti (il diritto – ci sembra – caso mai, dovrebbe essere quello di restare nella propria terra), ma, nel contempo, vengono sisematicamente ignorati i diritti di tanti cristiani nel mondo, che subiscono massacri, oppressioni e ingiustizie di ogni tipo. Per quanto riguarda gli ebrei, dopo aver esecrato, in tanti e a lungo, l’operato dei nazisti nei loro confronti, ora, invece, proprio questi, si schierano a favore di chi li discrimina e li colpisce con violenza. Per finire, gli stessi islamici, nonostante risultino, spesso, attualmente, i più appoggiati politicamente, in alcune aree del mondo subiscono anche loro gravi forme di discriminazione, ma, anche a livello internazionale, se ne ignorano i diritti (vedi Uiguri in Cina).

Quindi, in definitiva, dei diritti umani se ne parla solo in maniera demagogica senza volere affatto difendere i più deboli da persecuzioni e ingiustizie, ma chi sono i più deboli? Quando parliamo dei più deboli noi intendiamo chi, in un determinato momento e in una determinata situazione, si trova in una effettiva situazione di debolezza e non chi, astrattamente e in base a scelte meramente ideologiche, è considerato meritevole di protezione sempre e a prescindere da qualunque comportamento metta in atto, persino se delinquenziale.

Crediamo, infatti, che le impostazioni di tipo ideologico siano intrinsecamente errate e pericolose perché non tengono conto della realtà dei fatti né delle cause dei fenomeni.

Tornando a Israele è uno stato (che piaccia o meno) che ha cercato negli ultimi decenni di sopravvivere a forze esterne che lo volevano distruggere. Non ci sono riuscite e ne hanno pagato le conseguenze. Personalmente le guerre non ci piacciono e vorremmo un mondo in pace, ma non possiamo evitare di renderci conto che chi fomenta gli odi, poi, a sua volta, ne viene investito.

Quel che, soprattutto, andrebbe notato è il fatto che, a pagare il prezzo di quest’odio smisurato, è anche il popolo che, a parole, si dice di voler salvare: ad esempio, i palestinesi. Alla fine, infatti, risultano proprio questi le prime vittime di queste politiche guerrafondaie, che, tra l’altro, ci sembra, siano mirate principalmente a creare dei focolai di guerra permanente allo scopo di favorire le fabbriche di armamenti.

Da molti, infatti, è stato notato come, oggi, non si miri tanto a vincerle le guerre quanto a continuarle in eterno e gli odi servono appunto a questo.

Per finire, in aggiunta a quanto finora detto, lo stato di Israele si erge, di fatto, a paladino del sovranismo, un sovranismo, che, però, è visto come il fumo negli occhi dai globalisti che si sentono, così, ostacolati nel proprio progetto di dominio universale: un dominio che, però, difficilmente potranno raggiungere perché la storia, al momento, sembra prendere un’altra direzione.        

A questo punto, ci sembra doveroso spendere qualche parola in più sui mali del globalismo, anche per spiegare perché (pur con i suoi difetti) a questo è preferibile il sovranismo. Il globalismo, infatti, ci appare ammantato dalle promesse più belle: pace, efficienza- e , crescita economica…però – dobbiamo chiederci – se sono questi i suoi obiettivi reali o se, dietro i bei proclami (come di solito avviene), non si nascondano, invece, gli interessi di forti gruppi di potere. A questo punto qualcuno, però, potrà, obbiettare che anche dietro i sovranisti i gruppi di potere ci sono, ma – e ne sottolineiamo l’importanza – in questa partita è in gioco anche la libertà dei popoli (palestinesi compresi) perché il globalismo, fingendo di appoggiare un popolo, in realtà mira solo alla conquista di un potere smisurato che schiaccerebbe chiunque, in ogni caso, e già lo sta facendo.

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