San Francesco dimezzato

Chi era veramente il santo di Assisi?

Va confutata la visione dimezzata della persona di San Francesco, spesso fornita da film, musical, romanzi e anche autori di “mondo cattolico”. E’ una preoccupazione già di papa Pio XI, che l’affrontava in un’enciclica addirittura 100 anni fa. Era il VII Centenario della morte di Francesco e così avvertiva la Rite Expiatis, promulgata il 30 aprile: “Nei nostri tempi, molti, infetti dalla peste del laicismo, hanno l’abitudine di spogliare i nostri eroi della genuina luce e gloria della santità, per abbassarli ad una specie di naturale eccellenza e professione di vuota religiosità, lodandoli e magnificandoli soltanto come assai benemeriti del progresso nelle scienze e nelle arti, delle opere di beneficenza, della patria e del genere umano. Non cessiamo perciò dal meravigliarci come una tale ammirazione per San Francesco, così dimezzato e anzi contraffatto, possa giovare ai suoi moderni amatori”. Sembra insomma che Francesco abbia dei meriti per sua esclusiva virtù, e che il riferimento e il rapporto con Dio siano appena un’appendice secondaria della sua vita. E’ un passaggio necessario per potere poi costruire un Francesco adulterato. Taluni l’hanno presentato come alfiere del pauperismo se non addirittura come precursore del comunismo. Spiega Pio XI che “Siffatta povertà consiste nella rinuncia volontaria di ogni cosa, fatta per amore e per ispirazione divina e che è del tutto contraria alla povertà forzata, arcigna e affettata di alcuni filosofi antichi… La ragione per cui Francesco amò particolarmente la povertà, fu perché la considerava come familiare della Madre di Dio, e perché Gesù Cristo sul legno della croce, più che familiare, se la scelse a sposa.” In Francesco la povertà è testimonianza di una vita vissuta in totale adesione al Vangelo, non riponendo nei beni terreni la propria fiducia ma in Dio; non possederli per non perdere la libertà di vivere interamente concentrato in Dio. Per lui essa non è miseria ma libertà, per essere veramente il povero biblico, anawim, che sottomesso a Dio rinuncia a tutto perché ha già il TUTTO. Ma quando era in ballo l’onore dovuto a Dio, Francesco pretendeva bellezza e ricchezza. Oggi, tanti mistificatori del santo, critici della bellezza e della ricchezza delle chiese, attaccano la Chiesa con la scusa della povertà francescana; ma sbagliano fonte ispiratrice! “Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici che … I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, debbano averli di materia preziosa. E se in qualche luogo il santissimo corpo del Signore fosse collocato in modo troppo miserevole, secondo il comando della Chiesa venga da loro posto e custodito in un luogo prezioso, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione” (Prima lettera ai custodi, FF 241). E “un giorno volle mandare i frati per il mondo con pissidi preziose, perché riponessero nel luogo più degno possibile il prezzo della redenzione, ovunque lo vedessero conservato con poco decoro” (Tommaso da Celano, Vita seconda, 201: FF 789).

Il pacifismo, cioè la pace al di sopra di tutto, presuppone che la vita terrena sia il bene più grande; Francesco non è pacifista. “Chi segue Cristo, riceve la vera pace, quella che solo Lui, e non il mondo, ci può dare. San Francesco è associato da molti alla pace, ed è giusto, ma pochi vanno in profondità.

, passata attraverso l’amore più grande, quello della Croce …La pace francescana non è un sentimento sdolcinato. Per favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è francescano, ma è un’idea che alcuni hanno costruito! La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi “prende su di sé” il suo “giogo”” (Papa Francesco, ottobre 2013).

La pace che vuole Francesco quella del motto del pontificato di Pio XI: La pace di Cristo nel regno di Cristo. Egli lo ricorda quando, “mosso dall’ardente brama di propagare il Vangelo e sostenere il martirio non esitasse a recarsi in Egitto e ivi comparire, animoso e ardito, alla presenza del Sultano” (Rite Expiatis), nel corso della quinta Crociata nel 1219. “E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito” (Tommaso da Celano, Vita prima, I, 22); si presenta inerme e pacifico, ma non ha pudore nel mostrare le ragioni dei crociati. S. Illuminato da Rieti, che lo accompagnava in quell’incontro, ci lascia in Verba fratris Illuminati: “Quando invadono le terre che avete usurpato i cristiani agiscono giustamente, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi sforzate di allontanare dalla vera religione quanta più gente potete. Se voi invece vorreste conoscere, confessare ed adorare il creatore e Redentore del mondo i cristiani vi amerebbero come loro stessi”. Quale approccio seguì? “Non possiamo impegnarci in un vero dialogo se non siamo consapevoli della nostra identità. Dal niente, dal nulla, dalla nebbia dell’autocoscienza non si può dialogare, non si può incominciare a dialogare. E, d’altra parte, non può esserci dialogo autentico se non siamo capaci di aprire la mente e il cuore, con empatia e sincera accoglienza verso coloro ai quali parliamo” (Papa Francesco, 17 agosto 2014).

Mentono “coloro che, per servire alle loro fantasie ed errori, s’immaginano, (cosa incredibile!) un Francesco intollerante della disciplina della Chiesa, noncurante degli stessi dogmi della Fede, precursore anzi e banditore di quella molteplice e falsa libertà, che si cominciò a esaltare sul principio dell’età moderna” (Rite Expiatis); egli invece « venerava i sacerdoti e con estremo affetto abbracciava tutto l’Ordine ecclesiastico » (Tommaso da Celano, Leg. I, n. 62),come insegnava ai frati e al popolo, ritenendosi inoltre indegno del sacerdozio. Animalista? “Altri rimasero incantati dal suo gusto della natura, ond’egli sembra preso dal fascino non solo della natura inanimata, del fulgore degli astri, dell’amenità dei monti e delle valli umbre, ma, al pari di Adamo nell’Eden prima della caduta, discorre con gli animali stessi, quasi legato ad essi da una certa fratellanza, e li rende obbedientissimi ai suoi cenni. … Araldo del Gran Re, egli volse le sue mire a far sì, che gli uomini si conformassero alla santità evangelica e all’amore della Croce, non già che dei fiori e degli uccelli, degli agnelli, dei pesci e delle lepri si rendessero soltanto sdilinquiti amatori.… non da altra causa che dalla sua stessa carità verso Dio egli si muove ad amare le dette creature, le quali sapeva avere con lui uno stesso principio » e nelle quali guardava la bontà di Dio; giacché «da per tutto egli va seguendo il Diletto sulle orme impresse nelle cose, di tutte le cose si fa scala per giungere al trono di Lui“ (Rite Expiatis).

Amiamolo allora per quello che egli era, “buon soldato e cavaliere di Cristo… donato dalla divina Provvidenza per la riforma non solo della turbolenta età in cui egli visse ma della società cristiana di ogni tempo” (ibidem).

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