La quinta Rivoluzione industriale ovvero

L’inutilità dell’umano in un mondo cibernetico

Lorenzo Romano

Roma, 8 novembre 2026

Figura 1         

1. FINE DELLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Dalla metà del XVIII Secolo ad oggi vi sono state ben quattro rivoluzioni industriali. A mio avviso l’ultima si è esaurita con l’avvento dei super chip di memoria ad alta integrazione e di basso consumo di energia, i quali resero possibile la realizzazione dei data base di enorme capacità necessari per dar vita alla ormai ben nota ”intelligenza artificiale”.

Nel mio articolo ”Chi ha paura del lupo cattivo”, pubblicato qui su www.servernews.it il 14 settembre 2026, fugai la preoccupazione di molti sull’invadenza della AI nella vita umana e in particolare nella produzione e distribuzione dei beni di consumo,

Osservando la lenta evoluzione iniziata nel XVIII Secolo, ad ogni passaggio si nota un forte cambiamento nel mondo del lavoro.

Tale cambiamento ha caratterizzato le varie epoche: dal telaio automatico alla produzione di massa e all’accelerazione dei processi produttivi fino all’inserimento dei computer: ad ogni passaggio veniva chiesta una sempre maggiore specializzazione nelle maestranze di ogni livello.

Si potrebbe osservare che la quarta ”rivoluzione industriale” cessò con l’inserimento dei computer super veloci, dei linguaggi per computer evoluti e hardware in configurazione ”parallel processing”. Tale nota è suffragata dal fatto che la AI non necessita di conoscenze di alta tecnologia (se non doverosamente nell’oggetto che s’intende realizzare) perché ponendo le giuste domande, AI risolve da sola le questioni proposte.

Da ciò se ne deduce che l’eventuale quinta ”rivoluzione industriale” cambia nuovamente il paradigma del mondo del lavoro: non più addetti specializzati nell’uso di macchinari più o meno complessi (ad esempio una fresatrice) ma gente che sappia interagire con AI e conosca bene l’oggetto che deve produrre.

La scuola è nuovamente indietro rispetto alla necessità dell’industria: negli anni ’60 si preparavano operai specializzati nell’uso dei torni manuali e nelle fresatrici meccaniche. Quindi, un operaio doveva conoscere l’uso del calibro e dei ”piani di riscontro” ed essere sufficientemente preparato sulla tecnologia meccanica in essere.

Qualche decennio dopo vennero introdotte le macchine a controllo numerico e la specializzazione degli operai era nella conoscenza dei pannelli di controllo preconfigurati da pochi ingegneri super specializzati in uno specifico tipo di lavorazione.

Ciò produsse un ”appiattimento” generalizzato delle conoscenze utili alle

maestranze, già noto come risultato del modello produttivo ideato nel 1913 da Henry Ford noto come ”ciclo produttivo a catena”, nel quale le maestranze non avevano una visione del prodotto finito ma solo quella parte di produzione di propria competenza. Ovviamente la produzione era più veloce e la qualità migliore perché l’interazione delle maestranze era ridotta a pochi componenti.

Purtroppo tale de-specializzazione si evidenziava al cambio di produzione nel quale l’addestramento delle maestranze richiedeva più tempo.

Tale situazione si risolse automaticamente con la grande diffusione dei Personal Computer equipaggiati con sistemi operativi ”object-oriented” e basi dati relazionali (nota in ultimo).

La tecnologia software object-oriented permise di costruire interfacce utente più o meno standardizzate e rappresentate da icone. Questa tecnologia per quanto inizialmente difficile da comprendere, si è rivelata sufficientemente robusta ed economica con i suoi ”plug-in” da essere diffusa in quasi tutte le applicazioni soprattutto per cellulari.


In effetti la notevole diffusione dei vari tipi di cellulari e delle reti di comunicazione, ha di conseguenza portato all’ennuplicazione dei sistemi operativi per i cellulari, ognuno dei quali ha delle caratteristiche peculiari specifiche ma tutti facilmente utilizzabili tramite icone standardizzate.

Tale cambiamento ha messo fuori gioco molti tipi di attività umane e molti altri a divenire: dalla bottega del mastro alla macchina automatica che fa tutto da sé, dall’esperienza diffusa in singoli specialisti di settore, ai giganteschi sistemi AI in grado di rispondere a un gran numero di quesiti e si è solo all’inizio!

Ciò significa il completamento della quarta rivoluzione industriale l’avvio di un nuovo paradigma: l’esclusione progressiva del lavoro umano dai processi produttivi e la sua sostituzione con macchine automatiche emulatrici di utilizzo generale.

2. NEL FUTURO VI SARANNO ANCORA  ATTIVITA’ UMANE ?

Difficile è tornare indietro, bisogna guardare al futuro per creare un ambiente adatto alle generazioni successive: in un mondo super automatizzato e governato da robot, vi saranno ancora attività umane da assegnare, oppure bisognerà creare fondi di sussistenza per l’eccesso disoccupati di lungo periodo?

In realtà questo nuovo paradigma non è preoccupante perché è stato già vissuto, come scritto prima, durante le quattro precedenti rivoluzioni industriali. In particolare con la terza rivoluzione si formarono i servizi terziari, ovvero una élite di tecnici sussidiari alle nuove attività creatatisi con la grande diffusione dei Personal Computer.

In effetti la semplicità nell’uso dei computer era pagata con la difficile manutenzione dei medesimi curabile solo da tecnici specializzati nei componenti elettronici, altri nei programmi ed altri ancora esperti di reti di comunicazione.

(NdR a mio avviso per ogni posto di lavoro perso a causa dell’introduzione dei Personal Computer, se ne crearono non meno di una decina con contratti per lo più a tempo indeterminato!).

L’introduzione estesa di AI e l’automazione dei servizi offerti, effettivamente comporta la scomparsa di numerosi altri mestieri tradizionalmente ad alta diffusione. Ad esempio i commessi dei supermercati, dei bar, ecc. tendono a sparire; già adesso rimangono le casse, gli addetti al rifornimento degli stand e i servizi ecologici e di manutenzione.

C’è un altro grosso problema evidenziatosi con l’introduzione delle macchine automatiche: l’avvento degli assemblatori guidati da AI potrebbe produrre una forte disoccupazione di massa.

Ad esempio, un’automobile è in genere realizzata anche con 10.000 parti differenti tra viti, rondelle, guarnizioni, ecc. Tutti questi materiali devono essere catalogati, registrati, contabilizzati, conteggio degli scarti e le giacenze. Durante le fasi di assemblaggio occorre prelevare il componente richiesto nella quantità giusta e consegnarlo al robot che lo installerà nell’automobile in costruzione.

Sistemi parziali di questa funzionalità già esistono ma utilizzano ancora manodopera umana laddove realizzare una macchina sostitutiva diviene svantaggioso e comunque si tende a mantenere in fabbrica un minimo di operatori umani.

Si immagini di introdurre macchinari sofisticati in agricoltura, sarebbe possibile automatizzare dalla sarchiatura alla semina, al raccolto, alla selezione del prodotto, al suo imballaggio e spedizione ai punti di vendita. Tutto ciò almeno in parte è tecnicamente fattibile e vantaggioso perché si avrebbe una migliore puntualità stagionale in tutte le fasi testé elencate e una forte riduzione dei prezzi al consumo.

Quest’ultimo esempio mostra come a seguito di una ”rivoluzione industriale” scompaiono alcuni mestieri e se ne creano altri sempre più evoluti: dalla chiave inglese alla tastiera di un computer ma ora si è giunti alla fine?

3. VERSO L’INCOGNITA DEL FUTURO
Quale sarà il lavoro delle nostre generazioni successive che troveranno tutto già automatizzato e perfettamente funzionante?
Si ritroveranno in un mondo dove i robot non lasciano spazio agli umani e i robot sono in continua evoluzione?
L’umano sarà in grado di crearsi un ”suo” spazio vitale oppure sarà dominato dalla tecnologia applicata ovunque?

Sembra entrare in un mondo da fantascienza dove l’umano è ridotto ed è  subalterno al ”volere” delle macchine, una sorta di schiavo tecnologico ma anche il denaro avrà perso la sua importanza, visto che mancando il lavoro vero si è del tutto dipendenti dalla disponibilità di risorse accessibili e abbondanti create dalle macchine medesime?

Ciò porterebbe direttamente a un futuro ”signore delle macchine” che avrà potere su più miliardi di persone nel frattempo aggiunte all’attuale popolazione mondiale ma a quale scopo si dovrebbe arrivare a tale concentrazione di potere?


Inoltre, non è credibile che la disoccupazione e l’abbondanza di risorse a basso costo possa favorire contrasti etnici come accadde in passato, non vi sarebbero più gli stimoli classici che portarono alle guerre se non per questioni psicologiche oggi impossibili da prevedere senza fare illazioni!
Rimangono aperte due strade di cui la prima è il mondo dell’Arte, di ogni forma d’Arte con la quale si rimedia all’inedia a e all’abulia dovute alla mancanza di stimoli. La seconda via è di natura scientifica, ovvero la conquista umana del sistema solare nei pianeti e satelliti ove si potrebbero impiantare presidi umani.

Si dovrebbe cominciare già adesso a pensare un mondo futuro dominato dalla tecnologia, perché eventi dovuti a situazioni politiche particolari potrebbero annullare i vantaggi conseguiti finora dall’intensa ricerca scientifica condotta dagli scienziati occidentali,

Se ciò avvenisse il mondo futuro potrebbe non essere governato da macchine automatiche e allora si riproporranno quei conflitti dovuti a sovra popolazione, a mancanza di risorse e all’impossibilità di realizzare produzioni abbondanti e di basso costo. 

Figura 2

Note:

Figura 1: piccolo robot in grado di calcolare lo spostamento e la velocità di un oggetto

Figura 2: schema di collegamento neurale di un cervello: i dati sono elaborati in parallelo

Tecnologia ”object oriented”: per gli appassionati di cellulari sono le cosiddette ”app” (o ”plug-in) ovvero applicazioni da acquistare in rete, facili da installare sui cellulari e simili e in grado fornire servizi richiamabili tramite semplici icone. La peculiarità di tali applicazioni è di essere considerate un ”oggetto” fine a sé stesso e indipendente dalla macchina cui viene collegato.

Configurazione ”parallel processing”: i computer eseguono operazioni in modo sequenziale i cui risultati parziali dipendono dalle operazioni precedenti. Un aumento delle prestazioni si ottiene con programmi divisi in più segmenti elaborati contemporaneamente. Il risultato dell’elaborazione precedente viene passato a quel segmento successivo che era in attesa proprio di quel risultato, gli altri segmenti rimangono inutilizzati.

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