Al Teatro Politeama Tajani e Schifani illustrano le ragioni di Forza Italia

Il tema sul tappeto, il funzionamento della giustizia, com’è noto, accende da anni il dibattito parlamentare. Fondamentalmente, a scontrarsi sono due concezioni: una giustizialista, che è quella che ha prevalso finora in Italia, ed una garantista.
Si tratta di due posizioni antitetiche e, ovviamente, non esenti da criticità: se, infatti, secondo la prima, il ruolo della magistratura deve abbracciare anche un ambito politico, ma così, di fatto, il potere giurisdizionale finisce per acquistare, nell’ambito dei tre poteri dello Stato, un peso prevalente. Va anche detto, però, che, se ad acquistare maggior peso fosse, invece, l’esecutivo, rispetto al giurisdizionale, ne potrebbe derivare, al contrario, un indebolimento eccessivo del primo.
Detto questo, si evidenzia la difficoltà di mantenere una sorta di bilanciamento fra i poteri dello Stato, cioè di garantire maggiori tutele al cittadino senza con ciò sminuire un ruolo fondamentale come quello della magistratura.
Le ideologie – va detto – a volte abbracciano delle tesi che sembrano risolutive nei confronti di problematiche complesse, ma, proprio a causa della propria intrinseca rigidità, di fatto, quando vengono applicate, soprattutto in campo giudiziario, si rivelano nefaste, generando malcontento, soprusi e iniquità di vario tipo.
La posizione di Forza Italia e, in particolare, del suo fondatore Silvio Berlusconi, è quella del garantismo, una concezione politica che mira alla tutela dei diritti costituzionali del cittadino dagli abusi dello Stato.
Le vicissitudini di tanti cittadini onesti, vessati da un potere dispotico, ha alzato, negli anni recenti, il velo su una triste realtà che ha distrutto economicamente e fisicamente tante vite, provocando anche grandi disastri a tutta la comunità senza, per altro, contrariamente a quel che si può pensare, migliorare i comportamenti dei cittadini disonesti. E’ stato fatto un cattivo servizio a tutti, non solo, infatti, non sono migliorati i costumi della popolazione, ma, spesso, non si sono assicurati alla giustizia i veri colpevoli. Eclatante, al riguardo, la vicenda del giornalista Enzo Tortora, accusato ingiustamente e deceduto, dopo un lungo calvario giudiziario, a causa delle sofferenze patite.
L’elenco dei colpiti da malagiustizia sarebbe lungo e, se si considera il gran numero di detenuti innocenti ancora presenti nelle nostre carceri, si resta profondamente colpiti e addolorati.
Se volgiamo lo sguardo alla realtà sociale[GS1] [GS2] , ci rendiamo conto che le complesse problematiche relative a quest’ambito non possono essere risolte con approcci superficiali, ma vanno affrontate con strategie mirate che coinvolgano tutte le istituzioni dello Stato, le forze dell’ordine e l’opinione pubblica.
Al Teatro Politeama ne hanno parlato il vicepremier Antonio Tajani e il governatore della Sicilia Renato Schifani.

Secondo Tajani, chi rappresenta lo Stato dev’essere al di sopra di ogni sospetto: la separazione delle carriere serve proprio a questo. La giustizia, inoltre, per essere amministrata correttamente, deve considerare anche un aspetto di grande importanza: “Un detenuto – ha detto, infatti, il ministro degli esteri italiano – spesso non viene privato soltanto della propria libertà, ma anche della dignità personale. Le conseguenze, però, per la società, sono gravi perché, così, avrà concepito un odio profondo nei confronti dello Stato. Infine, quando si fa uso di intercettazioni, bisogna badare a non esporre l’imputato al pubblico ludibrio”.
Continuando nel suo discorso, Tajani ha poi aggiunto: “Come partito puntiamo ad una grande crescita. Per le prossime elezioni politiche Forza Italia mira a raggiungere il 20% dei consensi. Sembra, forse, un obiettivo troppo elevato, ma abbiamo mantenuto negli anni la stessa grinta trasmessaci fin dagli esordi dal fondatore Silvio Berlusconi.”

Renato Schifani, nel suo intervento, ha esposto, invece, quanto accaduto alcuni mesi fa in Sicilia, in seguito ai problemi idrici manifestatisi. La Corte dei Conti, infatti, nell’occasione, è intervenuta per azzerare quanto deciso dal governo regionale, sia in materia di siccità sia di sanità. “Ma, per fortuna – ha detto Schifani – il governo nazionale è intervenuto opportunamente inserendo in Finanziaria la norma che la Corte dei Conti voleva cancellare. L’articolo 23 dello Statuto siciliano prevede che le sezioni della Corte dei Conti vengano nominate di concerto col governo regionale. Con ciò, noi non abbiamo nulla da temere dagli organi di controllo dello Stato né mettiamo in discussione l’autonomia della Corte, ma la nostra è soprattutto una battaglia per l’identità siciliana. L’articolo 23 dello Statuto non era stato mai invocato dai precedenti governi regionali, ma ora siamo determinati a difendere le sue prerogative. Infatti, quando alcune iniziative determinano delle disfunzioni nel nostro sistema istituzionale è giusto che la popolazione, attraverso i parlamentari, vi ponga rimedio”.
Lydia Gaziano Scargiali
Foto di Angelo Modesto






