Nessun ritorno

Brevi romanzi da metropolitana

di Adelaide Pellitteri

I racconti che non ti aspetti

Per capire il senso dei racconti pubblicati da Adelaide Pellitteri, dal titolo “Nessun ritorno”, bisogna arrivare fino all’ultimo rigo perché il filo logico c’è, ma non è facile da scorgere.

L’autrice non dà nulla per scontato. Anche se non sempre ci facciamo caso, esiste un fattore esistenziale chiamato ineluttabile. Sia nel lontano passato sia nel mondo attuale, la vita umana scorre come un fiume nel suo alveo: l’acqua, alla fine, giunge al mare, ma non ha ritorno.

L’autrice affronta – ci sembra – proprio questo tema che, in genere, risulta – poco frequentato dai creatori di storie, cioè l’ineluttabile. Si può dire che le personalità individuali sono infinite, ma, poi, le dinamiche comportamentali si possono far risalire, in qualche modo, ai tratti salienti di esse.  

Così, alla fine, per la scrittrice, l’epilogo di una vita sarà l’esito di una serie di scelte esistenziali che, alla fine, porteranno il protagonista verso un appuntamento fatale, verso una data scelta, un accadimento, che sarà sempre senza ritorno.

In questa scelta, operata dall’autrice nella struttura del racconto, ci sembra di ritrovare anche quella forma di determinismo che si suole riscontrare nel naturalismo francese di fine ottocento, sia pure con differenti intenti.

Uomini, donne, giovani, anziani, di tutte le età, ci rendono la fotografia di un mondo che può forse apparire infernale come un girone dantesco, ma che, sotto la dura scorza, non è privo di dolcezza e umanità.

Il senso dei racconti sembra trovarsi nell’asserzione implicita che la vita non fa sconti e siamo incessantemente costretti a scontrarci tra di noi senza pace durevole e con la perenne paura di perdere qualcosa strada facendo. Un teatro quotidiano in cui tutti vorremmo essere i protagonisti, ma in cui finiamo, invece, per recitare solo da comparse. E’ anche questo il dilemma dei personaggi di Pellitteri: essere o apparire? Alla fine della recita, però, tutte le maschere cadono e ognuno appare per quello che è, col proprio carico di risentimento per il mondo, per le ingiustizie patite, per gli errori commessi, con tanta rabbia in corpo e tanta sofferenza senza esito.

Pur se un certo pessimismo sembra prevalere nelle pagine di “Nessun ritorno”, non si può neppure negare la presenza di qualche concessione a un sorriso amarognolo, forse rivelatore di una natura umana non del tutto esente da sentimenti e gioie, sia pure fugaci.   

Palermo, 25/05/2026

Lydia Gaziano Scargiali

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