Di fronte a chiare dichiarazioni di ateismo, come quella del Prof.Paolo Veronesi, che “puntava i piedi”, come tante persone comuni, di fronte al problema del male, ““Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste”, si resta perplessi…
Sorprende che il grande chirurgo si imbattesse in questa banalità: occorre veramente citare i misfatti nazisti e i tumori per accorgersi che il male è continuamente presente – in agguato – su questa terra?
Bisogna anzitutto ricorrere alla più chiara definizione del male che Veronesi ovviamente ignora: esso si presenta sotto forma di errore, ignoranza, peccato, malattia, catastrofe. Che molte persone, grandi e bambini, vengano colpiti dal male senza loro colpa è una continua constatazione.

Il grande fisico Antonino Zichichi risponde alla domanda: perché Dio non interviene per evitare il ripetersi di tante tragiche realtà? Se la nostra esistenza si esaurisse nell’immanente, il discorso sarebbe chiuso qui. Immanente vuol dire tutto ciò che i nostri cinque sensi riescono a percepire. Questi nostri cinque sensi sono il risultato dell’evoluzione biologica. C’è però un’altra forma di evoluzione che batte quella biologica: l’evoluzione culturale. L’evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l’uomo a scoprire se esiste o no il supermondo, come facciamo al Cern. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Né a vincere su tante forme di malattia che affliggevano i nostri antenati. La nostra vita media ha superato gli 80 anni e le previsioni vanno oltre i cento anni, grazie alla scoperta che il mondo in cui viviamo è retto da leggi universali e immutabili. Nel “libro della natura”, aperto poco meno di quattro secoli fa da Galileo Galilei, mai una virgola è stata trovata fuori posto”.
Secondo Poalo Veronesi – che cade nel peccato di presunzione della Torre di Babele – è, invece, proprio l’opposto: “La scelta di fare il medico è profondamente legata in me alla ricerca dell’origine di quel male che il concetto di Dio non poteva spiegare. Da principio volevo fare lo psichiatra per capire in quale punto della mente nascesse la follia gratuita che poteva causare gli orrori di cui ero stato testimone. Avvicinandomi alla medicina, però, incappai in un male ancora più inspiegabile della guerra, il cancro”.
Anche Zichichi non spinge, però, il discorso “fino in fondo”. Afferma che la complessa realtà naturale implica l’esistenza di un’intelligenza superiore che l’abbia concepita: il Creatore. Non si chiede, invece, per quel che ci risulta, il perché…
Tutto ha un perché: Se Dio ha creato il mondo deve avere avuto un perché. Perché lo ha creato? Lo ha creato per migliorare ulteriormente se stesso. Se non lo avesse creato avrebbe perso una possibilità offerta alla sua perfezione e alla portata della sua perfezione… A voler sottilizzare, avrebbe peccato di omissione. Ovviamente, un Dio come quello concepito dalle religioni più avanzate, e da quelle abramitiche che in particolare, “non pecca”.
La nostra visione teologica spiega la presenza del Male in modo più netto e chiaro della spiegazione “culturale” di Zichichi. Che cos’è, infatti, il male in tanta perfezione? Che cos’è nei confronti dell’umanità che ha ricevuto l’impagabile dono della conoscenza e della coscienza? E’ nel margine di perfezionamento che Dio vuole colmare con l’aiuto dell’uomo e della natura stessa. Se Dio non si fosse impegnato in quest’opera avrebbe “peccato” di omissione. Se intervenisse nella natura per evitare “ogni” manifestazione del male, finirebbe col “barare” a questo difficile “gioco”. Dio si batte contro il mistero: il male che preesisteva ad Adamo, tanto è vero che questi lo abbracciò… Il peccato originale gli diede un dolore immenso. Ma Dioo, nella sua ghrandezza e bontà, non si diede per vinto.
Da allora l’umanità cerca rimedi per ciascoina delle manifestazioni del male, con il disegno di lenirle “via, via” nel corso della storia: la riflessionw religiosa, la legge, la medicina, le misure contro gli incidenti, la protezione civile… Contro le guerre ha costituito le Nazioni Unite.
Ecco, invece, come conclude il proprio pensiero Antonino Zichichi. Anche dalla sua angolazione propone una riflessione di estremo interesse…
“Perché Dio non interviene per evitare il ripetersi di tante tragiche realtà?
Noi rispondiamo: perché “non può” farlo, per sua propria scelta. Il cosmo deve maturare e perfezionarsi fino a un traguardo che sarà “la sconfitta del male” o un risultato molto vicon ad essa. L’umanità ed altre forme intelligenti – se sistono – sugli altri pianeti, sono il culmine della creazione. Essi lottano il male con la ragione e sul piano della psiche e dell’animìa, riorrendo alla fede ed alla scineza di cui sono capaci.
Veronesi, invece, è in una posizione proprio all’opposto: “La scelta di fare il medico è profondamente legata in me alla ricerca dell’origine di quel male che il concetto di Dio non poteva spiegare. Da principio volevo fare lo psichiatra per capire in quale punto della mente nascesse la follia gratuita che poteva causare gli orrori di cui ero stato testimone. Avvicinandomi alla medicina, però, incappai in un male ancora più inspiegabile della guerra, il cancro”.Veronesi parla di errore e malattia, non pensa neppure ai cataclismi naturali (la catastrofe). La sua visione è tutta limitata ed anche peccaminosa. Il medico, pur illustre, ha una visione antropomorfa di Dio e deomorfa di se stesso piuttosto elementare. Questo è il suo errore, molto diffuso, del resto. (Germano Scargiali)








