Di Scaramacai.
Parla ad Uno Mattina un giornalista certamente schierato con il “giornale unico”, quello che, fra l’altro, appoggia smaccatamente Hillary Clinton, come se gli italiani avessero un peso decisivo sulle presidenziali americane… Definisce così Donald Trump un uomo smaccatamente volgare, tale da contraddire ogni galateo politico che abbia reso in passato “civilmente accettabili” i processi democratici americani… Frattanto Trump ha superato di qualche punto la Clinton anche nei mendaci sondaggi che, contro la somma dei sondaggi sui singoli campioni (quanti repubblicani, quanti fra i democratici, cioè gli anti Clinton, quanti fra coloro che hanno constatato i guasti di Obama senza precedenti…), davano ancora Hillary in buona posizione, addirittura di vantaggio… Figuriamoci di quanto vincerebbe Trump se si votasse oggi (19,9,2016)… Vedremo ciò che accadrà nei prossimi giorni: mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco!
Si rassegnino coloro che credono alla sincerità dei media – grandi e piccoli – sol perché si addice alla propria non sopita ideologia, frutto, del resto, di anni di propaganda e convincimento di massa più o meno occulto e strisciante, dalla scuola fino alla radio e alla tv o alle riviste incluse quelle di gossip…
Il giornalista, ospite del buon Di Mare, usa con disinvoltura l’aggettivo “bigotti”, riferito a “quelli di destra” in genere, ma in particolare – anche alle vecchie signore razziste – che voteranno Trump, rischiando di mandarlo alla presidenza degli Usa.
Constatiamo che, se ci sono stati bigotti negli ultimi 70 anni, questi sono stati soprattutto i social comunisti che, nutriti di dottrina marxista, hanno applicato pedissequamente – ed anche sostanzialmente – l’atteggiamento manicheo, considerando “in” ogni idea di provenienza socialista e “out” ogni idea di provenienza “esterna” o semplicemente “estranea” a quella matrice che si appunta addosso con tracotanza delle “coccarde” fatte di termini che hanno un valore linguistico tassativo, nella denotazione e nella connotazione: prima fra tutti l’altro aggettivo “progressista”. Il progresso, infatti, sarebbe per una certa categoria – molto ampia – di persone solo costituito da un passo verso il social comunismo.
Vano è stato il pieno fallimento del socialismo reale, degenerato, come tantissimi avevano previsto, in una dittatura dello Stato nei confronti della nazione. Un male di cui, in varia misura, soffre oggi quasi tutto il mondo. Una vera malattia sociale, una larvata dittatura dello Stato, di marca Hegeliana, che tarpa le ali al vero progresso socio civile. Esso consta di vari elementi, fra i quali non manca la conquista di crescenti dosi di libertà individuale. Molti purtroppo non sanno che la polemica sorse già fra Pericle (liberale) e Platone (progenitore del socialismo e, soprattutto dello statalismo hegeliano, oltre che di altri perniciosi errori di valutazione).
Chi scrive queste righe può raccontare, come sia già divenuto un aneddoto, ma è un’esperienza che risale appena alla serata di ieri. Al tavolo di un ristorantino del centro di Palermo eravamo seduti con un gruppo di monarchici. Dissi al cameriere che ascoltava certe parole “…e lei credeva che i monarchici non esistessero più. Eccoli qui”. Anzi dissi senza vergogna: “Eccoci qui”, unendomi idealmente a loro, in virtù della cordialità generale che avevano instaurato. L’aneddoto si conclude annotando ciò che scoprimmo a fine cena: che erano tutte persone molto attive, che svolgevano attività libere nel turismo e nel commercio, dalla Sicilia alla Campania. Avevano lasciato il lavoro per partecipare alla riunione di “Azione monarchica”: persa la speranza di avere un Re, vogliono esprimere il proprio modo di intendere la vita, la società, la storia… Non eravamo in molti, ma alcuni venivano da Piazza Armerina, Enna, Catania, Sorrento…
Questi sarebbero i “bigotti” del giornalista: un certo “Rampini” de La Repubblica, uno che ogni tanto viene ai talk show, un ometto col torace “piccolo – piccolo”, quello di un riformato, un tempo, alla visita militare. Un rappresentante del peggiore dei peccati: la tristitia vitae. Gli serviranno i rampini del suo cognome a salire i “muri lisci” dei concetti bigotti che …porta avanti?








