Adesso la stupidità dei 5Stelle ha toccato il fondo. Che cosa vedremo ancora? La giovane Raggi ha offeso la sportività del popolo italiano, che vince medaglie, ai mondiali, alle olimpiadi ed anche fra i diversabili, pur a dispetto dei pochi impianti, mal dislocati sul territorio nazionale e in quello delle stesse grandi città… Ora il mondo sa o ha ragione di credere che l’Italia sia talmente in crisi da rifiutare una Olimpiade che richiedeva da anni!
“Irresponsabile”, l’aggettivo preconfezionato, ovvio e stereotipato del politichese più banale si adatta al rifiuto, non al sì ai Giochi… Il più forte argomento contro le Olimpiadi riguarda le cifre delle “perdite” degli eventi olimpici in tante città del mondo. Ma, a fronte delle perdite documentabili, restano i profitti non documentabili, che riguardano l’intera comunità e l’immagine della città e dell’intera nazione. Posso dare una festa tutta “in perdita” ma potrò rafforzare amicizie e fornire una bella immagine di me: i Giochi sono una gran festa, una delle più belle della storia umana. Ma tutto questo certa gente (pensate a …quellio della decrescita felice) non lo capisce. Più cemento? Ma il cemento è simbolo già nella parola di solidità, crescita benessere… Anche questo c’è chi non lo capisce. Anche l’amicizia “si cementa”. Il cemento …quando ce vo’ ce vo’. Londra ha perso con le Olimpiadi? Ma quanto ha guadagnato in impalpabile pubblicità? Quanto renderanno in denaro, ma anche in crescita generale, i beni strutturali e strumentali, sportivi e non sportivi che resteranno patrimonio della città? Nessuno – dico nessuno – può mai calcolarlo.
Nel caso di Roma, le olimpiadi del 60, a soli 15 anni dall’ingresso degli americani nella Città Eterna, che i bombardamenti misero alle corde, quasi con una coventrizzazione, dimostrarono le capacità di recupero dei romani e di tutti gli italiani, che spalancarono con grande coraggio, in quegli anni di svolta, le porte alla enorme crescita dei tre decenni che seguirono, 1960, 1970, 1980. Il tutto a dispetto di una contestazione, che, cieca di fronte ai grandi progressi economici ed alla diffusione del benessere dalle Alpi a Lampedusa, organizzava scioperi operai e proteste giovanili che arrecarono danni enormi al progresso economico, ma persino a quello sociale e civile che affermavano di voler promuovere.
L’Olimpiade di Roma del 1960 fu la prima ad essere ribattezzata come “La grande olimpiade”. Lasciò a Roma un’eredità di impianti sportivi ed opere pubbliche (la via Olimpica oggi viale Marconi, la prima linea della metropolitana etc) di cui ancor oggi gode. Se fosse vero che ancor oggi rimangono debiti (non è impossibile nell’ambito dell’amministrazione comunale) le opere avrebbero comunque ripagato e ripagherebbero ancora alla cittadinanza.
Di fronte alle tante città che denunciano perdite nel bilancio olimpico, sta sotto gli occhi di tutti la lotta all’ultimo respiro da parte delle tante città che apirano all’assegnazione. Fu una sconfitta per Roma perdere quelle che si svolsero ad Atene. Ma dicono i detrattori dei giochi che il numero delle città in competizioni è calato: le prove …please! Non si parla correttamente facendo affermazioni così generiche. Inoltre il dato non prova molto. Potrebbe essere causato dalla crisi generale. Ma qui si aprirebbe un altro triste capitolo del malgoverno di una certa marca…
Occorre, però, fare una riflessione più profonda. Con il loro ragionare in modo ideologico, veramente populista e demagogico, i 5Stelle confermano la loro mentalità ancora legata all’idealismo platonico ed hegeliano – oggi assolutamente in crisi – che ormai condividono solo con l’estrema sinistra, con i verdi e con la cosiddetta minoranza Dem. Occorre chiarire che la mentalità idealistica, che fu certamente del socialcomunismo, ma ancor prima appartenne alla rivoluzione francese, ritiene che le idee come tali siano talmente “vere” da poter cambiare immediatamente il corso della storia. Non è così…
Se è certo, infatti, che alcune grandi idee possano rivelarsi spesso storicamente decisive o importanti, assieme ai grandi uomini che le propongono, in linea generale l’idealismo platonico è un grave e mero errore. La storia infatti fa i conti con la propria stessa realtà, che è costituita da fatti umani ed accadimenti concreti, che compongono la cultura, le capacità tecniche del popolo, il tessuto sociale, le convinzioni radicate, i legami fra le persone e fra le nazioni… Le idee vanno storicizzate, confrontati con dati statistici e rilievi sociologici attinti dalla realtà. Sono questi degli esempi che fanno sì che il tipico sogno espresso nella Repubblica di Platone rendano questa storica opera, più un testo poetico che altro: una repubblica come quella di Platone (a parte che questo filosofo si definirebbe oggi “di destra” ed anche illiberale) non è mai esistita e mai esisterà. Quelle che esistono sono solo le repubbliche reali. Quella che si voleva costruire in Francia con la rivoluzione cozzò così presto contro la realtà che fo seguita dall’impero napoleonico, dal ritorno del Re e dall’avvento di Napoleone III. Ci vollero altre rivoluzioni perché gradatamente si giungesse in tutta Europa a forme democratiche “possibili”. L’illuminismo e la marsigliese ebbero una funzione storica, ma rimangono intrinsecamente un errore nell’intimo processo di pensiero. Ancora, comunque, siamo lontani dalla vera conquista di grandi traguardi di democrazia e libertà. Anzi, al momento, purtroppo la democrazia o è in crisi o viene messa in dubbio e limitata in tutto il mondo, tranne nei paesi ex socialisti, i quali vanno avanti verso un il progresso, ma solo perché paragonato alla situazione precorsa. Il vero progressismo è uno sforzoi di allontanamento dal socialismo reale, a favore di forme più democratiche e più liberali.
Questa lunga parentesi, quasi un preambolo, serve a far capire come sia evidente che i 5Stelle decidano con una visione che, se non è dichiaratamente marxista, è come se lo fosse. Lo è nella qualità del loro modo di ragionare e pensare. La Raggi – appena una ragazzina di fronte a un compito troppo gande per lei – ha deciso come se fosse depositaria di una propria verità, che è assolutamente ideale, anzi idealistica. Era la propria idea, anche se presa a prestito da altri. Non dimentichoamo che per molti anche l’agonismo è un errore.







