Come ampiamente e ripetutamente previsto da Palermoparla, si torna a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina. “Non sappiamo – avevamo ripetuto – quando, ma neppure fra molto tempo, il Ponte si farà”. Il momento è propizio per fare oggi un distinguo (come un cartina di Tornasole) fra chi capisce e chi no, fra chi è in mala fede o fa finta di non capire.
Le osservazioni fondamentali sono due.
La prima è che l’Italia, allineandosi ad un proprio vezzo secolare, parla del Ponte come se fosse “cosa propria”: il Ponte non lo vorrebbe o lo vorrebbe l’Italia, non lo vorrebbero o lo vorrebbero la Sicilia o la Calabria, le città di Messina o Reggio… Chi lo vuole sono, invece, l’Europa e il Mondo stesso. L’Italia, da sempre ossequiosa “per vocazione” alla volontà internazionale, con rare eccezioni in rari periodi storici, si “adegua”, si “deve adeguare”, si “adeguerà” prima o poi. Ma non ha neppure né la facoltà, né la forza di rifiutarsi “a breve”.
Ecco che periodicamente qualcuno rilancia il Ponte come fosse farina del suo sacco. Chi oggi polemizza con Renzi, lo fa da politicante. Ma dovrebbe conoscere bene, da politico, questa verità. Non è un caso che il giovane premier, avvezzo in verità alle millanterie, abbia allontanato “finalmente” lo zoom e non parli più di Reggio e Messina, né di Sicilia e Calabria. Parla di Napoli – Palermo. Fa capire che, dopo la Salerno Reggio C. o meglio l’autostrada che porta dai vari confini a Reggio, che si prepara a ricevere i Tav, il Ponte nasce come conseguenza.
Le ragioni del Ponte sono mille, anzi di più. Anche sul piano locale. La continuità territoriale con un Continente è un traguardo che resta un sogno per la stragrande maggioranza delle isole del mondo (Sardegna compresa). Ma la verità è che Renzi dovrebbe parlare di “Corridoio 1 Berlino Palermo”, di elettrotreni (non sono traghettabili) per far giungere in Sicilia l’alta velocità, come è giusto che sia… Solo che è giusto perché il primo obiettivo dell’Isola è quello di divenire, o almeno fare un passo, o almeno atteggiarsi a …porta di ingresso dell’Europa. Il resto – tutto il resto – c’entra solo di striscio. Cerchi, chi ha la bontà e la ventura di leggerci, che cosa siano le reti Ten-t (è la voce trasporti del programma di mettere in rete – network – l’Europa intera, una delle poche cose buone dell’Ue) e si informi, perché i media lo fanno poco e male, con grave danno per la pubblica opinione…
La secondo verità è che gli 8 miliardi e mezzo del costo del ponte sono anzitutto una bazzecola, rispetto al giro di spese del mondo di oggi nella stessa Italia. In gran parte andrebbero in tasca a lavoratori e tecnici, restando in loco. Molte nazioni straniere si vanterebbero di aver contribuito. I cinesi volevano dare il ferro. Siciliani “con grande perspicacia” hanno detto loro di …dare un’altra cosa…
Ma quel costo è nulla se ha a fronte un’opera del genere. Ciò che più conta è che questa gran cifra peserà solo in parte sullo stato (e, ripetiamo come altre volte, non dobbiamo identificare lo stato con i contribuenti, un banale e pedestre errore tecnico che spesso si fa), perché il Ponte sarà attraversato “a pedaggio” e si ripagherà in parte da sé. Questo ed altri motivi fanno sì che – come quelli delle Olimpiadi – i fondi del Ponte non si concretizzeranno per contribuire ad altre opere. Così va la realtà delle cose. E’ normale. E ci pare che la storia recente lo abbia già ben ampiamente dimostrato. Si è forse aperto un ospedale, una scuola con i soldi finora non spesi per il ponte? Ma non avverrà “mai”. I fondi dello stato e delle opere pubbliche non sono come quelli del cassetto di casa, né come i denari dei vecchietti di campagna che restano nel materasso anche dopo la loro morte… Le impellenze, i debiti, i deficit sbucano da tutte le parti e, con essi, la volubilità dei politici. Ma la volontà di fare mandare in porto una grande opera è umano che faccia anche dei …miracoli, cha altrimenti non si verificano.
Se l’economia dello Stato va vista e trattata in modo differente da quella di famiglia (è bene ricordarlo sempre), ed è estremamente dinamica, somigliando più a quella d’impresa (senza coincidervi), si sa bene che gli 8 miliardi e mezzo sono in parte pubblici e in parte privati. Stop.
Tornando un attimo al primo punto, la direttrice (Asse N.1 Berlino – Palermo, in realtà e Stoccolma – Palermo, in realtà si riallaccia come “coincidenza” con una direttrice mondiale che parte da Lisbona, passa attraverso la Tav Torino – Lione e andrà a fermarsi in una città che si chiama Pechino. Ma c’è di più: giunge a Palermo, perché il Capoluogo siculo è già collegato con Mazara e Trapani (presto lo sarà meglio anche su strada ferrata) e punta verso l’Africa, dov’è in costruzione la grande direttrice o corridoio Tunisi – Cairo – Città del Capo, al quale già si lavora. Tale progetto contiene un passaggio sottomarino dalla Sicilia a Tunisi… Questo è il mondo che ci aspetta. Vogliamo rinunziare al Ponte che avrebbe il record mondiale della lunghezza in campata?
Ma figuratevi come possa essere ascoltato a tali livelli il parere di Accorinti, il sindaco in t-shirt con su scritto “no ponte”. O tutti coloro che seminano idiozie contro il Ponte. Pensino i messinesi ai nuovi flussi turistici di coloro che, da vicino e da lontano verranno “per” il Ponte! Ma queste, ripetiamo, sono bazzecole per l’Italia, l’Europa e il mondo. Di conseguenza è la Sicilia intera che vi ha sommo interesse. Perché, con il raddoppio di Suez e i nuovi traffici dal Bosforo (solo il Kazakistan significa massimo reddito pro capite al mondo) sono i trasporti e i commerci, prima del turismo, “l’avvenire“.
Ma si può parlare ancora di altre stupidaggini, come il timore del terremoto. In California non si fermano certo nel fare i ponti. In Giappone ne hanno tanti. Pure il Bosforo è sismico. Solo che i ponti sono anti sismici, vengono costruiti da tempo (anche dalla stessa Impregilo, primaria nel mondo) capaci di oscillare col vento, come i grattacieli che ormai forano le nuvole e passano dalla pioggia al sole dove volano gli aerei…
Quando – finalmente – intervistano un tecnico, come stamane, 28 settembre, il Prof. Ingegner Antonio D’Andrea per Radio 1, questo chiarisce che …terremoti non sono un problema. Appena ieri, l’Ingegner Tuccio D’Urso, da noi più volte intervistato su vari temi, uno dei rari dirigenti validi della Regione, ci diceva le stesse, identiche parole. Se ce ne fosse stato bisogno…
Costa dirlo ma “il Ponte è solo questione di tempo”, è la pura verità anche se in Italia suona male, specie se riferito alle opere dello Stato con la sua tradizionale lentezza.








