Nel consueto panorama pessimistico in cui si muovono spesso gli autori contemporanei, ecco una voce fuori dal coro. Scrive Giuseppe Giaconia di Migaido, noto personaggio a Palermo, assicuratore e appassionato di auto d’epoca. Ci coinvolge già il titolo con riferimento al Mediterraneo e, ben presto, la serena compostezza della narrazione, che considera – se si può dire – naturale una chance vincente della Sicilia in una ipotetica realtà che non “schiacci” le potenzialità… Utopia, certo: genere fantastico, sull’ala – anzi – di una poetica vena fantascientifica… Ma l’uomo ha sempre bisogno di utopie per andare avanti, per cui a volte – non neghiamolo – può anche essere un bene …sognare.

Si potrebbe iniziare con un se. Infatti, secondo l’autore, se un secolo fa la Sicilia non si fosse unita all’Italia, la storia dell’Isola avrebbe preso un’altra direzione: questa non avrebbe perso la sua centralità mediterranea, anzi se ne sarebbe avvantaggiata e avrebbe giocato un ruolo importante in molti settori, dall’imprenditoria, ai trasporti, alla politica.
Esistevano, infatti, in Sicilia, prima dell’unificazione con la penisola italiana, tutte le condizioni per uno sviluppo economico vivace e duraturo. Il territorio non era povero, come si è troppe volte sostenuto, ma ricco di risorse minerarie, dotato di una florida agricoltura e con una nascente imprenditoria promettente.
In particolare, la famiglia Florio ne aveva gettato le basi con la creazione di una flotta navale poderosa, con il potenziamento dei Cantieri navali di Palermo e con tante altre attività collegate o indipendenti di notevole importanza.
“Utopia mediterranea”, però non vuol essere un saggio storico, ma un romanzo vero e proprio, una vicenda ambientata nei prossimi decenni. Al centro la patriarcale famiglia Villarosa, con nonno, genitori, zii e nipoti al completo. E’ una famiglia aristocratica di sani valori, religiosa, che coltiva gli affetti e ama il lavoro. La vita agiata, infatti, non la allontana dal dovere e dalla solidarietà verso i deboli.
Accusare la nobiltà è un leit motiv, ma le si farebbe un torto nel criticarne solo i comportamenti negativi senza apprezzarne anche i meriti. Il protagonista, il giovane Gil, ha una vita movimentata: fidanzate, viaggi, studi all’estero, corse in auto o in moto, ma non trascura i propri familiari cui è legato da un affetto profondo, testimoniato in ogni circostanza, lieta o drammatica della vita.
Le località siciliane risaltano nella loro bellezza e particolarità: Palermo, Cefalù, le isole Eolie, Catania, Taormina… ma sono rese più accessibili da collegamenti rapidi ed efficienti. Lo stesso accade per le località estere che, essendo la Sicilia indipendente, vengono raggiunte facilmente con voli diretti.
L’autore immagina poi i contatti politici ed economici tra l’Isola e gli altri stati, che la vedono ormai protagonista e non più cenerentola. Il Mediterraneo è tornato ad unire i popoli che vi si affacciano ed è la Sicilia a rappresentare quel ponte ideale che unisce le sue sponde.
Nel costruire la trama, Giaconia ha anche attinto ai ricordi giovanili, affiorano così le abitudini dei palermitani, i luoghi frequentati, le opinioni…un affresco – se si vuole sintetico – ma interessante di un popolo in un certo periodo della sua storia, tra passato e presente con un occhio al futuro. Il romanzo, mentre si profila alle porte un rilancio del “Mare nostrum” e molte novità sembrano profilarsi, quali il già attivo raddoppio del Canale di Suez, acquista un contenuto attuale e potrebbe rivelarsi un auspicio dal tono quasi profetico…
Lydia Gaziano
Giuseppe Giaconia di Migaido Utopia mediterranea, Nuova Ipsa Editore, in libreria da € 14 a € 17.
Che cosa ha detto di sé.
“…Mi reputo uno scrittore che ha preso insegnamento dai grandi romanzieri del passato ed attuali. Oggi la nobiltà è quella dell’anima e consequenzialmente quella dei comportamenti. Ma certo un retaggio del passato, di correttezza ed educazione non guasta. Questa è la mia prima esperienza da scrittore, è nata dalla voglia di cimentarsi nella scrittura di un romanzo ed ovviamente quella di mettersi in gioco, come d’altronde spesso accade nella vita”.








