La direttiva Bolkestein sarà un altro colpaccio contro l’economia italiana e di altri paesi europei?
“Non sempre è oro tutto ciò che luccica” e così, per quante belle parole furono spese per lodare la direttiva Bolkestein, vi sono molti aspetti negativi che almeno in Italia introdurrebbero altra disoccupazione!

Già all’epoca del trattato di Amsterdam le quote di produzione agricola vennero intese per favorire lo sviluppo rurale. Invece penalizzarono fortemente l’Italia, tant’è vero che furono abbattuti circa 5 milioni di bovini e poste in fallimento economico – si dice – circa 100 mila Aziende agricole (la concorrenza si migliora potenziando le aziende deboli non eliminando quelle forti…)!
Qualcuno racconta che tali Aziende furono compensate con elargizioni UE. Può anche essere vero ma chi avrà ricreato il lavoro perso? Nella Commissione UE sembrerebbero fortemente convinti che le loro manovre iperliberiste portino alle euronazioni vantaggi veramente insperati. A mio avviso tutt’altro!
Vediamo.
Nella DIRETTIVA 2006/123/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno, si legge:
“Una maggiore competitività del mercato dei servizi è essenziale per promuovere la crescita economica e creare posti di lavoro nell’Unione europea. Attualmente un elevato numero di ostacoli nel mercato interno impedisce ai prestatori, in particolare alle piccole e medie imprese (PMI), di espandersi oltre i confini nazionali e di sfruttare appieno il mercato unico. Tale situazione indebolisce la competitività globale dei prestatori dell’Unione europea. Un libero mercato che induca gli Stati membri ad eliminare le restrizioni alla circolazione transfrontaliera dei servizi, incrementando al tempo stesso la trasparenza e l’informazione dei consumatori, consentirebbe agli stessi una più ampia facoltà di scelta e migliori servizi a prezzi inferiori.”
____________________________________
Il principio teorico può andar anche bene ma all’atto pratico NON può funzionare perché NON crea né lavoro né valore aggiunto, vista la tendenza a ridurre i costi dovuta all’inserimento di produzioni esterne MA sposta semplicemente un’azienda da un imprenditore ad un altro. Almeno in Italia non c’è il blocco della concorrenza tranne per quelle attività soggette a regolazione delle licenze commerciali legate alla densità territoriale. Aprire nuove attività è sempre possibile ma nel commercio al dettaglio e/o utilizzo degli spazi pubblici, ovvero rivolte allo specifico intorno locale, la presenza di concorrenza eccessiva porterebbe ad una frammentazione dei redditi aziendali con la conseguente chiusura di alcune di esse o il blocco del loro sviluppo.
Quindi è necessario individuare il giusto equilibrio distributivo ed evitare l’inserimento di operatori prevalenti.
In sostanza le piccole aziende locali dovrebbero rimanere a gestione locale.
Così ad esempio la caldeggiata partecipazione a bandi pubblici locali di operatori UE, nella sua generalità probabilmente porterebbe alla mera sostituzione di concessionari preesistenti con nuovi imprenditori. La perdita economica che i primi avrebbero dall’essere scalzati non sarebbe compensata dall’apertura di nuove imprese, per due motivi:
– i bandi pubblici non sono illimitati e costoro non troverebbero una nuova collocazione equivalente;
– per ogni operatore scalzato, la perdita economica dovuta all’investimento effettuato nell’esercizio precedente, ora abbandonato, non sarebbe compensata da alcunché.
Si supporrebbe che la medesima situazione si creerebbe anche con solo partecipanti locali in gara. Vero ma la questione rimarrebbe un problema di avvicendamento locale e dall’osservazione sull’andamento degli esercizi commerciali effettuata nell’arco di alcuni anni, si dimostra che esiste una naturale staticità e sostituzione di imprenditori nell’ambito locale, dovuta a vari fattori ma soprattutto non sempre tutte le locazioni rimangono coperte. Quindi, spazio per nuovi imprenditori all’occorrenza si trova.

Ciò che sbagliano i programmatori economici della EU è proprio nel concetto di concorrenza e di occupazione. In realtà i loro intenti stanno producendo esattamente effetti contrari rispetto a quanto atteso!
Si prenda ad esempio il possibile e probabile avvicendamendo delle concessioni di stabilimenti balneari. In ossequio alla direttiva Bokestein l’Italia dovrebbe mettere in gara europea circa 8.000 km di spiagge attrezzate; suponendo vinca un imprenditore non italiano, il precedente concessionario avrebbe due possibilità:
tentare di vincere altrove una gara su territorio italiano,
partecipare ad una gara per concessioni in altre aree balneari europee.
Nel primo caso si tratterebbe di un “girotondo” inconcludente perché a sua volta l’imprenditore uscente dovrebbe riproporsi altrove e così via.
Nel secondo caso non troverebbe una alternativa equipollente perché gli si offrirebbero concessioni per spiagge francesi o quelle nel Baltico! Forse qualcosina in Grecia ma anche lì si produrrebbe lo stesso fenomeno dell’avvicendamento.
_____________________________
Il “Trattato di Funzionamento dell’Unione” recita: Articolo 5 c. 1 (omissis) L’esercizio delle competenze dell’Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità.
______________________________
E’ ovvio che nel caso delle spiagge non esiste né sussidiarietà, né proporzionalità ma diventa un percorso a senso unico, inaccettabile!
Proprio per questi due principi un investitore europeo potrebbe vantaggiosamente intervenire per rifinanziare e far crescere una determinata azienda nello spirito dello sviluppo generale della UE. Non si parlerebbe più di gara per scalzare una precedente concessione, bensì di “join venture”, “partner ship” od altro. Ciò sembrerebbe indubbiamente più sensato dell’attuazione della direttiva Bolkestein ed è fortemente auspicabile.
Un altro caso degno di analisi si presenta nei mercati rionali. Supponendo di esaminare una famiglia che vive di commercio ortofrutticolo esercitato in uno spazio pubblico acquisito in concessione comunale. La medesima, data l’attuale situazione economica del piccolo commercio italiano, probabilmente verrebbe esclusa a causa della prevalenza di un altro operatore UE. Difficilmente questa famiglia riuscirebbe a ricollocarsi in un altro mercato, specie se dovesse muoversi all’estero; via via finirebbe nel novero dei disoccupati!
La direttiva Bolkenstein può andar bene se attuata esclusivamente per le grandi Imprese in grado di girovagare per la UE e per il mondo ma non certo per le piccole e micro Imprese e Aziende, specie se a conduzione famigliare. Il danno prodotto dalla loro sostituzione potrebbe risultare eccessivo se non troverebbero nell’immediato la capacità di ricostruirsi.
Quindi, il tentativo di espansione della produzione effettuato imponendo la direttiva Bolkestein “tel quel”, NON dovrebbe essere attuato tamite una guerra di capitali, scalzando Imprese esistenti e già consolidate, bensì rifinanziando attività esistenti e/o aprendone di nuove nuove, avviando nuove Imprese non concorrenziali nell’area di esercizio breve, puntando sull’innovazione e, soprattuto favorendo il piccolo commercio. Nessuno proibisce agli Imprenditori UE di inserirsi nel tessuto nazionale ma NON devono farlo ingigantendo la concorrenza con massicci investimenti miranti schiaciare l’esistente, com’è avvenuto con la proliferazione dei supermercati, dei centri commerciali e con le predominanti grandi distribuzioni alimentari, tipiche attività d’oltralpe.
La concentrazione di potere distributivo fa saltare la libera concorrenza in quanto occupa integralmente il relativo spazio commerciale, bloccando qualsiasi iniziativa da parte di nuovi imprenditori. In realtà le varie “direttive” stanno solo creando monopoli basati sul capitale anziché sulla produzione sistematizzata nell’intero territorio UE.
Per concludere, per quanto qui è scritto la direttiva Bolkenstein dovrebbe essere modificata per evitare il danneggiamento delle piccole imprese già insediate su aree pubbliche, laciandone libera la sostituzione in gara solo in caso di abbandono. Nel contempo occorre ricalibrare la densità operativa delle Imprese medesime adottando la tecnica del “carico equivalente”, al fine di evitare che la concorrenza si traduca nel dimezzamento dei redditi o nel fallimento delle aziende più deboli rendendo ulteriormente critica l’occupazione locale.
Roma 13/02/2018
Lorenzo Romano
(lorenzo.romano@alice.it)
________________________________________________________
Commento di Palermoparla
Che cos’è e cosa prevede la direttiva Bolkestein: che cosa c’è da sapere?
E’ stata chiamata direttiva Bolkestein (2006/123/CE), dal nome dell’ex commissario europeo per la Concorrenza, l’olandese Frits Bolkestein, e impone la liberalizzazione dei servizi nel mercato interno dell’Unione. Ma non erano stati liberalizzati? No, evidentemente, anche se ciò potesse sembrare parte fondamentale dell’anima stessa dell’Unione…
Siamo d’accordo con il nostro esperto e cortese corrispondente da Roma. Liberalizzare la fornitura dei servizi al di là dei confini che “separavano” gli stati europei è, di per sé, cosa buona e giusta giusto e in linea con la logica europea. Aprire la gestione a nuove forze idem. Ma un provvedimento generico che rimetta in gioco l’intero satus quo del regime in atto di tutte le concessioni è un provvedimento draconiano che dà luogo ad una serie infinita di incongruenze e di casi di vere e proprie ingiustizie. Deve scandalizzare che i concessionari rimangano di solito identici? Non tanto, visto che la logica dei “diritti quesiti” fa, invece, parte della storia del diritto italiano ed è radicata nella mentalità corrente… Questo, pur se di recente, la stessa legge italiana ha mostrato poca cultura al riguardo, adottando leggi praticamente retroattive che tradiscono le legittime aspettative di chi si era negli anni comportato in un certo modo tenendo conto di normative e particolari “regimi” che sembrava dovessero, appunto, reggere addirittura al mutare delle generazioni… Ciò per esempio in materia fiscale. Vedi l’Imu (imposta incostituzionale, sul …patrimonio e non sul reddito, vietata in dettaglio, laddove si prevedono anche le eccezioni).
Entro maggio 2017, invece, gli Stati membri – diceva la Direttiva – dovranno (ma oggi diciamo avrebbero dovuto, ndr) rimettere a bando le concessioni rilasciate negli anni dagli enti locali, dando la possibilità di aprire un’attività commerciale su area pubblica a tutti i cittadini europei, senza limite di nazionalità, in un qualunque Paese dell’area Ue.
Perché fa tanta paura? Perché detentori di concessioni su aree demaniali o di potestà d’esercizio commerciale su determinati aree territoriali, dovrebbero “ruotare”, ma prima ancora avrebbero dovuto “andarsene” chi sa dove, cedere – forse – l’attività, cambiare mestiere… Vien da ridere! Comunque, guadagnerebbero – dopo le modifiche – in libertà di movimento ciò che perderebbero cedendo i privilegi di cui …godono “in loco”, perché avevano ottenuto una concessione, una licenza o simili molti anni prima. Quel’era lo scandalo “morale” secondo qualcuno? Che tale licenza risalisse, in certi casi, al padre o ai nonni, ovvero ad epoche corrispondenti… E vien da ridere ugualmente, pensando che chiunque abbia una licenza, anche se vecchia, debba”andarsene” da qualche altra parte. A meno che non si pensi a grandi ditte, grandi attività, specie alle multinazionali. Ma la legge, invece, a quanto pare, vorrebbe includere tutti…
Protestano, per primi, infatti, tassinari e ambulanti: il popolo dalla vita difficile. Ma non solo quello…
Chi scrive questa nota vive il “legittimo terrore” dei club nautici e velici – per cui la tradizione storica dovrebbe essere una credenziale, non già un motivo per invocarne un trasferimento, che resta un fatto assolutamente ipotetico! E i grandi ristoranti, stabilimenti e night sul mare o in montagna? Divenuti, per altro, una rarità per far contenti gli ambientalisti? Già: “una rotonda sul mar, il nostro disco che suona…” Una volta! Via, questo schifo!
Tutto ciò è una prova – fra le altre – della leggerezza con cui i legislatori oggi generalizzano, senza esperienza, credendo di poter innovare con una disinvoltura degna di miglior causa… Ciò avviene a livello comunale, provinciale (che risate!), nazionale, europeo e persino planetario. Cambiare è un must, è “il must“. Sembra, nei campi più svariati,che i nostri padri e nonni dovessero essere necessariamente dei cretini. Purtroppo, per molti innovatori “da strapazzo”, non è così. (D.)








