Pubblichiamo, perché certamente interessante, la corrispondenza di Lorenzo Romano che ci gratifica delle sue attenzioni giornalistiche, anche se non siamo d’accordo su vari punti del discorso. Il maggiore è che non riteniamo che l’UE sia “troppo liberista”, visto che ogni libera attività è gravata, talvolta asfissiata – ma ancor di più l’auto occupazione dei liberi professionisti e delle piccolissime imprese – da mille incombenze, controlli e imposizioni fiscali. Inoltre, lo stato continua ad arrogare a sé troppe attività, perché ne ha visibile interesse: amministrare equivale a più potere, persino se si tratti di raccolte per beneficenza, correttamente destinate ai bisognosi… Tutto quello che fa lo Stato lo fa male e ad alto costo: è storia passata e presente…

…Italian money gold coin euro with the image of Vitruvian Man by Leonardo da Vinci. Il tenore di vita di chi è a reddito fisso è quasi dimezzato. Resta da dimostrare se l’economia in genere ci abbia guadagnato. La crescita si è fermata. Chi mai ci sta – realmente – traendo un beneficio?
L’amico Lorenzo Romano ha una visione molto “finanziaria” dell’economia oltre che bancaria. Di Tale settore ha una evidente esperienza in noi un po’ carente. Nonostante questo, continuiamo a vedere l’economia come tale: il punto più importante è la capacità di produrre: che qualcuno la detenga assieme al relativo know how e sia libero di farlo. Il più possibile.
Gli ultimi tempi ci stanno dando ragione su un punto da noi sostenuto al riguardo: l’Italia è viva e vitale, segue di poco la Germania nell’industria di trasformazione, ma procede anche nell’industri meccanica e persino in quella metallurgica. E ancora non abbiamo parlato di agroalimentare ed enogastronomia.
Oggi dovrebbe esser chiaro quanto sia vero come trattasi di una corbelleria quando si dice: “potremmo viver solo di turismo…”
L’Italia vive già – e da moltissimo tempo – di ben altro… Chi – anche al suo interno – la “butta giù” vuol soltanto tassare di più il popolo e sostenere pedissequamente il profitto. E solo ad alto livello. A questo punto, potremmo concordare un po’ con l’articolo giù riportato… Sempre che socialismo significasse evitare quel genere di speculazione e di sperequazione… Per esempio,si deve diffidare dalle leggi “uguali per tutti” che impongono incombenze facili “ai grandi” ma quasi impossibili per la piccola impresa e i lavoratori autonomi.
Anche il settore delle “vanità”, come quelli della moda e del tempo libero sono comunque un punto di forza. Per non parlare dell’Italian Style.
Detto questo, anche il problema del debito è una mezza panzana: perché una macchina che produce non viene fermata da nessuno. Perché il mondo è stupido, ma…fino a un certo punto. Da una ditta attiva puoi trarre qualcosa anche da creditore in …sofferenza. Visto dall’altra parte della barricata, finché non ti dichiarano fallito la tua impresa va avanti e tu, se avevi la Porsche, te la tieni. Dì che noi italiani siamo un popolo di romani e napoletani (è così) e chiamaci stupidi quanto vuoi…
Quanto al rimpianto del tempo della lira, l’errore che in molti vediamo non è quella di averla scambiata a 2000 lire, mortificando il senso istintivo collegato alle 10 dita delle mani… Ciò ha certamente dato una stroncatura al potere di acquisto, soprattutto a danno degli stipendiati e – peggio – dei pensionati. … E niente hai detto!
Il peggio nasce dall’aver “castrato” gli stati del potere, caro a Keynes, attribuito alla banca centrale – stavolta di Stato – di battere moneta per proprio conto: ne hanno sempre “battuto” un po’ più del necessario e questa era certamente una delle prime cause –se non la prima – della svalutazione continua. Chi scrive queste righe amministrava una fabbrichetta con dieci operai assieme al papà… La svalutazione non faceva che favorire noi imprenditori, anche piccoli. Il primo motivo era che avevamo sempre debiti con le banche e, grazie alla svalutazione, pagare era sempre un po’più lieve… C’è dell’altro: più l’imprenditore è coraggioso più s’indebita, più crea valore aggiunto. Questo è il vero “segreto” dell’economia moderna: creare valore aggiunto in modo dinamico.
Tutte le “situazioni” di questo genere vanno protette e moltiplicate, se possibile: è il “mattone” senza il quale non si può aver un mondo che goda di occupazione e benessere.
La finanza dovrebbe essere al servizio della produzione: questa è oggi, nel complesso, di una efficienza notevolissima e da sola manda a posto tutto il resto.
Il maggior problema sarebbe oggi di produrre un po’meno per ridurre la necessità che la sovrapproduzione “debba” essere scendere i prezzo –sul mercato – fino allo zero.
La mostruosità è rappresentata dagli stenti cui assistiamo in vari strati sociali e non solo nel cosiddetto “terzo mondo”. (Germano Scargiali)
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E adesso l’interessante scritto di Lorenzo Romano che chiarisce, comunque, come vadano certe cose nel mondo della finanza e nella realtà monetaria, laddove il male – e qui concordiamo con l’autore – risiede nel favore concesso al potere bancario. Questo non lavora al servizio del cliente, della società e, quindi, dell’economia, bensì al servizio di se stesso.
Si faccia caso che ripudiamo l’espressione “economia reale” perché l’economia è tutta reale, come le spese (viste come costi aziendali) sono tutte “vive” (anzi ce ne sono di meno visibili) e e la mafia è una e inscindibile, non ha…collaboratori esterni. Purtroppo i media e i”modi di dire” fuorviano la cultura diffusa… L’economia si distingue dalla finanza, la prima guarda all’azienda,la seconda alle condizioni del cassetto della cassa… Ma – in una realtà sana – dovrebbe avere un tale denominatore comune da vivere di un corpo solo.
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Il testo di Lorenzo Romano (economista esperto di finanza)
In questo inizio d’estate la polemica condotta da personaggi più o meno noti sull’eventuale Italexit (abbandono delle politiche comunitarie da parte dell’Italia), sembrerebbe condizionare l’intera vita politica nazionale.
Su vari blog firmati anche da autorevoli economisti, si leggono storielle talvolta assurde e spesso in contrasto tra di loro.
Nel 2001 mi trovai per caso nella “stanza dei bottoni” della BDI nel giorno che si dette vita all’euro. Quindi, un po’ per vicenda vissuta e un po’ per l’averne seguito in diretta la storia, credo di poter aggiungere “mie” personali considerazioni alle tante altre già in circolazione.
Per capire rapidamente e sinteticamente le motivazioni – anche di politica economica – per le quali si arrivò alla Unione Europea, bisogna fare un salto nel 1951 ove, a pochi anni dalla fine della micidiale II Guerra Mondiale, al Ministro francese Robert Schuman balenò un’idea per prevenire future guerre. Secondo il Ministro, quest’ultima guerra è stata voluta dai Capi di Governo per tentare di accaparrarsi le risorse economiche dell’uno o dell’altro paese; motivo per il quale sarebbe stato sufficiente sottrarre dette risorse ai Governi, per eliminarne la causa principale.
Non sembra ma tale semplice idea influenzerà moltissimo l’economia della futura Unione Europea!
Si arriva così al 1957 ove a Roma vengono firmati i prodromi della Comunità Europea Carbone Acciaio e la Comunità Economica Europea dando vita all’ECU, ovvero al prototipo dell’euro.
Il valore comunitario dell’ECU, quindi a valenza di valuta sui mercati internazionali, era formato da un “paniere” di monete europee ciascuna delle quali poteva oscillare del 2,25% intorno a un valore centrale prestabilito. All’Italia fu consentito di oscillare fino al 6% (chissà perché…).
Tutto andò bene fin quando nel 1992 un certo Soros organizzò forti speculazioni sulla moneta italiana e su quella inglese – le quali non avevano alcuna protezione interna – costringendo ambedue ad abbandonare l’ECU!
Purtroppo a seguito di tale micidiale operazione, la moneta italiana perse punti e nel solo 1996 poté rientrare nell’ECU al valore di cambio di 990 lire per un marco (che divenne la moneta di riferimento interno dell’Europa).
Tale esperienza condusse rapidamente al trattato di Maastricht nello stesso 1992, con il quale venne sancita la nascita dell’Unione Europea ma soprattutto di una moneta unica garantita dallla stabilità economica dei paesi membri, cosicché nessuna speculazione finanziaria o monetaria poteva essere così forte da poter trascinare al default una singola nazione europea. Concetto di ineguagliabile valore e già sperimentato negli USA dove tutti gli Stati membri concorrono al sostenimento degli stati più deboli evitando che lo USD possa subire inflazione o deflazione in qualche area degli states.
Purtroppo, di là della politica monetaria ben curata dalla Banca Centrale Europea, la politica economica adottata lascia molte perplessità proprio perché impostata sull’idea di Robert Schuman, ovvero “le risorse europee dovevano essere totalmente sottratte al controllo pubblico”. Ciò significa adottare tecniche economiche liberiste…
Quindi se in UE e in Italia assistiamo ad una precipitevole debacle economica con l’aumento della povertà e della disoccupazione, la principale causa non è la moneta unica, bensì è l’incapacità regolatrice della politica liberista voluta e imposta dalla governance UE!
Se a questo ci aggiungiamo la moderna interpretazione del sistema bancario nel quale gli Istituti di emissione centrali e periferici non hanno sportelli pubblici e quindi, tutto il sistema finanziario passa per banche assolutamente prive di controllo pubblico, si arriva a capire che l’economia della UE è totalmente gestita da un sistema bancario avulso da qualsiasi comportamento di natura sociale e – ovviamente – opera esclusivamente per i propri interessi e per per quelli dei propri azionisti!
A suo tempo definii “IPERLIBERISTA” questo modello finanziario che esula dal liberismo classico, rivolto essenzialmente alle singole Imprese e in ogni caso almeno con un blando controllo pubblico (oggi tenuto bloccato dal “fiscal compact”).
L’iperliberismo è qualcosa di più potente e l’economia della Grecia fu la prima a subirne le conseguenze!
Purtroppo a molti sfugge tale realtà, come sfugge la problematica dell’euro che non è una moneta nazionale ma una valuta!
I politici e gli studiosi dovrebbero pensare l’euro come se fosse l’USD o lo YEN, oppure il CNY, ecc. cioè una moneta “forte” dal valore fissato da accordi internazionali e non variabile da un giorno all’altro, su decisione di Governi occasionali come lo era la vecchia lira, la quale metteva in difficoltà gli imprenditori che non potevano assolutamente fare conti precisi con valori aleatori, volatili da un giorno all’altro…
Adesso siamo alle strette rimanere o uscire dall’eurosystem?
Tale questione è solo frutto di ignoranza: la politica economica adottata e imposta dalla Cancelleria tedesca tramite la Commissione UE è del tutto sbagliata e sembrerebbe mirata solo al loro esclusivo interesse!
Lasciando da parte le difficoltà delle restanti 26 nazioni alcune delle quali uscite dal blocco sovietico solo da una ventina d’anni e non ancora stabilizzate al livello medio europeo occidentale, è facile capire che non esiste alcun piano industriale integrativo dell’intera Europa ma solo colpi di “Direttive” fortemente fuori luogo, forse frutto di una generale incompetenza come lo è la Direttiva Bolkestein o peggio ancora il trattato di Amsterdam con il quale per livellare la produttività tra le nazioni europee si tentò – con successo – di abbattere la produttività delle nazioni più forti anziché aumentarla in quelle più deboli, portando alla disoccupazione centinaia di migliaia di unità operative!
…Tutto questo dimostra una sola cosa: la Cancelleria tedesca dovrebbe evitare di continuare a emanare diktat per l’intera UE e lasciare spazio a politiche un po’ più orientate al socialismo liberale, come avrebbe voluto il nostro Altiero Spinelli il vero ideatore della Federazione Europea (Manifesto di Ventotene, 1941) ma tra i tanti politici nostrani, chissà quanti si ricordano di lui?!
Lorenzo Romano
Da Roma, corrispondenza per Palermoparla – 10 luglio 2018
(Impaginazione e didascalie di Germano Scargiali)








